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Le prospettive della canna comune come coltura da biomassa sostenibile

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L'impiego della canna comune per la produzione di biomassa

Può la canna comune offrire una fonte di energia rinnovabile e sostenibile? Il progetto del Centro Ricerca Crisba.

La ricerca di risorse energetiche rinnovabili ha stimolato l’attenzione verso colture destinate a fornire biomassa da utilizzare per produrre energia. Fra le molteplici specie testate si annoverano colture annuali, come il sorgo, la colza e il girasole, o poliennali come il pioppo, il miscanto e la canna comune (Arundo donax). Quest’ultima in particolare, una graminacea rizomatosa ampiamente diffusa nel nostro paesaggio, recentemente è stata oggetto di una vera e propria riscoperta.

La canna comune come fonte di biomassa

Dagli usi tradizionali del passato, quando veniva impiegata per la produzione di tutori per orticole, nella realizzazione di cesti o nelle fabbriche di cellulosa, negli ultimi anni la canna comune è stata invece studiata come fonte di biomassa, utilizzabile con successo nelle filiere energetiche del calore, del biogas e della produzione di bioetanolo.

Le ragioni di questa riscoperta sono da ascrivere alla serie di aspetti positivi che caratterizzano la specie quando utilizzata come coltura energetica nell’ambiente Mediterraneo, evidenziati in numerose pubblicazioni scientifiche, fra cui spiccano quelle del gruppo di ricerca del CRIBE di Pisa (Centro di Ricerca Interuniversitario Biomasse da Energia), coordinato dal Prof. Enrico Bonari della Scuola Superiore Sant’Anna.

Canna comune: caratteristiche

La canna è una pianta rustica, tollerante agli stress ambientali, che in coltura dura circa 15 anni garantendo alte rese produttive, con valori medi che, in funzione della tecnica agronomica e dell’areale di coltivazione, oscillano dalle 20 t/ha sino a superare le 40 t/ha di sostanza secca prodotta.

La tecnica colturale, ben nota e meccanizzabile, va dalla messa a dimora primaverile del materiale di propagazione (rizomi, talee di fusto o piante micropropagate) alla raccolta mediante trinciatura, che può essere effettuata anche due volte all’anno (doppio raccolto).

Rese energetiche “notevoli”

La biomassa ottenuta può essere quindi utilizzata, con rese energetiche considerevoli, per produrre biometano, bioetanolo o calore. L’aspetto più interessante è tuttavia rappresentato dalla grande sostenibilità ambientale della coltura, che richiede infatti bassi input tecnico-agronomici a fronte di rese produttive notevoli, consentendo quindi un bilancio energetico positivo con vantaggi economici e ambientali di gran lunga superiori ad altre colture, fra cui il mais.

La canna comune ha infatti un’elevata efficienza nell’uso dell’acqua e dell’azoto che si traduce in un fabbisogno modesto di apporti idrici e nutrizionali. Infine un’ultima caratteristica positiva è la sua grande rusticità e adattabilità a terreni marginali, che potrebbero quindi essere sfruttati evitando di sottrarre superfici fertili alle colture alimentari deputate alla produzione di cibo.

Piante di canna comune in micropropagazione presso il CRISBA di Grosseto

A ciò si collega anche il fatto che la canna è una coltivazione prettamente no-food che non presenta quindi le implicazioni etiche tipiche di altre colture, come il mais, il sorgo o il triticale, dove la scelta di destinare al comparto energetico le produzioni va a scapito della filiera alimentare.

Canna comune come biomassa: problemi

Tutte queste brillanti premesse non si sono tuttavia ancora tradotte in un’ampia diffusione della coltura a causa di due aspetti critici: l’invasività e la mancanza di una quantità sufficiente di materiale di propagazione per gli impianti. L’invasività secondo molti autori è in realtà un mito da sfatare: escludendo la propagazione per seme (l’infiorescenza è infatti sterile) rimane il problema del contenimento dei rizomi, per il quale basterebbe prevedere un solco di 40 cm circa attorno alla coltura, o dell’espianto per il quale viene consigliata invece una combinazione di interventi chimico-meccanici di eradicazione.

Quanto al materiale di propagazione, che incide in maniera consistente anche sui costi d’impianto, sarebbe necessaria un’attività vivaistica in grado di sostenerne la richiesta. In quest’ambito, oltre alle possibilità offerta da tecniche “convenzionali” di produzione di rizomi e di internodi di fusto, si stanno diffondendo anche in Italia aziende che producono e commercializzano piantine ottenute da micropropagazione. A tal proposito anche presso il Centro Ricerche CRISBA dell’ISIS “Leopoldo II di Lorena” di Grosseto (www.crisba.eu) sono state condotte ricerche relative alla messa a punto di substrati nutritivi solidi e liquidi per la moltiplicazione in vitro della specie, verificando come questa tecnica ben si presti alla rapida propagazione della coltura con costi contenuti.

Tutte queste premesse attendono comunque la prova dei fatti, nei prossimi anni si potrà constatare se le prospettive offerte dalla canna per la produzione di biomassa energetica si trasformeranno o meno in reali opportunità e se la specie, anziché rimanere ai margini dei campi coltivati, verrà effettivamente elevata al ruolo di coltura.

di Lorenzo Moncini – Responsabile attività  di Ricerca, Sperimentazione e  Divulgazione scientifica del CRISBA
c/o ISIS “Leopoldo II di Lorena”  Cittadella dello Studente – 58100 – Grosseto
E-Mail:  
moncini@crisba.eu
Sito internet:
www.crisba.eu 

 

BIBLIOGRAFIA PER APPROFONDIRE:

  • Ragaglini, F. Dragoni, M. Simone, E. Bonari

Suitability of giant reed (Arundo donax L.) for anaerobic digestion: Effect of harvest time and frequency on the biomethane yield potential

Bioresource Technology; N. 152; 107:115 (2014)

  •  Triana, N. Nassi O Di Nasso, G. Ragaglini, N. Roncucci, E. Bonari

Evapotranspiration, crop coefficient and water use efficiency of giant reed (Arundo donax L.) and miscanthus (Miscanthus x giganteus Greef et Deu.) in a Mediterranean environment
Gcb Bioenergy; (2014)

  •  Roncucci N., N. Nassi O Di Nasso, G. Ragaglini, F. Triana, S. Bosco, C. Tozzini, E. Bonari.

Growing giant reed (Arundo donax L.) in a marginal soil: short-term effect on soil organic carbon
Convegno: “La sostenibilità dell’intensificazione colturale e le politiche agricole: Il ruolo della ricerca agronomica” (2014)

  •  Ezio Casali

Arundo donax

www.rivistadiagraria.org;  n.199 (2014)

  •  Nassi O Di Nasso, N. Roncucci, E. Bonari

Seasonal Dynamics of Aboveground and Belowground Biomass and Nutrient Accumulation and Remobilization in Giant Reed (Arundo donax L.): A Three-Year Study on Marginal Land
Bioenergy Research; N. 6; 725:736 (2013)

  •  Nassi O Di Nasso, N. Roncucci, S. Bosco, G. Ragaglini, C. Tozzini, E. Bonari

In search of sustainable energy cropping systems for a Mediterranean environment: comparison of several long-term studies.
20th European Biomass Conference and Exhibition (2012)

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