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La Bomba Ecologica al Lago di Vico

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Gli strateghi militari del regime fascista concentrarono, durante la II guerra mondiale le ricerche sulla produzione di ordigni a caricamento speciale in un luogo segreto a pochi chilometri da Roma.
Nel cuore della  Tuscia, in una zona adiacente al lago di Vico, nacque così la Chemical City (così la chiamavano i documenti dell’intelligence inglese), una sorta di campus progettato per ospitare laboratori di ricerca, linee di produzione e stoccaggio e perfino gli alloggi per trecento scienziati.
Lo scoppio del conflitto impedì di completare il progetto iniziale, ma nonostante ciò diverse migliaia di tonnellate di iprite, fosgene e gas asfissianti furono prodotte e assemblate nei capannoni e nei sotterranei che attraversavano il bosco di faggi e si spingevano fino alle rive del lago.
Nella prima bonifica segreta, avviata nel 1996, furono rinvenute nel terreno, a pochi metri di profondità 60 cisterne di fosgene, ciascuna lunga quattro metri; tutte in pessime condizioni, con evidenti lesioni e tracce di ruggine. Nella totale segretezza si cominciò a svuotarle sul posto: il liquido assassino veniva pompato dalle ogive, trasferito in nuovi bidoni e inviato a Civitavecchia, il centro nazionale di bonifica e stoccaggio.
Ma durante queste delicatissime operazioni una nube si fosgene si liberò nell’aria intossicando gravemente un malcapitato ciclista e svelando a tutta la popolazione, fino ad allora ignara, la dimensione del problema.
Intensa fu la mobilitazione di Legambiente, delle associazioni ambientaliste, degli enti locali che reclamarono a gran voce il diritto ad essere informati.
Negli anni successi le autorità militari hanno più volte affermato che le operazioni di bonifica si sono concluse nel 2000, ma recenti indagini condotte dall’Arpa sui sedimenti del lago hanno evidenziato in alcuni punti concentrazioni di arsenico e altri metalli pesanti anche trenta volte superiori alla soglia di contaminazione. Oggi, 27 novembre, squadre militari specializzate procederanno allo scavo della zona militare. Chiuse strade provinciali e comunali, sgomberati tutti i fabbricati e divieto assoluto di navigazione nel raggio di 1 km dal punto in cui si andrà ad operare

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