Home Ambiente Secca di Amendolara: se la dimora di Calipso viene minacciata dalle trivelle

Secca di Amendolara: se la dimora di Calipso viene minacciata dalle trivelle

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Si parla ancora dello Sblocca Italia, o meglio, dello Sblocca Trivelle e di una fetta della nostra Italia che rischia di finire in mano a delle aziende petrolifere americane.

In un nostro precedente articolo avevamo già parlato di alcuni colossi petroliferi americani che avevano presentato richiesta di ricerca idrocarburi nel mare della Puglia. Allora, avevamo fatto il nome della Global Med Llc, azienda che ha ottenuto un permesso di ricerca di fronte alla Secca di Amendolara, una zona bellissima, presente nel Mar Jonio, più importante di quanti molti possano pensare.

Secondo alcuni autori, infatti, questa secca sarebbe l’isola di Ogi­gia, dimora della ninfa Calipso, dove Ulisse approdò dopo un nau­fra­gio; secondo altri, invece, proprio qui nel 377 a.c. la flotta di Dio­ni­sio il Vec­chio affondò.

Nonostante l’importanza culturale e il suo patrimonio di biodiversità marina, questa zona presenta un alto grado di vulnerabilità, a causa della pesca a strascico, dell’inquinamento degli scarichi fognari e di ciò che si trova sotto i fondali marini.

Come evidenzia il Manifesto, infatti, il governo, grazie allo Sblocca Italia-Italia Fossile, ha san­cito la liberalizzazione delle estra­zioni petro­li­fere. Come abbiamo avuto più volte modo di spiegare, ogni infrastruttura legata agli idrocarburi è considerata strategica per il Paese: per questo, il buonsenso e le norme di tutela ambientale possono essere bypassate in nome delle concessioni petrolifere.

trivelle mari italiani

Ad oggi, precisa il quotidiano, le acque del golfo di Taranto sono nel mirino delle multinazionali dell’oro nero: sono ben 16 le istanze di ricerca estrattiva che le interessano. Istanze che riguardano un ampio specchio di mare, che va dal Salento alle acque di Crotone.

Le mani che si allungano sui nostri mari  appartengono a: Eni, Nor­thern Petro­leum, Shell, Enel Lon­ga­nesi, Appe­nine Energy, Glo­bal Med Llc, Schlum­ber­ger Ita­liana, Ionica gas.

Glo­bal Med Llc è il colosso petro­li­fero che ha otte­nuto (con decreto di con­fe­ri­mento mini­ste­riale del 9 giu­gno 2014) un per­messo di ricerca nelle acque anti­stanti Amen­do­lara.

Le perforazioni per il pozzo esplorativo dovrebbero partire entro 3 anni.

Secondo la popolazione: “le tri­velle agi­ranno sulla secca e andreb­bero a sollecitare un’area costiera sog­getta a lique­fa­zione e ad ero­sione come evi­den­ziato dalla rela­zione geo­lo­gica del Piano strut­tu­rale asso­ciato della Siba­ri­tide dalle cui carte risulta molto ele­vato il rischio inon­da­zione“.


A prescindere dal verificarsi o meno di incidenti, i primi grossi danni all’ecosistema arriverebbero già con le indagini preliminari effettuate con la tecnica dell’air-gun, un procedimento che noi conosciamo molto bene (per approfondire andate al link).

Il governo sostiene che per­fo­rando i fon­dali, e attin­gendo dai gia­ci­menti, si potrebbe arrivare a risparmiare 62 miliardi. Ma si può davvero dare un prezzo alla storia, alla biodiversità e al patrimonio naturale di una regione, di un Paese?

All’inizio di marzo, in una con­fe­renza pro­mossa ad Amen­do­lara dal comune, i sin­daci pre­senti hanno ribadito una ferma oppo­si­zione al pro­getto e il fatto che la protesta debba essere con­vo­gliata in una mobilitazione dei cittadini, cala­bresi, lucani e pugliesi insieme.

Il 28 marzo a Corigliano Cala­bro asso­cia­zioni, comi­tati e sin­daci daranno vita a un cor­teo che si pensa sarà massiccio.

(Foto: offshoreenergytoday)

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