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Ora legale, è il momento di spostare le lancette in avanti. Poi sarà abolita dalla UE?

Siete pronti a spostare le lancette in avanti per entrare nell’ora legale? La Commissione europea si è già pronunciata e forse si appresta a mandarla in pensione. Scopriamo insieme le ragioni del dibattito, tutti i pro e i contro. Considerando che paesi come la Francia hanno già votato per l’abolizione definitiva.

L’ora legale andrà in pensione in tutta Europa? Oppure sarà abolita l’ora solare? O ancora ogni Stato farà un po’ come gli pare, provocando confusione e malintesi?

È di questo che si discute da alcuni giorni in Europa. Da quando il presidente della Commissione UE, Jean-Claude Juncker, ha dichiarato che presto il sistema del cambio dell’ora andrà in pensione. Cosa lo sostituirà, però, ancora non è chiaro.

Tutto parte da una sorta di “referendum” di cui in Italia si è sentito parlare molto poco…

Ora legale 2019: quando cambiare l’ora

Tra pochissimi giorni, Domenica 31 Marzo 2019 alle ore 2:00, scatterà il momento dell’ora legale quando cioè dovremo spostare in avanti le lancette di un’ora, passando direttamente alle ore 3:00.

Così dormiremo un’ora in meno, e si potrà sfruttare però un’ora in più di luce ogni giorno, grazie anche alle giornate che si allungheranno in maniera considerevole da qui al 21 giugno. L‘ora legale entrerà in vigore domenica 31 marzo e terminerà domenica 27 ottobre 2019.

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L’arrivo dell’ora legale si identifica con la bella stagione: staremo di più all’aperto e godremo di maggiore esposizione al sole.

Ora legale: la consultazione pubblica in Europa

Il dibattito ha interessato, come vedremo, soprattutto le nazioni del nord. Quasi 5 milioni di persone hanno partecipato a una consultazione pubblica lanciata dall’Unione Europea sulla possibilità di abolire l’attuale alternanza tra ora legale e solare. La stragrande maggioranza dei cittadini europei che hanno votato (l’84%) si è dichiarata favorevole.

Ecco perché, ha spiegato Juncker, la Commissione Europea ha presentato una proposta di legge “per abolire il cambio d’ora due volte l’anno”. Il presidente non ha quindi specificato se sarà l’ora legale o quella solare ad andare in pensione. Da qui il caos.

«Spetta agli Stati membri – ha specificato Juncker – decidere se restare all’ora solare o all’ora legale. La scelta del fuso orario resta infatti una competenza nazionale».

Ma cosa potrebbe accadere se Paesi così vicini scegliessero orari diversi? C’è chi paventa problemi per gli scambi commerciali, caos nel mondo dei trasporti, abbassamenti della produttività nel mercato europeo.

Lo ha spiegato la stessa Commissione Ue: «Consentire cambiamenti temporali non coordinati tra gli Stati membri sarebbe dannoso per il mercato interno».

Obiezione di cui dovrà tener conto la proposta di legge in via di approvazione. L’iter sarà questo: la Commissione di Bruxelles stilerà una proposta. Questa dovrà poi essere approvata dal Parlamento europeo. Poi dovrà passare per il Consiglio europeo, organo composto dai capi di Stato e di governo degli Stati membri.

Nord vs Sud: uno scontro “geografico”

Ma da dove nasce l’esigenza di rivedere questo sistema in funzione – almeno in Italia – da quasi un secolo?

A proporre una revisione sono state per prime Finlandia e Lituania. Appoggiate poi da Estonia, Svezia, Polonia e da alcuni eurodeputati tedeschi. Secondo loro, l’alternanza tra ora solare e legale è ormai superata. Il risparmio energetico sarebbe minimo e il cambio d’ora avrebbe conseguenze sulla salute delle persone.

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Il dibattito sul cambio ora pare essere condizionato dall’appartenenza o meno al nord o al sud d’Europa.

La questione è diventata così dibattuta nei Paesi del nord Europa che Angela Merkel si è spinta a dire che per la Germania è “una priorità”. E infatti dei 4,6 milioni di votanti alla consultazione pubblica lanciata dall’Ue, ben 3 milioni sono tedeschi. Solo lo 0,04 per cento dei votanti sono stati italiani (e infatti, prima della chiusura della consultazione, il dibattito nel nostro Paese è stato del tutto assente).

Ma come mai proprio i Paesi del Nord vogliono abolire l’ora legale?

