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Quei dipendenti dell’industria del pollo costretti a far pipì nei pannoloni

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Oxfam denuncia i big dell’industria del pollo americani: costringono i dipendenti a non allontanarsi dal posto di lavoro nemmeno per andare in bagno. Gravi i rischi di infezioni e i disagi, soprattutto per le donne.

Quando la realtà supera l’immaginazione: nell’industria del pollo americana, i capireparto negano la pausa pipì ai dipendenti che sono così costretti a mettere il pannolone.

La denuncia di questa situazione grottesca, al limite della realtà, è stata fatta da Oxfam, la Ong internazionale che si occupa di aiuto umanitario e progetti di sviluppo.

Negli ultimi tre anni, Oxfam ha passato in rassegna i principali impianti americani dell’industria del pollo in America, arrivando a delle conclusioni che hanno scatenato una bufera nel settore.

Nel rapporto, infatti, vengono descritte le condizioni in cui gli operai sono costretti a lavorare, per non interrompere il ciclo di produzione: “I supervisori non lasciano andare in bagno gli addetti perché devono tenere a velocità alta e costante le macchine. E i dipendenti sono costretti così ad arrangiarsi: urinano e defecano direttamente mentre lavorano, indossano pannoloni, riducono al minimo l’assunzioni di liquidi fino a livelli pericolosi“.

Come fa notare l’Ong, la situazione è gravissima, perché non si tratta solo di una  questione di dignità e di diritti umani di base, ma di tutela della salute dei lavoratori: “C’è il rischio serio di infezioni alle vie urinarie e il problema è ancor più serio per le donne, specie quelle incinte o con mestruazioni“.

Le testimonianze raccolte nel rapporto, dove vengono utilizzati nomi fittizi per tutelare gli operai, parlano di “Kapò” nei reparti delle grandi aziende che prendono in giro i lavoratori, minacciandoli di licenziamento e punizioni se insistono per andare in bagno. Quelli che ottengono il permesso, poi, hanno diritto a un massimo di 10 minuti di tempo.




Le accuse interessano le quattro più grandi aziende di pollame degli Stati Uniti – Tyson Foods, Pellegrino, Perdue e Sanderson Farms – che impiegano oltre 100.000 operai nella lavorazione del pollame e nel controllo di quasi il 60 per cento del mercato.

Dal canto loro, le aziende si dicono preoccupate “per queste accuse che non rappresentano i codici di condotta della nostra associazione“.

Tyson Foods ha detto che “non tollera il rifiuto ai suoi dipendenti di usare le toilette” mentre Pilgrim’s Pride si è riservata di prendere duri provvedimenti con i responsabili se le accuse saranno provate.

In tutta questa storia dobbiamo ricordare una cosa importantissima: noi consumatori abbiamo tra le mani un potere grandissimo, in grado di costringere le aziende a cambiare le loro politiche di produzione. Le nostre scelte condizionano il mercato. Scegliere bene, dunque, non è solo un’opportunità per prenderci cura di noi stessi, ma un dovere nei confronti della società.

Non dimentichiamo, inoltre, che l’industria del pollo utilizza metodi di produzione a dir poco dubbi, come ad esempio il tumbling, la tecnica adoperata per gonfiare e far pesare di più la carne venduta.

(Foto: oxfamamerica.org)

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