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Enel e Greenpeace, il braccio di ferro sul nucleare in Slovacchia

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Quattro miliardi di euro per rimodernare la centrale nucleare in Slovacchia. È questa la somma che Enel, Ente nazionale per l’energia elettrica ha deciso di investire nella centrale di Mochovce, in Slovacchia. Ma Greenpeace non ci sta, la Corte Suprema slovacca accoglie il ricorso e si riaprono i giochi. Forse.

Spendere quattro miliardi di euro per rimodernare una tecnologia risalente agli anni ‘70. È questo, in soldoni, ciò che sta facendo Enel con la centrale nucleare di Mochovce, in Slovacchia.

In un documento inoltrato a La Stampa, Greenpeace spiega innanzitutto come negli anni i costi di un impianto così vecchio siano lievitati in maniera assurda e, in secondo luogo, come investire in una soluzione del genere possa essere estremamente pericoloso. Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia spiega: “I costi come descritti dal documento di Greenpeace risultano confermati a 3,8 miliardi di euro per 880 MW, dunque sui livelli di quanto oggi costa un EPR di ultima generazione. Circa 5.000 euro a kW installato per un reattore la cui progettazione di base è degli anni ‘70, in piena epoca sovietica”.

In effetti, sembra che dal 1986 al 2004, gli oneri legati alla costruzione della nuova parte dell’impianto siano passati da 865 milioni di euro a 1,89 miliardi, fino ad arrivare oggi a quasi 4 miliardi di euro.

Secondo l’Associazione ambientalista non vale la pena spendere una cifra così grossa per rimodernare un impianto obsoleto, quando con la stessa somma si potrebbe creare un impianto di ultima generazione, più sicuro.

A queste accuse Enel risponde che non bisogna fare riferimento alle considerazioni fatte da Greenpeace, perché, per il completamento dei due nuovi reattori (3 e 4), “i costi attualmente sono saliti a 3.8 miliardi di euro a causa delle nuove e più stringenti misure di sicurezza che l’Unione Europea ha introdotto con una serie di stress test applicati a tutte le centrali nucleari europee (operative ed in fase di costruzione) successive all’evento di Fukushima”.

Secondo Enel e i vari governi slovacchi, l’investimento fatto dalla società sarebbe “strategico” per consentire alla Slovacchia di avere la piena autonomia energetica, necessaria al suo fabbisogno interno, “autonomia che aveva perso con l’ingresso nella UE quando, tra le condizioni che erano state imposte al Paese per entrare nell’Unione Europea, c’era anche la chiusura di alcuni reattori nucleari di vecchia generazione. Motivo per cui il Paese ha puntato su questi due nuovi reattori”, puntualizza Enel.

Greenpeace si è dimostrata da subito contraria alla cosa, presentando un ricorso alla Corte Suprema slovacca, per evitare un’azione considerata inutile e pericolosa. Onufrio spiega infatti che: “Si tratta di una centrale senza un doppio sistema di contenimento, che è presente nella maggior parte dei reattori funzionanti in occidente, e impiega un condensatore a bolle che, però, non è sufficiente a contenere eventuali incidenti gravi. Per quanto riguarda la protezione da eventuali incidenti provocati dall’esterno, è semplicemente stato costruito un muro più spesso. Ma anche con questa caratteristica nessun Paese occidentale accetterebbe un reattore nucleare costruito in questo modo”. 

Così, il 22 agosto scorso, la Corte Suprema slovacca ha accolto il ricorso presentato dall’Associazione ambientalista, annullando la decisione dell’autorità di regolamentazione nucleare di autorizzazione ai lavori di completamento delle unità 3 e 4.

Il processo di autorizzazione adesso deve essere ripetuto. In una nota, l’autorità di regolamentazione nucleare fa sapere che emetterà una nuova decisione in materia e sentirà tute le posizioni delle parti del procedimento, fornendo a Greenpeace la documentazione sulla costruzione degli impianti. Nel frattempo, però, sembra che il permesso di costruzione resti in vigore.

Slovenske Elektrarne, azienda di Stato slovacca, avrebbe dichiarato infatti che “la sentenza è relativa solo ad un contenzioso tra l’autorità nucleare e greenpeace e, per fare chiarezza, come sottolineato dai portavoce dell’autorità e del ministero dell’economia, non annulla il permesso di costruzione delle unità 3 e 4 della centrale di Mochovce; quindi i lavori proseguiranno come previsto”.

Restiamo in ascolto per comprendere come questa vicenda si concluderà.

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(Foto: Andre Bulber)

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