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Un’ora di streaming consuma più di due frigoriferi

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Vedere una serie tv da un’ora in streaming, una volta a settimana, inquina più di due frigoriferi. Ecco come internet incide sull’ambiente che ci circonda.

Abituati a vedere film in streaming? Inquinate molto più di quanto pensiate.

Immagini, video e film in alta definizione sono ormai elementi che entrano quotidianamente nelle nostre case, ma ci siamo mai chiesti se siano o meno sostenibili?

Lo scorso anno, Greenpeace ha pubblicato una guida per la gestione green di internet. All’interno del documento, l’organizzazione ha  evidenziato come, se nel 2012 i data center consumavano il 15 per cento dell’energia totale dell’intero comparto ICT (cioé delle tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni), entro il 2017 la percentuale salirà al 21 per cento, scalzando in importanza il fabbisogno energetico delle reti.

Che i dispositivi elettronici non siano proprio sostenibili, è una cosa che abbiamo visto quando abbiamo parlato ad esempio del prezzo umano degli smartphone. Il problema, però, non riguarda solo l’estrazione dei materiali e lo sfruttamento di ambiente e manodopera.

Anche internet, infatti, ha un costo, che dipende in parte dall’enorme quantità di energia di cui ha bisogno per alimentare, raffreddare e monitorare i data center. Più dati vengono prodotti, più energia è necessaria per sostenerli. Dati che aumentano ogni giorno di più, in base alla domanda degli utenti sulla rete.

E il costo è enorme: basti pensare che  un’ora di streaming a settimana, in un anno, consuma quanto due frigoriferi nello stesso arco di tempo.

Ciò che spreca più energia sono i video, soprattutto se in alta qualità: sono loro a occupare più spazio nei data center. Nel 2014, ad esempio, i filmati erano responsabili del 64% del traffico internet prodotto dagli utenti, ma entro il 2019 arriveranno a sfiorare l’80 per cento. Soprattutto pensando alla diffusione di programmi per usufruire di film e serie tv in streaming sul web.




Una puntata di una serie televisiva, ad esempio, dà il via a una catena di consumo impressionante, che parte dal nostro salotto o dal nostro pc e finisce nei data center.

Secondo un report di Digital Power Group “una sola rastrelliera di server grande più o meno come un frigorifero ha bisogno di più energia di un’intera casa“.

Il problema potrebbe incidere di meno sull’ambiente se l’energia necessaria per far funzionare il sistema venisse prodotta in maniera sostenibile. Ma la rivoluzione verde appare ancora lontana.

Nel 2011, ad esempio, Facebook si è impegnata pubblicamente per rendere più sostenibili i propri consumi energetici e alimentare i propri data center con almeno un quarto di energia green. Un impegno che, però, ha visto molti più ritardi e difficoltà di quanto ci si aspettasse.

Qualche anno fa, Amazon è stata punzecchiata da Greenpeace a causa della sua scarsa attenzione verso le energie rinnovabili (solo il 15% dei suoi servizi web era alimentato in maniera sostenibile).

Amazon è il maggiore provider mondiale di cloud computing. L’attività di molte grandi enti e società come Netflix, Expedia, Adobe, Pinterest, Nokia o la Nasa è sostenuta dai suoi data center.

Vista la mole crescente di dati creati, utilizzati e richiesti ogni giorno, è di fondamentale importanza un cambiamento di rotta da parte dei colossi Tech affinché uno strumento così utile e potente come la rete non generi danni inimmaginabili all’ambiente.

(Foto)

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