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Moda detox: Greenpeace giudica i marchi più rispettosi per l’ambiente

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Greenpeace ha realizzato una “Sfilata Detox ” virtuale, per far conoscere alle persone i marchi sensibili all’ambiente e quelli che invece non si sono impegnati per un mondo più pulito. Ecco i risultati delle ricerche della ong ambientalista.

Di moda detox c’è bisogno. Secondo una ricerca dell’Istituto di Moda Danese, il fashion è la seconda industria più inquinante al mondo, seconda solo all’estrazione e trasporto di petrolio. Il 25% dei prodotti chimici commercializzati nel mondo, infatti, sono utilizzati nei prodotti tessili e il settore è spesso accusato di essere la causa numero 2 dell’inquinamento delle scorte di acqua potabile.

Si tratta di dati devastanti che, innanzitutto, dovrebbero interrogarci e spingerci a fare delle scelte consapevoli quando si tratta di decidere cosa indossare. In quest’ottica, Greenpeace ha realizzato la “Sfilata Detox”, una classifica che tiene conto degli sforzi di alcuni grandi marchi internazionali dell’abbigliamento nell’eliminazione completa delle sostanze tossiche dal proprio processo produttivo.

Sono state 19 le aziende analizzate, suddivise in tre categorie, in base al proprio impegno per l’ambiente. Nella categoria AVANGUARDIA, Greenpeace ha inserito i marchi che con il loro comportamento serio e credibile “stanno guidando l’intero settore verso un futuro privo di sostanze tossiche”. Nella categoria LA MODA CHE CAMBIA, ci sono invece le aziende che “hanno compiuto molti passi nella direzione giusta”, ma che hanno ancora molta strada da fare per raggiungere i propri obiettivi di sostenibilità. Nelle RETROVIE, infine, troviamo i brand che “si stanno muovendo nella direzione sbagliata, non assumendosi completamente le proprie responsabilità”.

A vincere la competizione dell’eco abbigliamento è il gruppo Inditex, proprietario di marchi molto noti come Zara. Nella stessa categoria, troviamo anche Benetton e H&M. Fanalino di coda, invece, risulta essere la Nike che, secondo Greenpeace, “non si assume alcuna responsabilità per mettere in atto il suo impegno Detox”. Insieme alla multinazionale americana, nelle RETROVIE troviamo Esprit, Limited Brands (Victoria’s Secret) e Li-Ning. A metà classifica, infine, la ong ha collocato: C&A, Fast Retailing, G Star, Mango, Miroglio, Valentino, Adidas, Burberry, Levis, Primark, Puma e M&S.




“Facciamo i complimenti a Benetton, H&M e Zara per come stanno guidando l’intero settore e imponendo un nuovo standard, a livello mondiale, per una moda libera dalle sostanze tossiche”, dichiara Giuseppe Ungherese, responsabile campagna inquinamento di Greenpeace Italia. “Queste aziende stanno dimostrando nei fatti che ripulire l’industria della moda dalle sostanze tossiche è già possibile”.

I criteri di valutazione applicati da Greenpeace sono molto semplici. Tutti i marchi citati hanno sottoscritto l’impegno Detox che la ong ha lanciato nel luglio 2011 con la campagna “Detox My Fashion”, primo atto di una lunga battaglia per una moda sostenibile e libera da sostanze tossiche. Su questo impegno, si basano i tre criteri di valutazione dei brand: redazione di un Programma Detox 2020, ovvero di un piano per eliminare completamente le sostanze tossiche dalla propria produzione; sostituzione dei PFC, composti poli e per-florurati molto utilizzati nel settore dell’abbigliamento, ma dannosi per l’ambiente, con alternative più sicure; trasparenza sulla gestione degli scarichi in acqua da parte dei propri fornitori. Un programma che le aziende si sono impegnate ad applicare entro il 2020.

E l’Italia? Secondo Greenpeace, il settore tessile italiano “ha dimostrato una maggiore sensibilità per quel che riguarda l’eliminazione delle sostanze tossiche”: sono 50 le aziende del nostro Paese che hanno sottoscritto l’impegno Detox, di cui 27 appartengono al distretto di Prato, il più grande comparto tessile europeo. Tre di esse sono finite in classifica: Benetton (in AVANGUARDIA), Valentino e Miroglio nella classe intermedia.

L’impegno assunto da numerose realtà tessili italiane dimostra come produrre rispettando l’ambiente, la salute e la sicurezza dei consumatori sia già possibile e alla portata del mercato”, ha commentato Ungherese.

 

(Foto)

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