MORIA

Incendio nel campo profughi di Moria, Grecia: è emergenza umanitaria

Risale a pochi giorni fa l’incendio nel campo profughi di Moria, a Lesbo, in Grecia, divampato nella notte tra l’8 e il 9 settembre scorso. Il campo è stato evacuato e parliamo della struttura più grande d’Europa, che accoglie 12700 richiedenti asilo, 4 volte la sua capacità teorica.

Le cause dell’incendio e le condizioni di vita nel campo profughi di Moria

In un primo momento sembrava che i roghi fossero frutto di una protesta contro il lockdown della struttura imposto per ridurre la possibilità di contagio da Covid-19, dato che la settimana precedente 35 richiedenti asilo erano risultati positivi al tampone.

In seguito sono stati arrestati 5 uomini, con l’accusa di aver appiccato deliberatamente una serie di incendi nel campo profughi. I sospettati sarebbero tutti cittadini afgani, tra cui 2 minori non accompagnati; giovani migranti.

Gli incendi, nell’arco di pochissime ore, hanno inghiottito la baraccopoli e il centro di detenzione costruito nel 2015, riducendoli ad un cumulo di cenere, ulivi carbonizzati, scheletri delle tende, tra l’odore acre di carbone e gasolio.

Uno scenario terrificante… e non che fosse bello prima, con le baracche dell’olive grove (uliveto) senza accesso all’acqua corrente e all’elettricità, circondate da immondizia, tra tende insicure e inadeguate.

Ma se prima si viveva fra insediamenti fatiscenti, condizioni igieniche deficitarie e pochissime prospettive per i richiedenti asilo ospiti del campo, oggi quasi 13 mila persone hanno perso tutto, con l’incendio: documenti fondamentali, beni personali, medicinali, e migliaia sono i migranti in fuga dalla struttura.

E’ emergenza umanitaria

Atene ha dichiarato lo stato di emergenza umanitaria per 4 mesi sull’isola di Lesvo, come ammesso dal portavoce del governo, Steleios Petsas, a seguito di una riunione di emergenza presieduta dal primo ministro Kyriiakos Mitsotakis.

Le politiche sconsiderate seguite dall’Europa in tema di immigrazione hanno prodotto condizioni di sovraffollamento e squallore, in un campo che ospitava, ricordiamo, un numero di persone 4 volte maggiore di quello per cui era stato costruito.

Le autorità greche, l’Unione europea e i suoi stati membri devono agire immediatamente per fronteggiare quest’emergenza umanitaria, garantendo l’incolumità delle persone colpite, tramite un raddoppiamento degli sforzi per ricollocare e trasferire le persone verso luoghi di accoglienza più sicuri. Col piano sull’immigrazione dell’Ue in fase di chiusura, ora è il momento giusto per porre fine a politiche basate sul trattenimento delle persone dei campi.

Campo profughi di Moria: lo scenario devastante prodotto dall’incendio che ha ridotto in cumuli di cenere la struttura più grande d’Europa.

La lettera dello scrittore Simone Perotti al Presidente del Parlamento europeo

Lo scrittore Simone Perotti ha scritto una lettera al Presidente del Parlamento europeo on. David Maria Sassoli, relativa alal situazione nel campo profughi di Moria e sulla politica dell’Ue in materia di asilo e migrazione.

Il Presidente ha dichiarato che le immagini del campo incendiato sono devastanti e che è necessario mobilitarsi in sostegno di donne, uomini e bambini che necessitano di un tetto immediatamente, aggiungendo che servono soluzioni forti e durature per una politica migratoria umana ed efficace.

Dal 2015, si legge nella risposta sono state salvate oltre 528 mila persone nel Mediterraneo e l’Ue ha fornito sostegno a Grecia e Turchia per aiutare a gestire le pressioni migratorie.

Tuttavia alcune proposte della riforma della politica migratoria dell’Ue, quali un meccanismo permanente di ricollocazione dell’UE o la modifica del regolamento Dublino del 2013, sono state ritirate a causa della mancanza di accordo tra i governi dei paesi dell’UE.

Perotti ha così risposto:

È molto grave che la politica europea non abbia saputo trovare accordi per le riforme, e data la sofferenza di centinaia di migliaia di persone proprio a fronte di questa incapacità politica pesa enormemente sul giudizio e giustifica abbondantemente ogni protesta e ogni comunicazione in merito”.

Quanto ai salvataggi, gentile Presidente Sassoli (e gentile “Unità Richieste di informazioni dei cittadini del Parlamento europeo”), mi consenta di dire che dopo il fallimento e la conclusione delle operazioni EU congiunte in mare, e dunque dopo aver lasciato alle ONG e ai singoli stati l’onere delle operazioni SaR, non credo sia corretto ascriverle nell’elenco delle cose buone fatte per mitigare le sofferenze e salvare vite umane. Mentre ci scriviamo, migliaia di persone soffrono o rischiano la vita.

FOTO: www.fanpage.it

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