Home Energia 100% da fonti rinnovabili? Potrebbe diventare realtà per questi 139 Paesi

100% da fonti rinnovabili? Potrebbe diventare realtà per questi 139 Paesi

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Città alimentate al 100% da fonti rinnovabili. Non è un’utopia, ma una realtà alla portata di tutti. Questo, almeno, stando a quanto affermato da due ricercatori dell’Università di Stanford, Mark Jacobson e Mark Delucchi.

I due ricercatori hanno infatti valutato la situazione di ogni singolo Paese, per trovare il mix giusto di energie che potrebbero consentire il raggiungimento dell’obiettivo “100percet” da fonti rinnovabili. Una soluzione che sarà presentata la alla Cop 21, la Conferenza internazionale sul clima che si terrà a Parigi a partire dal 30 novembre.

Per raggiungere i migliori risultati, i Paesi, globalmente, dovrebbero ricavare il 19,4% dell’energia dall’eolico onshore, il 12,9% dall’eolico offshore, il 42,2% dal fotovoltaico, il 5,6% da tetti solari, il 7,7% dal solare a concentrazione, il 4,8% dall’idroelettrico e l’1,47% da geotermico, onde e maree.

I piani nazionali di Jacobson e Delucchi sono particolarmente dettagliati: prevedono il numero esatto di turbine eoliche, parchi solari e dighe idroelettriche che dovrebbero essere costruiti. Tutti i loro calcoli saranno inviati ai leader dei 195 Paesi riuniti a consesso per la COP 21.

Secondo i ricercatori, se i governi passassero con decisione alle rinnovabili e smettessero in tempi rapidi di bruciare petrolio, gas e carbone, gli accordi internazionali per ridurre le emissioni potrebbero essere superflui. Senza nemmeno dover far affidamento all’energia nucleare.

Ma quale potrebbe essere il mix giusto per l’Italia?

Jacobson e Delucchi hanno previsto anche quali percentuali, nello specifico, servono all’Italia per poter arrivare al 100% di rinnovabili: il maggior quantitativo di energia dovrebbe arrivare dal fotovoltaico (oltre il 65%) e dall’eolico onshore (11%).

Secondo i calcoli totali effettuati, il passaggio completo all’energia pulita porterebbe in tutto il mondo e nei 25 anni 22 milioni di posti di lavoro, al netto di quelli persi nel campo dei combustibili fossili, evitando dai 3,3 ai 4,6 milioni di morti premature a causa dell’inquinamento.

Come spiega Jacobson: “Spesso le persone non sanno cosa sarebbe possibile ottenere, ma questi sono numeri che catturano l’attenzione“. E sono numeri reali, raggiungibili se solo i governi credessero fino in fondo nel cambiamento.

Jacobson e Delucchi hanno anche calcolato quanto ogni paese è vicino alla ‘meta’ del 100%.

Chi si avvicina di più è la Norveglia, con un 67% di rinnovabili; segue il Paraguay, l’unico, rispetto agli altri, ad di sopra del 50%.

L’Italia è al ventisettesimo posto, mentre in fondo alla classifica ci sono ‘superpotenze’ dei combustibili fossili come Oman e Qatar, Singapore e, all’ultimo posto con lo 0%, Trinidad e Tobago.

I due ricercatori forniscono anche una risposta a quanti si pongono il problema della discontinuità proveniente dall’uso di fonti rinnovabili. Più che adoperare accumulatori che fanno aumentare il prezzo, affermano, è meglio puntare su un mix ‘intelligente’, in modo che una fonte possa sopperire alle mancanze delle altre.

Il ‘Solution Project’ elaborato dai ricercatori ha convinto diversi noti filantropi, che hanno assicurato il supporto alla causa, dalla fondazione di Elon Musk a quella di Leonardo Di Caprio, uno degli ospiti attesi a Parigi.

Nel frattempo, esistono diversi luoghi in cui l’obiettivo del 100% di energia da fonti rinnovabili è stato pienamente raggiunto o sarà raggiunto al più presto. Parliamo dell’Uruguay, che è attualmente all’84% o della piccola isola di El Hierro, in Spagna, dove a fine giugno ha aperto un parco eolico che potrebbe presto garantire il 100% della sufficienza energetica necessaria al fabbisogno dell’isola.

(Foto: Peter Heilmann)