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Massafra: trovata diossina nel latte dei bovini

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Ancora una volta sentiamo parlare di diossina. Dopo la Campania e la Lombardia, ci spostiamo in Puglia e precisamente a Massafra, a 30 km da Taranto.

In verità, il pericolo legato alla presenza di diossina in Puglia non è nuovo. Cinque anni fa, infatti, questa stessa sostanza era stata ritrovata nei formaggi prodotti in masserie ubicate nell’area industriale di Taranto. Questa volta, a essere contaminato è il latte delle mucche di Massafra.

Il nuovo allarme è partito dopo le analisi compiute dall’Asl che hanno rivelato, nei campioni rilevati, la presenza di inquinanti in quantità doppia rispetto al limite consentito. Precisamente, 11,72 picogrammi per grammo di grasso, rispetto ai 5,5 picogrammi tollerati.

Il dipartimento di prevenzione della Asl di Taranto, tra aprile e settembre dello scorso anno, ha compiuto due ispezioni nello stesso allevamento di Massafra, prelevando dei campioni di latte prodotti dai 55 animali presenti nell’azienda e destinati alla produzione mista di latte e carni. I campioni sono stati poi inviati all’istituto zooprofilattico di Teramo che ha rilevato la presenza di diossina oltre i limiti consentiti per legge.

Secondo l’Arpa Puglia, la presenza della sostanza potrebbe avere due cause: l’utilizzo di mangimi prodotti in terreni contaminati oppure la contaminazione dei suoli dell’allevamento.

Sembra che a circa 1 km dall’allevamento sia presente una centrale termoelettrica per la quale era stato previsto un ampliamento. Ora, le procedure autorizzative per il raddoppio della centrale sono state fermate, in attesa di approfondimenti tecnico-ambientali.

In realtà, la centrale non è stata indicata come causa certa dell’inquinamento, ma solo come una potenziale sorgente di diossina.

Il Fatto Quotidiano riporta le affermazioni fatte dall’Arpa sui bovini in questione che “risultano, di fatto, in condizioni di criticità in quanto interessati dal trasferimento di microinquinanti organici (diossine e Pcb)” anche se “non sono stati riscontrati superamenti dei medesimi parametri nelle acque di abbeveraggio dell’allevamento,acque provenienti da falda profonda, e in un campione di suolo dell’area dell’azienda agricola”.

bovini diossina

L’agenzia di protezione ambientale si è già detta disponibile “a collocare quanto prima un deposimetro per il controllo di microinquinanti ed uno per i metalli pesanti unitamente ad un campionatore di vento selettivo per i rilievi del caso” oltre, naturalmente, ad effettuare approfondimenti tecnici e campionamenti mirati.

Sulla questione è intervenuta anche Legambiente che, in una nota, ha ribadito il proprio “no”, rafforzato dal ritrovamento della diossina nel latte, al raddoppio dell’inceneritore di Massafra. Nello specifico, si legge: “La diossina rilevata nel latte di un allevamento massafrese – sebbene sia ancora da accertarne l’origine – non può che essere considerata l’ennesimo elemento della criticità di un territorio che non può più sopportare alcun ulteriore carico ambientale, anche in virtù dei già rilevati superamenti dei livelli di diossina e furani nella zona “Parco di guerra” di Massafra”.

Sempre in provincia di Taranto, in questi giorni, ambientalisti e Arpa hanno discusso ampiamente su altri dati riguardanti la presenza di diossina, stavolta nelle uova.

Nei giorni scorsi, infatti, il Fondo Antidiossina Onlus di Taranto aveva diffuso le analisi effettuate sulle uova prelevate a Martina Franca, a circa 30 km dalla zona industriale di Taranto.

I valori erano risultati al di sotto dei limiti di legge, ma per gli ambientalisti “le diossine e i furani comunque ritrovati nei campioni rappresentano una criticità che merita ulteriori approfondimenti”.

L’Arpa ha risposto commentando che i valori riscontrati “sono compresi tra la media e la mediana dell’indagine europea dell’Efsa 2012”. Rispetto ai valori emersi a livello europeo, quelli osservati nelle uova martinesi sono valori definibili medi o medio-alti. Giorgio Assennato, direttore generale dell’Arpa pugliese, ha poi precisato: “contribuendo in modo trascurabile all’assunzione giornaliera di diossine (Tdi), possono essere considerati certamente innocui da un punto di vista sanitario. Occorre però considerare che si tratta di allevamenti di Martina Franca, alquanto remoti rispetto alla sorgente primaria di diossine (Ilva)”.

 

(Foto: immagine in evidenza Fields of View; immagine interna BinaryApe)

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