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2 ospedali su 3 non adatti ad accogliere persone disabili: la denuncia

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È la denuncia di Fiaba Onlus, organizzazione no profit che promuove l’eliminazione delle barriere architettoniche e culturali alla disabilità

Due ospedali italiani su tre non sono pronti ad accogliere le persone disabili, fornendogli spazi ed assistenza adeguati.

La denuncia di Fiaba Onlus, organizzazione senza scopo di lucro, è chiara: la sanità italiana non è pronta ad accogliere le persone disabili.

Non solo mancano strutture adeguate. Assente proprio la capacità di “prendersi cura” di chi è portatore di handicap. E questo rende la degenza in ospedale ancora più complessa.

Ecco quanto emerso durante un convegno sulla disabilità dal titolo: “Rapporto tra medico e persona con lesione midollare. Conoscere per garantire le risposte più adeguate ed il miglior accesso alle cure” tenuto dalla stessa Fiaba Onlus.

Se nei presidi sanitari non c’è posto per le persone disabili

Secondo i dati dell’Indagine conoscitiva di Fiaba sui percorsi ospedalieri delle persone con disabilità, 2 strutture sanitarie su 3 presentano gap importanti nei percorsi di accoglienza e cura. Le azioni più semplici, come farsi la barba o lavarsi le mani, diventano un’impresa impossibile.

Le persone disabili, quando si trovano all’interno delle strutture ospedaliere, hanno le medesime esigenze di tutti: muoversi, ad esempio, o comprendere le procedure mediche messe in atto. Esigenze minime a cui raramente però si riesce a dare risposta.

Una situazione paradossale, in un contesto, quello sanitario, dove l’accoglienza alla persona dovrebbe essere prerogativa imprescindibile. La denuncia fatta da Fiaba Onlus non lascia spazio a dubbi: la sanità italiana non è pronta ad accogliere la disabilità.

I dati emersi durante il convegno

«Ciò che occorre adeguare non sono solo i nostri ospedali, ma anche le prassi di presa in cura e il modo di comunicare con i pazienti. È imprescindibile implementare corsi di formazione per operatori sanitari riguardo la disabilità e le problematiche ad essa legate».

È questo l’appello lanciato da Giuseppe Trieste, Presidente di Fiaba Onlus, durante il convegno.

Non solo un gap strutturale, quindi, ma anche un’inadeguatezza formativa del personale sanitario. Secondo l’associazione ciò che serve è un nuovo approccio culturale che coinvolga la formazione medico-sanitaria e l’informazione.

L’appello dell’associazione

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Il presidente di Fiaba Onlus ha lanciato un appello al fine di sensibilizzare la sanità italiana, anche per quanto riguarda la strumentazione presente nelle strutture:

«Ci vuole più attenzione, anche perché la popolazione sta invecchiando di anno in anno. Bisogna lavorare sul design delle apparecchiature sanitarie. Può essere complesso, per esempio, fare una semplice analisi diagnostica oculistica: un apparecchio sanitario per questo scopo è fatto con un pilone centrale che non consente, per chi è in carrozzina, di avvicinarsi».

Ma per garantire tutte le cure alle persone disabili non è sufficiente solo eliminare le barriere architettoniche e culturali, è essenziale anche un intervento urgente di monitoraggio da parte delle stesse strutture sanitarie.

Grazie alla sensibilità del personale, qualcosa si sta muovendo, per fortuna. Alessandra Zucchiatti, Responsabile Formazione del Provider Ecm 2506 Sanità in-Formazione, afferma che “oggi sono gli stessi medici a proporre un nuovo approccio culturale e a sensibilizzare gli operatori del settore.

Una situazione immutata

La problematica, purtroppo, era già emersa ad aprile del 2016, in occasione della prima indagine conoscitiva sui percorsi ospedalieri delle persone con disabilità realizzata dalla società cooperativa sociale Spes contra Spem e l’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane, in collaborazione con la Fondazione Ariel.

Anche allora, risultava che “in Italia quasi due strutture sanitarie su tre non hanno un percorso prioritario per i pazienti con disabilità che devono fruire di prestazioni ospedaliere. E oltre il 78% degli ospedali non prevede spazi adatti di assistenza per le persone con disabilità intellettiva, motoria e sensoriale”.




Purtroppo, l’indagine aveva fatto emergere la presenza di punti unici di accoglienza solo nel 20,9% delle strutture del Nord e nel 13% degli ospedali del Centro-Sud e Isole. Solo il 12,4% dei Pronto Soccorso – e nessuno nell’Italia Meridionale – è risultato avere locali o percorsi adatti per visitare pazienti con disabilità intellettiva.

Paradossalmente in ospedale una persona con disabilità rischia di diventare disabile due volte e fa male sapere che a distanza di quasi due anni, poco o niente sia stato fatto.

Per fortuna, ci sono alcuni piccoli barlumi di speranza in altri settori, come l’iniziativa di dotare supermercati di carrelli per la spesa per persone disabili. Purtroppo, però, anche in questo caso l’iniziativa parte da un privato, da una mamma, e da un’esigenza oggettiva a cui nessuno ha mai trovato soluzione condivisa.

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