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L’ambiente intrappolato nella catena della guerra

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Le guerre sono soprattutto drammi umani ma legati in modo inscindibile con l’ambiente e le sue risorse.
Nel 2007, 67 dei 328 conflitti registrati in tutto il mondo erano legati alle risorse naturali. La maggior parte li abbiamo purtroppo rilevati in Africa e in Asia. Questi conflitti mirano al possedimento di risorse naturali, o comunque la finalità legata al conflitto interessa queste risorse in qualche modo.
Esempi che possiamo utilizzare per supportare questa tesi sono infiniti, le conquiste coloniali, per accaparrarsi territori prevalentemente ricchi di risorse minerarie, la recente guerra del Golfo, l’Iraq ha invaso il Kuwait per rubare le sue riserve di petrolio. Tali conflitti si sono verificati in tutti i continenti, non solo tra Nord e Sud.
Così, nel ventesimo secolo, molti colpi di stato legati al petrolio, molte guerre civili hanno la loro origine in tensione intorno questioni di accesso alla terra, tra pastori e gli agricoltori in Ruanda nel 1994, l’accesso all’acqua, come in Sudan nel 1980 quello minerario o Repubblica democratica Congo. Abbiamo già parlato di sfruttamento per accaparrarsi materie prime per la produzione di prodotti hi tech a questo link.
Le risorse naturali hanno favorito e contribuito a finanziare conflitti in Birmania, Sierra Leone, Liberia e molti altri.

Quindi ci rendiamo sempre più conto che l’ambiente può contribuire ad alimentare i conflitti con le sue risorse ma anche venire danneggiato in modo irreparabile da tutte le guerre. Ricordiamo tristemente l’applicazione di Agent Orange dagli americani durante la guerra in Vietnam, decine di milioni di litri di un prodotto tossico della famiglia della diossina è  stato versato nei vari territori. Questo per distruggere eventuali appostamenti creati dalla vegetazione ed evitare che i militari si potessero mimetizzare nella foresta. Il danno è tutt’ora talmente devastante che il prodotto ad oggi continua a portare disturbi e malformazioni nella popolazione senza contare la contaminazione ambientale.

Esempi di manipolazione dell’ambiente da parte di persone senza scrupoli sono infiniti, ricordiamo anche come Saddam Hussein volutamente prosciugò le paludi a est dell’Iraq come rappresaglia contro coloro che vivevano lì e che si erano ribellati a lui durante la prima guerra del Golfo.

Le conseguenze di tutte queste guerre sono deplorevoli, ed è molto difficile spiegare come sia possibile che nel 2012 ancora ci sia tutto ciò, come in nome di religione, di denaro e avidità siano ancora possibili tali nefandezze.
Le conseguenze ecologiche sono il degrado o la distruzione degli habitat, l’eccessivo sfruttamento e l’inquinamento. Durante la prima guerra del Golfo, la combustione di pozzi di petrolio ha inquinato l’aria e il suolo, intenzionalmente milioni di galloni di petrolio sono stati gettati nel Golfo Persico e hanno ucciso decine di migliaia di uccelli e coralli danneggiando le coste.
La distruzione di villaggi nella ex Jugoslavia da parte delle forze serbe hanno portato all’annientamento dei sistemi idrici e acque di scarico, danni che si ripercuotono ancora oggi sulla popolazione.

E’ interessante rendersi conto come questi danni ambientali non solo minacciano gli ecosistemi. Si crea un circolo vizioso che si può sviluppare tra guerra e l’ambiente. Il degrado ambientale può portare a un aumento della povertà, che può aumentare l’instabilità politica e, a sua volta può alimentare il rischio di un conflitto armato.
Anche in assenza di conflitti, le attività delle forze armate creano dei problemi per l’ambiente: basi militari qua e là sono spesso contaminati da residui di esplosivi o di carburante, manovre militari sono anche dannose per gli ecosistemi, così, sembra che ad alta potenza sonar utilizzati dalla marina possano essere in grado di uccidere le balene.

 

Gino Favola

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