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Risorse ittiche terminate in UE: più pesce nei piatti che in mare

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Terminate tutte le risorse ittiche in Europa

Fish Dependence Day: l’Ue ha mangiato più risorse ittiche di quante se ne potessero pescare. Per il resto dell’anno tutto dipenderà dalle importazioni

I dati diffusi dalla Fao durante il Fish Dependence Day non lasciano scampo: l’Europa ha terminato le proprie risorse ittiche e ora dovrà dipendere dal pescato degli altri Paesi.

Il sovrasfruttamento delle risorse ittiche globali è uno dei problemi che sta affliggendo la terra. Circa il 33% degli stock ittici globali è sfruttato oltre delle sue possibilità. Il 60%, invece, è pescato al massimo della propria capacità. E in Italia?

Vediamo insieme i dati preoccupanti diffusi dalla Fao con il rapporto ‘Sofia’.

Fish Dependence Day: l’Ue dà fondo alle proprie risorse ittiche

Abbiamo mangiato più pesce di quanto se ne possa pescare nei nostri mari o allevare nei nostri impianti di acquacoltura. Ciò significa che, da ora in poi, oltre metà della domanda europea dipenderà dai Paesi in via di Sviluppo.

Certo, in Ue ci sono alcuni Paesi autonomi, come la Croazia, i Paesi Bassi, l’Estonia e l’Irlanda, capaci di coprire con il pescato il fabbisogno ittico interno. La maggioranza degli Stati membri, tuttavia, ha dato fondo alle proprie risorse. A quanto pare, fin troppo presto quest’anno.

La situazione in Italia

Ma quanto pesce mangiano gli italiani?

In un contesto del genere, l’Italia si posiziona all’ottavo posto, in Europa, per consumo di pesce pro capite, con 28,9 kg l’anno. La media per ogni cittadino europeo è di 22,7 kg.

Al primo posto della classifica si piazza il Portogallo, con 55,3 kg, seguito da Spagna (46,2 kg), Lituania (44,7 kg), Francia (34,4 kg), Svezia (33,2 kg), Lussemburgo (33,1 kg) e Malta (32 kg).

I primi 5 Paesi della lista sono in grado di consumare, da soli, un terzo di tutto il pesce pescato e allevato in Europa.

In merito alla situazione italiana, Donatella Bianchi, presidente del Wwf Italia, spiega: «In poco più di 3 mesi, l’Italia ha consumato l’equivalente dell’intera produzione ittica annuale nazionale e la restante parte dell’anno dipenderà dalle importazioni di pesce. È nostro dovere gestire gli oceani con più attenzione se vogliamo che il pesce continui a nutrire le generazioni future: oggi assistiamo a una inversione di paradigma, il settore ittico è in crisi, i pescatori diminuiscono ma non lo sforzo di pesca. Significa che si pesca meno ma peggio».

È necessario, dunque, fare una scelta sostenibile, per aiutare a sostenere il benessere di quelle persone che dipendono dal pesce come fonte primaria di cibo e reddito.

Leggi anche: Pesci della barriera corallina minacciati: il lato oscuro dietro il commercio ittico

Un problema sempre più pressante

L’esaurimento delle risorse ittiche è diventato, con il passare del tempo, un problema sempre più preoccupante. Non solo sovrapesca, ma anche pesca illegale stanno mettendo a repentaglio il benessere dei nostri mari.

Secondo la Commissione Europea, il 41% degli stock ittici analizzati in Atlantico sono sfruttati eccessivamente. Questa percentuale sale all’88% se si guarda a quelli del Mediterraneo.

Il problema della sovrapesca, purtroppo, incide su quei Paesi in via di Sviluppo che ne dipendono fortemente e che, con l’esaurimento delle risorse ittiche, devono supportare con il proprio pescato anche le altre nazioni.

La Giornata in cui ricorre il Fish Dependence Day, è per ogni Paese differente: il 17 gennaio l’Austria, il 15 febbraio la Slovenia, il 18 febbraio la Slovacchia, il 22 febbraio il Belgio, il 29 febbraio la Romania, il 6 aprile l’Italia, il 30 aprile la Lituania, il 4 maggio la Germania, il 5 maggio il Portogallo, il 26 maggio la Spagna.

FOTO: Luc Viatour/https://Lucnix.be

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