Come sappiamo, avvicinandosi all’Artide, le ore di luce d’estate sono di gran lunga maggiori rispetto a quanto succede nel Mediterraneo. Per fare solo un esempio, a Helsinki, in Finlandia, il 21 giugno il sole sorge prima delle 4 e tramonta alle 22:50. Si tratta di 19 ore di luce: è evidente come non ci sia bisogno dell’ora legale, il cui effetto è proprio quello di aumentare il numero di ore di luce giornaliero.

I vantaggi sarebbero quindi minimi. Mentre c’è chi paventa possibili danni alla salute per il continuo spostamento delle lancette. Il punto allora è: quali sono i vantaggi e gli svantaggi di mantenere intatta l’alternanza tra ora legale e solare? Partiamo dai primi.

Ora legale e risparmio energetico

Da quando è nata, l’ora legale serve principalmente per ridurre i consumi di energia elettrica. Un’ora di sole in più, soprattutto nelle giornate lavorative, riduce il periodo in cui lasciamo accese le luci in casa e ufficio.

Il risparmio è consistente? Giustifica la scelta del cambio dell’ora? Secondo Terna, società che gestisce la rete elettrica nazionale, sì.

Nel 2017, infatti, grazie all’ora legale, l’Italia ha risparmiato 567 milioni di kilowattora. Si tratta di un valore pari al consumo medio annuo di circa 200mila famiglie. Se consideriamo una media di 19,5 centesimi lorde per kilowattora, il risparmio complessivo è stato pari, sempre nel 2017, a 110 milioni di euro.

Non solo soldi. Il risparmio è anche per l’ambiente. Terna stima che la riduzione dei consumi elettrici abbia ridotto le emissioni di CO2 in atmosfera di circa 320mila tonnellate.

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Il cambio dell’ora da ora solare a legale incide sul risparmio energetico ed è considerevole per un paese come l’Italia, spesso baciato dal sole.

Infatti In Italia, data la posizione del nostro Paese, il vantaggio che ne deriva dal cambio dell’ora è rilevante sia dal punto di vista economico (più luce solare = meno consumi elettrici per l’illuminazione) che ambientale. Il tutto infatti si traduce poi in minor emissioni di CO2 in atmosfera derivanti dalla produzione di energia e quindi un abbattimento, parziale, dei gas ad effetto serra.

Se allarghiamo lo sguardo e prendiamo come riferimento il periodo compreso tra il 2004 e il 2017, le kilowattora risparmiate sarebbero circa 8,5 miliardi. Per una spesa ridotta pari a 1,4 miliardi di euro.

Secondo la Commissione europea, però, gli “effetti sul risparmio energetico sono ormai marginali”. Questo perché le abitudini delle persone sono cambiate nel corso dei decenni. Non sarebbe tanto la luce delle lampadine la responsabile dei consumi elettrici, quanto i condizionatori e gli elettrodomestici, che restano accesi in qualunque momento del giorno.

Per il momento, quindi, non si è ancora trovata una linea comune e l‘idea di porre fine al doppio regime orario è rimandata al 2021 senza più alcuna proroga. La situazione per il momento rimane ancora un dibattito aperto e materia di scontro.

L’ora legale fa male alla salute?

Ai dati sul risparmio energetico, i detrattori dell’ora legale contrappongono i problemi per la salute derivanti dal periodico cambiamento di orario.

Gli effetti del cosiddetto jet leg – il cambio di fuso orario – sull’organismo sono ormai evidenti. E anche se spostiamo le lancette di appena 60 minuti ci sarebbero delle ripercussioni sulla salute (anche se non così evidenti).

Uno studio statunitense ha per esempio dimostrato che dormire un’ora in meno incrementa il rischio di attacco cardiaco del 25%. Quando invece dormiamo un’ora in più, il rischio cala del 21%.

Collegati al cambio dell’ora, ci sarebbero poi dei problemi di stress, così come insonnia, emicranie, disturbi dell’umore.

Insomma, come abbiamo visto il dibattito sull’ora legale è particolarmente delicato (più di quanto non sembri all’apparenza). Voi da che parte state? Meglio puntare tutto sul risparmio energetico o tener conto degli effetti sulla salute? Dite la vostra nei commenti!

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Gino Favola

Laureato in Scienze Politiche, da sempre sono stato appassionato dai temi della tutela dell'ambiente e della sostenibilità. Da sempre convinto che l'economia debba essere ricondotta sotto le leggi della società civile, mi sono interessato a letture come quelle di Tiziano Terzani, Simone Perotti, Michael Pollan. Mi occupo nello specifico della sezione " ecoreati" per dare uno strumento in più, una sentinella attiva nel territorio, che da voce a tutte le segnalazioni dei nostri lettori che condividono con noi la sensibilità per la difesa dell'ambiente e della natura.

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