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Restart party: dove gli oggetti rotti ritornano in vita

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È un fenomeno che da qualche anno si sta diffondendo sempre di più in diverse città del Mondo, ora anche in Italia: stiamo parlando dei Restart Party.

I restart party non sono altro che degli incontri pubblici, durante i quali le persone, con competenze o esigenze diverse, si riuniscono tra di loro per condividere saperi, aggiustare gli oggetti e mettere a disposizione la propria professionalità, contro lo spreco e il fenomeno dell’obsolescenza programmata.

Un’esperienza no profit che trova le sue radici a Camden e Brixton, a Londra. Il progetto originario è nato da un’idea del piemontese Ugo Vallauri e dell’americana Janet Gunder: i due hanno creato una rete che organizza incontri pubblici a cui partecipano volontari, disposti a sistemare gli elettrodomestici portati da chi, in cambio, offre la sua disponibilità ad ascoltare. Uno scambio di saperi, è vero, ma anche uno scambio di valori, volti a combattere le forme di spreco tanto diffuse nella società odierna.

Nato a Londra, quello dei restart party è un fenomeno che sta facendo innamorare anche gli Usa, il Canada il Nord Africa e l’Italia.

Durante queste “feste”, una trentina di persone si ritrovano in diversi spazi di aggregazione (pubblici o provati, in base alla disponibilità). C’è chi è lì per dare un’ultima possibilità al proprio elettrodomestico rotto e chi, invece, offre gratuitamente le proprie competenze e la pazienza di spiegare come funzionano le cose; che si tratti solo di un cavetto rotto o di un software che proprio non ne vuole sapere di funzionare.

I Restart Party sono un ottimo strumento contro l’obsolescenza programmata, come abbiamo già accennato prima,  ma anche contro il consumismo illimitato, perché dando nuova vita ad oggetti rotti o considerati superati, permettono di far apprezzare il valore delle cose e di comprendere che prima di buttare, viene il riparare.

Una diversa forma di sostenibilità volta anche ad evitare l’aumento dei rifiuti, soprattutto rifiuti elettronici, che creano un problema di forte impatto ambientale.

Come abbiamo spiegato prima, anche in Italia il fenomeno è in piena diffusione. Lo scorso 29 marzo, ad esempio, a Firenze, si è svolto il primo Restart Party organizzato dall’associazione Libera informatica e da AAM Terra Nuova.

Oltre alle reazioni positive, però, questa particolare idea di sostenibilità ha suscitato anche commenti negativi. Le critiche più che altro sono inerenti al fatto che fenomeni del genere diventerebbero realtà concorrenti alle poche attività artigiane che si dedicano alla riparazione degli oggetti. Una critica che, se analizzata e accolta in maniera costruttiva, potrebbe anche aiutare a dar vita a nuove forme di contatto tra artigiani e clienti e di rivalutazione delle vecchie attività di riparazione.

Chi vuole avere maggiori informazioni sul progetto, ma anche scaricare materiale, esperienze, volantini e altro, può dare uno sguardo al sito del Restart Project, disponibile a questo link: http://therestartproject.org/

(Foto: restartproject)