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Sequestro di farmaci veterinari: servivano per “dopare” le mucche da latte

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Torniamo ancora una volta, nostro malgrado, di parlare di traffico di farmaci veterinari illeciti destinati agli allevamenti italiani.

Un primo grosso sequestro, se ricordate, si era verificato nel giugno del 2013, quando il Corpo Forestale dello Stato aveva sequestrato più di 17 mila confezioni di farmaci veterinari, pronti a essere distribuiti nel mercato clandestino e destinati a gonfiare vitelli e maiali in Italia e presumibilmente anche all’estero.

La reiterazione del reato lascia trasparire la portata di un sistema diffuso e potenzialmente pericoloso per la salute dei consumatori.

Lo scorso 3 settembre, il personale Nas di Cremona, nell’ambito dell’operazione chiamata “Via lattea”, ha tratto in arresto un ex agente di commercio del settore zootecnico, presumibilmente collegato a un traffico di farmaci veterinari illeciti da somministrare alle mucche per aumentare la produzione di latte.

L’operazione, si apprende dalle agenzie di stampa, è scattata in seguito alle perquisizioni eseguite il 24 ottobre 2014 e il  17 marzo 2015 in aziende commerciali ed agricole del Nord Italia, che hanno portato alla denuncia di un veterinario e di due agenti di commercio.

Non solo: i Nas hanno anche eseguito il sequestro di 16 allevamenti con oltre 4000 capi e sono stati a sottoposti a vincolo sanitario 80.000 litri di latte. Gli agenti hanno anche sequestrato 1700 confezioni di farmaci veterinari per bovini e suini,  130 litri di prodotto medicamentoso per uso veterinario,  15 fiale di somatotropina, 55 kg di farmaci illegali, e 15 ricettari per prescrizioni medico-veterinarie e timbri di medici veterinari ed aziende, per un valore complessivo di circa 3 milioni di euro.

Come sottolineano i Nas, la somatropina è una sostanza iniettata agli animali, in modo illegale e ad intervalli regolari di circa quindici giorni, per aumentare fino al 20% la produzione di latte. Un latte che, però, risulta contaminato e nocivo. Residui medicinali, infatti, possono rimanere nel latte e nelle carni, determinando il cosiddetto fenomeno dell'”antibiotico resistenza” (potete approfondire l’argomento a questo link).



Eppure, secondo le associazioni di categoria e il Ministero della Salute, la quasi totalità della carne commercializzata in Italia è sana e la migliore in Europa.

E allora come si spiegano tutti i quantitativi di farmaci illegali destinati agli allevamenti e recentemente sequestrati?

Una risposta prova a darla Il Fatto Alimentare che, oltre a far riferimento a un recente lavoro dell’Istituto zooprofilattico del Piemonte realizzato per conto del  il Ministero della salute  che stima che il 15% dei bovini siano trattati con sostanze vietate, evidenza la non attendibilità dei metodi di analisi adoperati.

Secondo il rapporto annuale del Ministero della Salute, infatti, la quasi totalità dei 40.806 campioni esaminati è risultata conforme ai parametri di legge, con solo 44 campioni, pari allo 0,11%, irregolari per la presenza di residui di una o più sostanze vietate. Le principali sostanze riscontrate sono state sulfamidici, tetracicline, macrolidi e chinolonici, penicilline.

Il problema, evidenzia Il Fatto Alimentare, è che i costosi metodi chimici di analisi indicati dall’Unione Europea risulterebbero di fatto inutili, visto che non sono in grado di scoprire anabolizzanti, ormoni e altri farmaci vietati, che vengono somministrati in micro dosi, metabolizzati in breve tempo, e non sono quindi rilevabili.

Una pratica più economica, ma efficace, sarebbe invece l’analisi istologica della ghiandola del timo in fase di macellazione, capace di rilevare l’uso di questi farmaci anche molto tempo dopo la loro somministrazione. Il metodo viene applicato in Italia dal 2008 ma non è mai stato accettato dall’Unione Europea. Come  questo metodo, la percentuale di carne bovina italiana trattata con sostanze vietate sale dallo 0,11%, fino ad arrivare al 15%.

(Foto: Jennifer C)

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