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Vivere il cambiamento: intervista a Simone Perotti

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Simone Perotti è uno scrittore di libri di successo che si definisce cittadino del mediterraneo, un uomo che ha deciso di cambiare, di prendere in mano la sua vita e ci è riuscito. E’ uno di quelli che può dire di avercela fatta, di essersi allontanato da questo sistema che giorno dopo giorno ci soffoca e ci priva del nostro tempo, e di una prospettiva di vita più a “misura d’uomo”.

Inizia la sua carriera come consulente e manager in agenzie e aziende italiane e multinazionali, coltivando le sue vere passioni, scrittura e navigazione in mare, come skipper e poi istruttore di vela. Finchè ad un certo punto arriva a dire…basta!! Dopo quasi vent’anni di carriera nel settore delle comunicazioni, lascia tutto e decide di dedicarsi a tempo pieno alla navigazione e alla scrittura. Racconta nel romanzo “Adesso Basta – Lasciare il lavoro e cambiare vita“, la sua esperienza, il cambiamento consapevole e volontario di ridimensionare la sua vita. Viene descritto in particolar modo il downshift, come un fenomeno legato al modo di vivere la vita, con più calma, con una maggiore consapevolezza; un modo di riprendere in mano i propri tempi e i propri spazi,  cambiando rotta rispetto ad una società che ci vuole tutti omologati e frenetici.

Avanti Tutta – Manifesto per una rivolta individuale” è il romanzo che prosegue questa evoluzione, affrontando argomenti socio-politici, a cui segue poi “Ufficio di scollocamento” che offre una soluzione verso la liberazione dalle catene che ci imprigionano al sistema del consumismo che ormai non ha più ragione di esistere, con una continua sovrapproduzione e uno spreco che è inammissibile.

Abbiamo deciso di intervistare Simone Perotti, che è stato così gentile da rispondere:

R. Ciao Simone

Simone Perotti. Eccomi. Ciao!!

R.Tu hai scritto diversi libri, i cui soggetti parlano di uomini e libertà. Ti senti un po’ come i protagonisti dei tuoi racconti?

S. Scrivere è costruire la realtà come la vedi, come la temi, come la vorresti, come l’hai vissuta. Dunque un po’ di tutte queste cose entrano in un libro, certamente. Ma la realtà della finzione è diversa, sempre, dalla realtà dell’autore. Altrimenti quel libro potrebbe leggerlo solo lui. Diventa per tutti, quando si fa uno sforzo letterario, qualcosa in più che serve a tanti. Lo spero, almeno.

R.Quando, secondo te, l’uomo ha smesso di essere “libero” per asservirsi al giogo di un sistema che ha il suo fondamento nell’accumulo, nell’apparire e nella frenesia dei consumi?

S. Quando ha smesso di pensare a se stesso e si è identificato come “classe” o come “comunità”. Siamo all’epilogo di una storia che ha avuto la sua accelerazione, col pensiero marxista e cattolico, per i quali l’individuo non esiste se non come classe e comunità, appunto. Mentre noi siamo esseri senzienti, dotati di senso critico, e dovremmo accettare o rifiutare ogni cosa in base a quello che genera in noi, benessere o malessere. Per me, che molti accettino questo schema capitalista e consumista può anche andare bene, ma io non lo accetto. Non genera benessere e distrugge la vita, l’ambiente, le relazioni. Io sono responsabile di me. Non vado a una manifestazione contro il capitalismo e il consumismo, cerco di essere io diverso. Quando molti ragionano e soprattutto fanno così, il mondo cambia.

R.Il downshifting è una scelta personale o un obbligo necessario?

S.Ogni cosa che abbia senso è una scelta. Ciò che facciamo per obbligo ci incatena tanto quanto ciò che facevamo precedentemente.

R. Il downshifting è un’ evoluzione dell’approccio alla vita che si riscontra più facilmente in persone dopo i  35 anni, con un certo vissuto alle spalle e una certa cultura. Che ne pensi a riguardo e perchè è così difficile trasmettere questo modo di pensare ai ragazzi più giovani?

S. La giovinezza è una malattia dalla quale si guarisce con l’età. Quando ero giovane seguivo schemi di altri, che oggi rifiuto proprio perché non sono i miei.

R.Che libro suggeriresti a un ragazzo che non riesce a trovare la sua strada in questo mondo?

S. “Cent’anni di solitudine”, oppure il “Barone rampante”.

R. C’è qualcosa che ti manca della tua vecchia vita? Cosa invece apprezzi di più di ciò che vivi oggi, intendo anche gesti semplici, quotidiani, che ami fare e rifare più volte al giorno?

