Home Bioedilizia Case di paglia autocostruite: quando bioedilizia significa anche rinascita

Case di paglia autocostruite: quando bioedilizia significa anche rinascita

553
0
CONDIVIDI

Nell’aprile del 2012 avevamo parlato di un progetto, realizzato dall’architetto Paolo Robazza, di BAG studiomobile, e finalizzato alla costruzione di abitazioni sostenibili realizzate in paglia e legno.

All’epoca dei fatti lo avevamo definito come il primo tentativo di portare una tecnica di bioedilizia molto particolare all’interno di un ambito urbano. Il progetto, infatti, era stato avviato nel quartiere Quadraro, nella Capitale.

La costruzione dell’abitazione prevedeva la realizzazione di una struttura portante in legno con copertura e tamponatura in balle di paglia. Il risultato doveva essere una casa coibentata, salubre ed economicamente conveniente.

Come è andata a finire?

Dopo quasi tre anni, AdnKronos è andata a intervistare chi in quella casa ci abita, Giuseppe Oman, che ha partecipato attivamente alla costruzione dell’abitazione.

L’impressione che hanno avuto i giornalisti, entrando nella casa, è stata di un piacevole tepore, nonostante la pioggia all’esterno. Uno dei vantaggi della paglia, infatti, come spiega lo stesso inquilino, è “la coibentazione che consente un’elevata tenuta termica: basta riscaldare l’appartamento un paio di ore al giorno ed è sufficiente per tutta la giornata”. Un effetto che si estende anche ai rumori esterni, grazie a un efficace isolamento acustico.

bioedilizia_paglia

Ma la paglia ha anche altri vantaggi: la casa “respira” e l’umidità è tenuta sempre sotto controllo, inoltre è un materiale sostenibile, naturale, completamente biodegradabile.

Per realizzare la costruzione, le balle di paglia sono state alternate ai portanti della struttura in legno e impilate una sopra l’altra e una accanto all’altra, come avviene per i normali mattoni. Poi, è stato aggiunto l’intonaco, realizzato in cocciopesto, un materiale impermeabile e traspirante.

Oltre al sistema di coibentazione ottenuto grazie ai materiali utilizzati, la casa prevede un sistema di raccolta delle acque piovane, impianto fotovoltaico e solare termico. Questo consente di ottenere altissime prestazioni da un punto di vista dell’isolamento termico, con il taglio dei consumi in bolletta e un buon livello idrotermico.

Ecco una rassicurazione per chi teme che la paglia possa facilitare il rischio di incendio: “non è a rischio incendio perché la paglia una volta intonacata è al sicuro e poi è priva di ossigeno. Ed è durevole: ci sono esempi di case di paglia in Nebraska che hanno più di 130 anni di vita e sono in perfetto stato”.

Ma la casa nel quartiere di Quadraro non è l’unica abitazione in paglia e legno costruita in Italia con questa tecnica. A Pescomaggiore è infatti nato un eco villaggio autocostruito, grazie alla bioedilizia fai da te (appunto le case di paglia che abbiamo appena visto), la promozione delle attività agricole, artigianali e il turismo rurale e responsabile.


In questo luogo, le macerie del terribile sisma che ha colpito l’Abruzzo nel 2009 hanno lasciato il posto a case di paglia low cost e sostenibili.

Una parte dei residenti, infatti, ha deciso di utilizzare il progetto del BAG studiomobile per ricostruire le abitazioni, in cui l’energia elettrica è fornita da impianti fotovoltaici, gli orti sono irrigati grazie all’incanalamento dell’acqua piovana e dai rifiuti raccolti nelle compostiere.

Il progetto è stato finanziato da Unipol per Legambiente e rientra nell’ambito del progetto nazionale Bellezza Italia.

E.v.a., il progetto di ecovillaggio costruito per l’Abruzzo è un esempio di come la bioedilizia, l’autocostruzione e la condivisione del bene comune possano aiutare la rinascita di piccoli paesi, in chiave green, molto più sostenibili e genuini.

Presto sarà portato a termine anche l’edificio adibito a foresteria.

(Foto in evidenza: Peter Leth; foto interna: wikimedia)