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Conflitto di interessi UE:troppi imprenditori agricoli manovrano i fondi PAC

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Conflitto di interessi

«La maggior parte dei politici membri dell’influente comitato europeo sull’agricoltura, hanno collegamenti personali o d’affari con il settore agricolo che dovrebbero regolare». Non usa mezze misure il Guardian, citando una ricerca che mostra l’esteso conflitto di interessi che riguarda il settore agricolo in Europa.

Secondo il quotidiano inglese, più della metà dei membri del Parlamento Europeo che devono decidere sui fondi sull’agricoltura ha interessi nel settore.

Uno scandalo non da poco se consideriamo che la Politica Agricola Comune (la famosa PAC) assegna il 40% dell’intero budget dell’UE. 59 miliardi di euro che dovrebbero essere gestiti con trasparenza ed efficacia.

L’inchiesta del Guardian sul conflitto d’interessi in commissione agricola

28 nazioni coinvolte, 59 miliardi di euro di fondi da assegnare agli agricoltori, un settore – quello agricolo e degli allevamenti – essenziale per l’ambiente e lo sviluppo umano. Qualunque tipo di conflitto di interessi, con questa posta in ballo, è inaccettabile.

Eppure c’è, esiste. Nella “incorruttibile” Unione Europea, almeno nell’ambito delle politiche agricole, la maggior parte dei membri del parlamento ha interesse diretto o indiretto nel settore.

«25 dei 45 membri del comitato – scrive il Guardian – sono agricoltori, o ex agricoltori, destinatari dei pagamenti PAC di altro tipo, partner o ex partner di business agricoli, oppure hanno un coniuge proprietario di un’azienda agricola. Altri quattro hanno invece legami più deboli con il settore e sono per esempio familiari di agricoltori».

Più della metà dei membri del comitato che deciderà sul budget della PAC tra il 2020 e il 2027 ha quindi un legame più o meno stretto con le aziende del settore.

Il conflitto di interessi a Bruxelles non è purtroppo una novità.

Come racconta ancora il Guardian, quando José Manuel Barroso era presidente della commissione europea, i membri del comitato all’agricoltura hanno bloccato una proposta per fissare un limite massimo per i sussidi alle aziende agricole. Si sospetta che il veto sia arrivato proprio perché quei politici avevano un interesse personale nel mantenere lo status quo.

Una fonte interna al parlamento europeo citata dal quotidiano inglese, dice che il comitato è “una lobby potente per gli agricoltori”. E prosegue dicendo:

«È un problema decisamente grave che le persone che decidono sulla distribuzione dei fondi ne beneficiano direttamente e hanno una voce in capitolo così importante sul processo decisionale».

La commissione premia le grandi aziende

Spiegando ancora come funziona l’attribuzione dei fondi, la fonte interna del Guardian informa che “che il supporto finanziario massimo arriva al 20% delle aziende più grandi, le quali ricevono l’80% dei sussidi disponibili”.

Insomma, la Politica agricola comune premia i forti, i big del settore. Lasciando a piedi i piccoli e medi agricoltori e allevatori. Una “strategia” che ha portato a risultati innegabili: il 26% dei piccoli proprietari agricoli ha dovuto chiudere tra il 2005 e il 2013, informa il Guardian.

Non solo. La PAC premierebbe anche politiche poco riguardose nei confronti dell’ambiente, come abbiamo visto nel caso degli allevamenti intensivi. Un altro esempio? Secondo il quotidiano inglese, 104 milioni di euro dei pagamenti diretti per la PAC del 2017, sono finiti nelle tasche di allevatori che producevano ammoniaca in grandi quantità.

Visto il conflitto di interessi pervasivo nel comitato non è facile immaginare un cambiamento radicale nella nuova PAC, che sarà votata il primo giugno. La fonte del Guardian si sbilancia anche in una previsione sull’argomento:

«Mi aspetto che ogni cambiamento serio sarà fortemente avverso dal parlamento».

Greenpeace: “Il conflitto di interessi riguarda tutta la società”

Marco Contiero, direttore per le politiche agricole dell’UE di Greenpeace, ha spiegato i rischi che la salute pubblica e l’ambiente corrono per via del conflitto di interessi pervasivo nel comitato UE:

«Con la maggioranza assoluta, gli interessi dell’industria agricola possono essere imposti su tutti i settori della società. Ecco perché è essenziale che la riforma della PAC sia discussa da una platea più vasta di decisori, inclusi coloro che provengono dai settori della sanità, del clima e dell’ambiente».

Ad alzare la voce sul tema, anche Catherine Bearde, membro del parlamento per il Liberal Democratici:

«Ciascun comitato ha bisogno di esperienza e competenza. È molto importante per il lavoro del parlamento. Ma per adempiere a questo compito, i membri dell’europarlamento devono seguire il codice di condotta dell’istituzione, che prevede che i propri doveri siano portati avanti con disinteresse, integrità, apertura e diligenza. Chiunque di loro abbia un interesse acquisito in un determinato indirizzo politico dovrebbe rifiutarsi di votare o astenersi».

La difesa degli eurodeputati in conflitto di interessi

Il Guardian ha contattato alcuni degli eurodeputati coinvolti nel conflitto di interessi per ascoltare la loro difesa. In particolare, sono citati Jim Nicholson dell’Ulster Unionist Party e John Stuart Agnew dell’Ukip.

Nicholson ha risposto alle accuse dicendo:

«La competenza in materia e l’esperienza diretta sono importanti per lo sviluppo delle politiche pubbliche. Visto che sono stato coinvolto nelle precedenti sessioni delle riforme della PAC, ho potuto vedere in prima persona come molte proposte presentate inizialmente fossero inattuabili e quanto poco riflettessero la realtà pratica dell’agricoltura. I suggerimenti degli eurodeputati che avevano una certa conoscenza ed esperienza sul campo sono stati d’aiuto per migliorare il provvedimento finale».

Di tenore simile la risposta di un portavoce di Agnew:

«Prima di essere eletto, [Agnew] ha detto chiaramente che, in qualità di agricoltore, avrebbe difeso gli interessi degli agricoltori britannici. Fintanto che l’interesse personale è dichiarato, è probabilmente una cosa buona avere un po’ di esperienza nel campo, giusto?».

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