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Bisfenolo A, il perturbatore endocrino dimenticato che mette a rischio la nostra salute

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Bisfenolo A anche nell'acqua del rubinetto

Il Bisfenolo A (BPA) è un noto perturbatore endocrino che, proprio per la sua pericolosità, è stato da tempo eliminato dalla produzione di biberon. Nonostante questo continua ad esistere in tutto ciò che ci circonda, soprattutto nell’acqua del rubinetto.

Il bisfenolo A è una particolare sostanza chimica, in genere ‘mescolata’ con altri composti chimici, per la produzione di plastiche e resine. È presente soprattutto in materiali costruiti con il policarbonato: come le bottiglie per bibite, le stoviglie di plastica e i recipienti di plastica.

Bisfenolo A: l’allarme ANSES

Già nel 2013, l’Agenzia nazionale per la sicurezza sanitaria, l’alimentazione, l’ambiente e il lavoro (ANSES) ha lanciato un avvertimento circa i pericoli per la salute causati proprio dal Bisfenolo A. In particolare, ha evidenziato come l’esposizione di una donna gravida a questa sostanza potrebbe portare a delle gravi modifiche nella struttura della ghiandola mammaria del feto e, quindi, allo sviluppo di tumori.

A luglio di quest’anno, l’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, ha riconsiderato le evidenze inerenti lo studio degli effetti del BPA, concludendo, in via provvisoria, che le principali fonti di assorbimento per gli organismi di questo perturbatore endocrino risiederebbero nel cibo. Ricordiamo che, secondo quanto si legge sul sito ufficiale dell’Efsa:

L’uso del BPA nei materiali a contatto con gli alimenti è autorizzato nell’Unione europea ai sensi del regolamento 10/2011/UE, riguardante i materiali e gli oggetti di materia plastica destinati a venire a contatto con i prodotti alimentari”.

Bisfenolo A: il pericolo nell’acqua del rubinetto

Ancora più preoccupanti sono le evidenze di un interessante studio condotto in Texas e riportato dal quotidiano La Stampa che mostra come il BPA sia assorbito dall’organismo anche e soprattutto attraverso l’acqua del rubinetto.

L’acqua del rubinetto, in genere, è trattata con il cloro che ha il compito di uccidere i batteri che possono essere presenti al suo interno. Il problema principale, però, sarebbe dovuto al fatto che l’acqua è in partenza già contaminata dal bisfenolo A, perché è presente nell’ambiente e, in alcuni casi, anche nei tubi di plastica attraverso i quali scorre l’acqua. Il BPA si unisce quindi agli atomi di cloro che rendono questa sostanza simile a un clorurato, facilitandone l’assorbimento da parte dell’organismo.

A seguito di questa constatazione, gli scienziati si sono chiesti quali potessero essere gli effetti di questa sostanza nei diversi organismi e hanno effettuato degli esperimenti in colture cellulari.

I risultati dello studio sarebbero scoraggianti: il BPA agirebbe sull’organismo, disattivando degli enzimi chiave di segnalazione noti come ERK e JNK chinasi.

In particolare, si legge:

Queste chinasi sono i principali centri di controllo, di raccolta di tutti i segnali cellulari, prendono decisioni e poi accelerano il processo. Se si cambia la dinamica inattivando le chinasi, si può danneggiare la segnalazione cellulare”.

Un pericolo che si avrebbe anche a bassi livelli di concentrazione di BPA.

Risultati preoccupanti, è vero, per i quali dovrebbero essere riviste le linee guida europee. Ma ancora più preoccupante resta il fatto che della pericolosità del bisfenolo A e della semplicità di utilizzo nell’industria pochi o nessuno parli.

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