Home Green Economy 28 Aprile: Giornata mondiale in memoria delle vittime dell’ amianto

28 Aprile: Giornata mondiale in memoria delle vittime dell’ amianto

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E’ fuorilegge da quasi vent’anni ma la sua presenza, anche nelle nostre case, è ancora molto alta e il rischio per la salute ancora attuale. L’amianto è nei tetti, nelle condutture, nei cassoni per la raccolta di acqua potabile, nelle canne fumarie o all’interno dei pavimenti vinilici e di mal d’amianto si continua a morire.

32 milioni di tonnellate, 1 miliardo di manufatti e soprattutto 4mila morti ogni anno. Secondo uno studio svolto dall’Istituto Superiore di Sanità, sono almeno 57 le aree che necessitano una bonifica, di cui 44 sono centri altamente inquinanti. In queste zone il tasso di mortalità per leucemie e tumori è elevatissimo.

A vent’ anni dalla legge 257 del 1992 che lo metteva al bando, l’amianto è ancora molto diffuso in Italia e tanti siti contaminati attendono di essere bonificati.

La stessa legge, obbligava le Regioni ad adottare entro 180 giorni il Piano Regionale Amianto, un programma dettagliato per il censimento, la bonifica e lo smaltimento dei materiali contaminati. Ad oggi, secondo un rapporto di Legambiente, solo 13 Regioni hanno approvato un Piano Regionale per la bonifica. Ma anche quando il piano esiste, mancano le azioni che lo dovrebbero seguire, come la mappatura dei manufatti contaminati. Solo due regioni si sono poste una data entro cui completare la bonifica: la Lombardia nel 2016 e la Sardegna entro il 2023.

L’Italia è stata il secondo paese produttore europeo e tra i principali consumatori di amianto. Un aiuto all’eliminazione della fibra killer era contenuto nel Conto Energia attualmente in stanby per il passaggio dal Quarto al Quinto Conto Energia, infatti il nuovo decreto fra le varie novità prevede l’eliminazione del bonus per la rimozione dell’amianto, e ci rendiamo conto che c’era ancora molto da fare, non solo in tal senso.

“Pochi sanno che gli incentivi al solare sono una delle prime speranze per liberarci dalle coperture in eternit in pochi anni” e come Legambiente anche il settore dei fotovoltaici è in subbuglio. E’ vero che l’eternit non rappresenta un rischio per la salute se rimane integro ma diventa pericoloso se è in cattivo stato di conservazione, usurato o rotto, e la maggior parte presente nelle varie strutture non è in buono stato.

Legambiente  ricorda che il direttore dell’Istituto Superiore per la Prevenzione (Ispesl), stima che l’amianto provochi circa 4000 decessi all’anno. Secondo il Registro Nazionale Mesioteliomi i più colpiti sono gli operai che lavorano la fibra, seguiti dai famigliari e dagli abitanti delle zone vicine ai grandi centri di pericolo, come Casale Monferrato. L’Agenzia dell’Oms per la ricerca sul cancro (Iarc) classifica l’amianto come sicuramente cancerogeno per l’uomo, capace di provocare tumori della pleura (mesoteliomi), del polmone, della laringe, dell’ovaio.

La malattia, prosegue Legambiente, può manifestarsi anche quarant’anni dopo l’esposizione, per questo motivo gli epidemiologi prevedono che la mortalità per il più tipico dei tumori da amianto (mesoltelioma) aumenterà ancora, nonostante la proibizione al commercio, per raggiungere il picco all’incirca nel 2020.

Ma come difendersi da questo materiale-killer. L’amianto, afferma Legambiente, va ricercato negli edifici costruiti prima del 1992, anno della messa al bando del suo commercio. Gli organismi preposti ai controlli sono la Asl e l’Arpa. Il proprietario dell’immobile (in caso di condomini, l’amministratore) ha il dovere di segnalare alla Asl la presenza di amianto attraverso una scheda di censimento, in genere scaricabile dal sito Internet della Regione di appartenenza. Alcuni Comuni hanno avviato un proprio censimento utilizzando la medesima scheda inviata a tutti i cittadini.

