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Gentiloni approva il CETA: i rischi dell’accordo con il Canada

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Gentiloni e il governo approvano il ddl di ratifica del CETA, il trattato di libero scambio con il Canada. Il provvedimento avrà delle conseguenze pericolose sulla sicurezza alimentare e sulla salute dell’ambiente.

Passa sotto silenzio l’approvazione del CETA. L’ultimo consiglio dei ministri presieduto dal premier Gentilioni, ha approvato il ddl di ratifica dl trattato di libero scambio con il Canada.  Ed è polemica: si temono le ripercussioni del trattato sulla salute alimentare e ambientale. Perché nessuno ha diffuso la notizia in questi giorni?

Gentiloni, CETA e lo “strappo” sulla sicurezza alimentare

Il CETA è oggetto di polemiche da mesi. In particolare da febbraio da quando il Parlamento Europeo ha ratificato il trattato. Acronimo di Comprehensive Economic and Trade Agreement, il CETA spaventa ambientalisti e agricoltori per le conseguenze nefaste che potrebbe avere nel nostro Paese. L’accordo infatti potrebbe portare a un’invasione dei prodotti agricoli canadesi (vini, alcolici, prodotti trasformati, farine, cereali…) in Europa a seguito dell’abolizione dei dazi doganali. A rischio soprattutto la produzione italiana del grano, sul quale non c’è nessun obbligo di introdurre l’etichetta di provenienza.

Con il ddl Gentiloni e i ministri mettono a repentaglio la sicurezza alimentare del nostro Paese: il rischio è che l’Europa possa adeguarsi alle normative più morbide del Canada sulla realizzazione dei prodotti alimentari.




Gentiloni, il CETA e il nodo “bitume”

L’altra grande preoccupazione degli ambientalisti si chiama bitume, una forma di petrolio mescolata con argilla, acqua e sabbia. Il Canada è il maggiore produttore di questa sostanza, la cui produzione provoca uno sprigionamento di CO2 superiore a quella dell’estrazione del petrolio. Senza pensare al fatto che per ottenerlo vengono estratti sottratti ogni anno 370 milioni di metri cubi d’acqua al fiume canades di Athabasca. Secondo gli oppositori al CETA, l’Italia, o la Francia, o qualunque altro Paese europeo non potrebbe ostacolare l’immissione sul mercato di questo prodotto. Anche se devasta l’ambiente globale.  Il timore  è poi giustificato dalla controversa decisione presa dall’UE non etichettare più questo tipo di petrolio come “altamente inquinante”.

Troppi i rischi per i “soli” 7,3 miliardi di dollari canadesi che l’Italia potrebbe beneficiare nell’accordo in termini di maggiori esportazioni verso il Canada.

Leggi anche: CETA: approvato il trattato che mette a rischio salute e Made in Italy

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