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Grano non italiano: Antitrust sanziona con una maxi multa la Lidl e chiede più trasparenza ad altri noti marchi italiani

L’Antitrust. Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, ha sottolineato che la produzione italiana di grano duro è insufficiente a soddisfare la domanda per la produzione di pasta per cui vi è un significativo richiamo alle importazioni che rappresentano circa 1/3 della disponibilità di grano duro in Italia.

L’autorità ha sanzionato con una maxi multa da 1 milione di euro la Lidl per pratica commerciale scorretta: promozione e commercializzazione delle proprie linee di pasta di semola di grano duro a marchio Italiamo e Combino mediante confezioni che rappresentano in maniera ingannevole le caratteristiche del prodotto, enfatizzandone sulla parte frontale l’italianità in assenza di adeguate e contestuali indicazioni sull’origine estera del grano duro impiegato.

Se andate infatti a questa pagina della Pasta Italiamo, troverete Errore 404, cioè pagina non trovata, segno inequivocabile che la pagina è stata cancellata per non farla più trovare.

Perché la Lidl è stata sanzionata

Premesso che il grano importato, utilizzato nella produzione della pasta, può avere, talvolta, origine estera, provenendo da Canada, California, Arizona, Argentina, Russia, Francia, Messico e altri Paesi ancora, perché l’Antitrust ha sanzionato la Lidl?

L’autorità ha esaminato le informazioni apposte sulle confezioni di pasta di semola di grano duro commercializzate da Lidl Italia s.r.l con i propri marchi Italiamo e Combino.

Le confezioni a marchio Italiano riportano sulla parte frontale, molto in evidenza, indicazioni relative all’Italianità del prodotto: diciture Italiamo e Passione Italiana, immagini della bandiera tricolore, indicazioni IGP nel caso della Pasta di Gragnano IGP.

L indicazioni circa la provenienza del grano (UE e non UE), a detta dell’Antitrust, si trovano nella parte laterale o posteriore della confezione, con caratteri piccoli, in posizione non ben visibile e tale indicazione non è visibile neppure sul sito internet.

Le confezioni a marchio Combino, invece, riportano immagini che rimandano a tipici paesaggi italiani, la coccarda, il cuore tricolore, la dicitura “prodotto italiano”.

Anche qui l’indicazione sulla provenienza del grano ha una collocazione marginale.

La posizione dell’Antitrust e della Lidl

Per i motivi summenzionati, l’Antitrust ritiene che le modalità di presentazione delle confezioni della Lidl siano ingannevoli e che possano ingenerare nei consumatori, al primo contatto, l’equivoco che l’intera filiera produttiva della pasta, a partire dalla materia prima, sia italiana, mentre italiana è solo la localizzazione dei processi di trasformazione e delle competenze produttive.

Lidl, dal canto suo, continua a sostenere che la comunicazione riportata sulle confezioni dei suddetti marchi sia perfettamente conforme a quanto stabilito dalla normativa vigente.

ANTITRUST
L’Antitrust sanziona pesantemente la Lidl per pratica commerciale scorretta, invitando altri noti marchi ad una maggiore trasparenza.

Gli altri noti marchi italiani cui l’Antitrust chiede più trasparenza

De Cecco

La De Cecco ha presentato una proposta di impegni, accettati e resi obbligatori dall’Antitrust.

Sulle nuove confezioni di pasta dovranno essere eliminate dalla parte frontale le diciture “Metodo De Cecco”;”Ricetta da oltre 130 anni”, “made in Italy”, nonché la bandiera italiana tricolore, mentre sarà inserita la dicitura ” I migliori grani italiani, californiani e dell’Arizona”.

Divella

Anche per la Divella l’Antitrust reputa necessarie alcune modifiche.

Sarà inserita la dicitura “Pasta di semola di grano duro coltivato in Italia e Paesi Ue e non Ue. Macinato in Italia”.

Il sito internet nella home page dovrà inserire chiare indicazioni sulla provenienza della materia prima.

Cocco

Per l’Antitrust le confezioni di pasta a marchio Cocco sono caratterizzate da vanti relativi ai processi tradizionali di lavorazione e alla provenienza del prodotto da una specifica area del territorio italiano (Abruzzo), mentre la materia prima utilizzata nella produzione di pasta, in termini di volumi, proviene principalmente dall’estero (Arizona, Canada) e non dall’Italia.

La società si è impegnata a modificare le etichettature di tutti i tipi di pasta in cui è previsto l’impiego di grano duro proveniente dall’estero, integrando le informazioni presenti sul sito.

E’ stato previsto il ritiro dal commercio dei formati di pasta con semola Kamut importato dal Canada.

Margherita Distribuzioni s.p.a

L’Auchan, in particolare, si impegna a rimuovere dalle confezioni le descrizioni frontali echeggianti l’italianità del prodotto, fornendo al consumatore un’istantanea percezione del luogo d’origine del grano duro, inserendo nella parte frontale dell’etichettatura l’indicazione relativa alla materia prima: “Paese di coltivazione del grano: UE e non UE”, “Paese di molitura: Italia”.

La misura riguarda 5 tipologie di prodotti per i quali sono stati utilizzati grani stranieri:

  • Maccheroncini di Campo Filone IGP e Fettuccine di Campo Filone (Francia, Grecia, Russia)
  • Pizzoccheri della Valtellina IGP (Argentina e Stati Uniti)
  • Filei (Italia, Canada, Stati Uniti, Australia)
  • Maccheronmi al Ferretto ( Grecia, Messico, Argentina, Francia).

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