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Gli scienziati avvertono: “In arrivo estinzione di massa tra mammiferi e primati”

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estinzione di massa

Estinzione di massa in arrivo per numerose specie di primati e mammiferi. Scopriamo insieme cause e possibili soluzioni a questo disastro ambientale

Il termine non è usato a cuor leggero. Estinzione di massa: è questo quanto prospettato da due ricerche che hanno indagato sulle popolazioni di mammiferi in tutto il mondo. A essere minacciate sono soprattutto le scimmie e loro simili, ma anche i mammiferi in Europa.

Scopriamo insieme di più.

Estinzione di massa tra i primati: i numeri della tragedia

La prima ricerca viene dagli scienziati della Oxford Brookes University, che hanno utilizzato dati della World Bank e delle Nazioni Unite per valutare i possibili scenari futuri delle nazioni che ospitano più primati. Il report è stato pubblicato sulla rivista scientifica PeerJ.

Sono quattro in particolare, i Paesi: Brasile, Madagascar, Indonesia e Repubblica Democratica del Congo. Qui vivono i due terzi di tutte le specie di primati. Scimpanzé, oranghi, gorilla e lemuri sono tra le più conosciute.

Secondo gli scienziati sono quasi tutte sull’orlo dell’estinzione di massa. A meno che uno sforzo globale non le metta al sicuro.

I ricercatori sostengono che la situazione è particolarmente grave in Madagascar e Indonesia. In entrambi i Paesi, il 90 per cento delle specie di primati presenti si stanno “rapidamente riducendo di numero”. Nove su dieci.

In Brasile la situazione non è più rosea: l’80 per cento dell’habitat ideale per scimmie e specie simili sarà distrutto nel corso dei prossimi decenni. Almeno secondo lo scenario più catastrofico.

Più contenuta, ma comunque grave, la cancellazione dell’habitat naturale dei primati in Indonesia, Madagascar e Congo: presto si arriverà a meno 70, 60 e 30 per cento rispettivamente.

Mammiferi minacciati: uno su cinque potrebbero scomparire in Uk

Un’altra estinzione di massa potrebbe verificarsi tra i mammiferi. Lo teme la Mammal Society and Natural England, che ha realizzato uno studio sui mammiferi del Regno Unito. Gli studiosi in questo caso hanno realizzato un censimento dei mammiferi terrestri britannici, analizzando la loro evoluzione negli ultimi vent’anni. Hanno studiato un milione e mezzo di esemplari, per 58 specie

I ricercatori hanno concluso che il 20%, uno su cinque, è a rischio estinzione. Per catalogare i diversi fattori di rischio degli animali, i ricercatori hanno utilizzato i criteri della IUCN (International Union for Conservation of Nature), che è utilizzata per realizzare la lista delle specie minacciate a livello globale.

Secondo questa classificazione, le varie specie si distinguono in “a rischio critico”, “a rischio” e “vulnerabili”. Nella prima lista rientrano animali come il gattopardo e il pipistrello dalle grandi orecchie. Nella seconda lo scoiattolo rosso e il castoro. Infine, tra le specie vulnerabili l’arvicola delle Orkney e il moscardino.

Tra le specie più a rischio, il riccio e l’arvicola che hanno perso il 70% della propria popolazione nel corso degli ultimi vent’anni.

Buone notizie invece per lontre, martore dei pini, puzzole e tassi, che hanno visto un incremento della popolazione, così come una maggiore diffusione geografica.

Estinzione di massa: cause e possibili soluzioni

Quali sono le cause di questa estinzione di massa registrata tra primati e mammiferi? Le solite, purtroppo.

Principalmente, i ricercatori puntano il dito sulla deforestazione per quanto riguarda le minacce alle scimmie. È l’agricoltura – e in particolare per produrre olio di palma e canna da zucchero – a devastare le foreste. Accanto a questa, il bracconaggio e il commercio illegale.

In generale, gli animali sono a rischio estinzione soprattutto per via dei cambiamenti climatici e del ricorso ai pesticidi.

C’è ancora speranza per preservare la biodiversità del nostro pianeta? Sì, ma dobbiamo fare in fretta. Lo spiega Anna Nekaris, esperta della Oxford Brookes University:

«Molte specie iconiche andranno perdute a meno che i Paesi, le organizzazioni internazionali, le nazioni ricche e i cittadini del pianeta non mettano in atto immediatamente tutte le azioni necessarie per proteggere le popolazioni di primati e il loro habitat».

Nekaris suggerisce alcune azioni quotidiane da mettere in atto da subito. Consumare meno, fare scelte amiche dell’ambiente, come per esempio non usare plastica monouso e mangiare cibo locale. Azioni che “possono avere un impatto diretto sulle foreste tropicali e sulla sostenibilità a lungo termine della biodiversità”.

La dottoressa Susan Cheyne aggiunge che le nazioni devono creare “più aree protette”, attuando al contempo “politiche per la riforestazione, che possono andare a beneficio anche delle popolazioni locali”. Occorrono poi politiche efficaci per reprimere la caccia illegale e il commercio di queste specie a rischio.

Leggi anche: Uomo e ambiente: un terzo delle aree protette distrutte dall’attività umana

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