Ma l’amianto non veniva solo utilizzato nei tetti, nelle strutture ma anche nelle tubature degli acquedotti, l’acqua potabile è una delle possibili fonti di introduzione di amianto nell’apparato digerente, visto che in tutto il mondo, Italia compresa, molte tubazioni degli acquedotti contengono amianto. In Canada e negli USA sono note significative contaminazioni delle acque, mentre in Europa le informazioni relative alle concentrazioni di amianto nelle acque sono scarse.

Esiste una sorveglianza a livello nazionale e locale delle istituzioni sanitarie per il monitoraggio delle malattie da inalazione di asbesto(eternit) e per lo smaltimento del materiale, ma i dati sulla contaminazione delle acque sono pochi e quasi mai citati al di fuori dei contesti specialistici. Eppure si tratta di un problema legato al consumo quotidiano di acqua potabile che coinvolge l’intera popolazione, pertanto in ambito scientifico molti studiosi ritengono che la questione meriti ulteriori approfondimenti.

Alcune analisi sono state effettuate nelle acque considerate potabili della Toscana , nel biennio 1995-1996, sono stati raccolti ed analizzati 59 campioni di acque potabili per la determinazione del contenuto in fibre di amianto. Su ogni campione prelevato è stata effettuata la determinazione dell’aggressività.

Nel 24% dei campioni è stata rilevata la presenza di fibre di amianto. Nel 79% dei casi tale presenza è attribuibile al rilascio da parte delle tubazioni in cemento-amianto, mentre per il restante 21% si ipotizza un inquinamento di origine naturale. Il 43% delle acque campionate è risultato non aggressivo, il 54% moderatamente aggressivo e il 3% altamente aggressivo. Dato l’esiguo numero di campioni di acque con elevata aggressività, gli autori non hanno evidenziato alcuna correlazione tra aggressività dell’acqua e rilascio di fibre dalle tubazioni.

Secondo il Safe Drinking Water Committee della National Academy of Sciences statunitense il rischio tumorale associato alla presenza di amianto nelle acque potabili sarebbe dell’ordine di 1 tumore gastrointestinale ogni 100.000 abitanti che abbiano ingerito per 70 anni di vita acque con concentrazioni di amianto di 0,1 – 0,2 MFL (MFL: milione di fibre per litro). L’Organizzazione Mondiale della Sanità ritiene, in base ai dati scientifici attuali, che non vi sia necessità di definire delle linee guida per la presenza di amianto nelle acque potabili.

Le concentrazioni di fibre di amianto riscontrate nelle acque potabili studiate in Toscana sono sempre inferiori alla concentrazione stimata a rischio dal Safe Drinking Water Committee. Gli autori concludono però che: “Se molte situazioni locali possono quindi essere ritenute piuttosto sicure nonostante la presenza di tubazioni in cemento amianto, altre meritano particolare attenzione. Le concentrazioni di fibre legate al rilascio per deterioramento delle condotte sono infatti suscettibili di aumento. Si ritiene che i tubi in cemento-amianto conservati in ottime condizioni non presentino immediati rischi di rilascio di fibre, ma che i problemi possano sopraggiungere con l’invecchiamento della tubazione e il disgregamento del materiale costituente, in particolare se le acque condottate hanno un alto grado di aggressività. Tenere periodicamente sotto controllo queste acque a maggior rischio potrebbe rivelarsi un’utile misura preventiva”.

Il problema è che tali considerazioni non si ritrovano in dibattiti pubblici o nei comuni canali di informazione.

La sentenza contro l’ amianto ci spiega alcune situazioni http://www.youtube.com/watch?v=xKdBXMp43xA

 

 

Agnese Tondelli

 

Fonti “Pisanotizie” e “adnkronos”

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