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Fertility Day: storia di un piano marketing distrutto in poche ore

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Fertility Day: la rabbia degli italiani contro il governo

Fertility Day, ovvero la “brillante” campagna di comunicazione lanciata dal Ministero della Salute per favorire la natalità. E che probabilmente otterrà l’effetto contrario…

La notizia. Il governo, nello specifico il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, lancia il Fertility Day. Una campagna di comunicazione – con tanto di sito web e tutto il resto – per “promuovere” la fertilità. La campagna è stata “pensata” per pubblicizzare appunto il Fertility Day, il 22 settembre. Una serie di iniziative in varie città italiane (Roma, Bologna, Catania, Padova), con tavole rotonde e “Villaggi della Fertilità” con l’obiettivo di “richiamare l’attenzione di tutta l’opinione pubblica sul tema della fertilltà[sic] e della sua protezione”, come si legge sul sito del dicastero. C’è scritto proprio così: fertilltà, con due elle. (Almeno era così l’ultima volta che abbiamo controllato).

Spaventata dai dati demografici e dai bassissimi tassi di natalità nel Paese, la ministra Lorenzin ha pensato bene di sensibilizzare tutti sul tema. E come lo ha fatto? Colpevolizzando le donne. Basta dare un’occhiata ad alcune delle immagini: eccovene qualcuna.

Fertility Day: la cicogna

Fertility Day: figlio unico

(Questa cosa qui ci è costata 150-200mila euro, tra l’altro. Parola del senatore Pd Stefano Esposito)

Il messaggio è chiaro, e imbarazzante nella sua ingenuità: se in Italia non si fanno abbastanza figli è colpa vostra, soprattutto di voi donne, che non vi sbrigate. Cosa state aspettando? Guardate che il tempo passa in fretta… ci sarebbe molto da ridere, se non ci fosse da arrabbiarsi! Ed è proprio quello che centinaia di migliaia di persone hanno fatto, sfogando rabbia e disgusto nei confronti del Fertility Day soprattutto sui social network. Sfottò, meme, battute, rielaborazioni della campagna in chiave ironica. E anche, soprattutto, tanti, ma tanti insulti. Polemiche che hanno portato il ministero a oscurare il sito ufficiale della campagna: http://www.fertilityday2016.it/

Le difficoltà dei più deboli

Al di là della evidente mancanza di idee, professionalità e serietà con cui si è affrontato un tema così delicato per tantissime persone, è bene sottolineare due aspetti che, più degli altri, sono stati al centro del dibattito di queste ultime ore.




Come dimostrano alcune ricerche sociologiche, sono tantissimi i giovani italiani che aspirano a formare una famiglia e ad avere figli (almeno due). Non è quindi un problema di scarsa propensione o di pigrizia. Il problema, secondo molti commentatori, riguarda piuttosto le possibilità economiche. Siamo appena usciti (anche se è tutto da vedere) da una devastante crisi economica, abbiamo uno dei tassi di disoccupazione giovanile più alti d’Europa (37,9%, contro il 22% dell’Eurozona), abbiamo ammortizzatori sociali praticamente inesistenti e politiche per la casa messe anche peggio, per non parlare poi della situazione degli asili nido. I giovani che hanno la possibilità hanno già deciso: una famiglia vanno a formarla all’estero. Far figli, in queste condizioni, diventa un’impresa coraggiosa.

Il secondo punto, forse ancora più importante, riguarda la libertà e la possibilità di cura. Mancanza di strutture e una mentalità ancora ferma a decenni fa, costringono molte persone che vogliono ricorrere alla fecondazione assistita a lunghi e costosi viaggi all’estero. Sull’eterologa, è vero, sono stati fatti dei passi avanti, ma i nostri cari legislatori, così pronti a puntare il dito, dovrebbero fare molto, ma molto di più.

In conclusione, rivolgiamo un pensiero a chi avrebbe voluto uno o più figli ma che a causa di problemi di salute non ha potuto. E questo governo, ancora una volta, riesce nell’incredibile impresa di schiacciare e ferire i sentimenti di coloro che maggiormente dovrebbe tutelare: i più deboli.

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