S. Apprezzo la libertà, poter scegliere, dover scegliere. Mi mancano dei soldi della vecchia vita, ma lo considero un male necessario, da affrontare. Non morirò di fame, so darmi da fare. Però quei soldi costavano schiavitù, dunque non li rimpiango.

R. Nel descrivere la tua scelta, contrapponi il tempo al denaro. Non può non venirmi in mente, ad esempio, la Banca del Tempo. Perché, secondo te, qui in Italia questo sistema non è ancora così conosciuto? Non siamo ancora pronti a essere “liberi”?

S. Perché manca il percorso individuale e responsabile che conduce a quelle scelte. Se quel percorso l’individuo non lo fa resta schiavo e non può donare il suo tempo, perché non ne è in possesso.

R.Ti è mai interessato il marxismo, e se si, cosa significa alla luce del passaggio tra XX e XXI secolo?


S. Come spiegavo, la visione del mondo, al netto della centralità dell’individuo ci ha condotti fin qui. L’idea che uniti si vince è una semplificazione. Si cambia il mondo solo quando l’individuo cambia concretamente e marcatamente il suo approccio col mondo. Da questo punto di vista il marxismo, che pure ha avuto un ruolo essenziale nella difesa delle classi deboli e nell’accensione di un possibile ideale di cambiamento, è superato. Il marxismo era la conseguenza del capitalismo. Se vogliamo superare il capitalismo dobbiamo superare parimenti il marxismo. Occorre che l’individuo venga formato per avere senso critico e lo eserciti.

R. In quale nazione ti sei sentito più a casa oltre l’Italia?

S. In ogni angolo del Mediterraneo. Io sono un cittadino del Mediterraneo di cultura italiana

R. La situazione socio-economica dell’Italia di oggi è solo colpa della politica?

S. La politica non esiste. Siamo noi la politica. Siamo messi male perché siamo da tempo un popolo decadente, composto da gente ignorante, pigra, che ha smesso di scegliere. Siamo follower, non siamo al volante del nostro destino, che infatti non va nella direzione giusta. O, almeno, così mi pareva per me. Per questo, senza attendere politica o sindacati, ho scelto di cambiare la mia vita.

R. Se dovessi paragonare l’Italia a un modello di barca o nave, quale sceglieresti?

S. La Concordia

R.Cosa ti ha colpito di più nella tragedia della Costa Concordia?

S. La incredibile sequenza di errori del comandante e, credo, non solo suoi. Ma forse parlare di errori, almeno per chi era al di là del telefono mentre il comandante parlava per ore con qualcuno, non è corretto. Forse c’è di più.

R.Pur nella sua complessità, riesci a darci un tuo parere sul fenomeno delle emigrazioni di massa e sull’operazione “mare nostrum”?

Simone Perotti. Tutte le operazioni di salvataggio in mare sono buone, e lo sa bene chi naviga. In mare quando sei spacciato e qualcuno ti salva, lo ringrazi, lo abbracci. Il problema qui non è cosa si fa alla fine, ma cosa avviene all’inizio. Questa povera gente è nell’ingranaggio del racket delle migrazioni. Come le prostitute o i bambini di strada.

R.Spiegaci, se puoi, cosa è successo al tuo vecchio sito ( abbiamo letto che è misteriosamente sparito ). Forse una forma bieca di “censura” o semplici problemi burocratici?

Simone Perotti. No, solo maldestri gestori. Nessuna censura. Di quello che dico io il potere se ne frega. E fa male, credo…

R.Passiamo alla cucina che è una tua passione da quello che scrivi nei tuoi libri. Qual è la tua ricetta preferita con lo zenzero e quale tipo sei solito utilizzare?

Simone Perotti. Amo lo zenzero, sì. Uso le radici fresche. Le uso come userei l’aglio, spesso anche insieme. Mi piace molto un piatto che si fa con la carne, ma anche con le verdure, in cui si prepara una salsa agrodolce con miele, zucchero di canna, salsa di soia, aceto e zenzero fresco tritato.

R.Hai definito il tuo futuro “ una mappa bianca da disegnare”… cosa ci vedi impresso ora che hai alle spalle un cammino di svariati anni sulla “nuova rotta”?

Simone Perotti. Le terre sono le emozioni. I fiumi l’immaginazione. Il mare è la mente.

R.Grazie mille della disponibilità e a presto!

S.Grazie a voi.

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