Home Ambiente Capoluoghi italiani, politiche ambientali e vivibilità: la classifica stilata da Legambiente

Capoluoghi italiani, politiche ambientali e vivibilità: la classifica stilata da Legambiente

381
0
CONDIVIDI

Città italiane a tre velocità: lente, lentissime e statiche. È questo quanto emerge dalla XXI edizione di “Ecosistema Urbano”, il rapporto di Legambiente sulla vivibilità ambientale dei capoluoghi italiani, realizzato in collaborazione con Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore.

Secondo il rapporto, il quadro non è dei migliori, con un inquinamento atmosferico a livelli di emergenza, un tasso di motorizzazione in crescita e una gestione dei rifiuti che lascia a desiderare.

In testa alla classifica delle città dove si vive meglio ci sono: Verbania, Belluno, Bolzano, Trento e Pordenone. Nessuna di queste 5 città, però, si può comunque dire “virtuosa”.

Trento, ad esempio, presenta valori eccessivi di biossido di azoto; Verbania e Belluno perdono un terzo dell’acqua immessa in rete; Pordenone depura poco più della metà dei suoi scarichi fognari.

In fondo alla classifica, invece, si collocano Agrigento e Isernia, Crotone e Messina, Catanzaro e Reggio Calabria.

Quest’anno, nella classifica stilata in Ecosistema Urbano, ci si è concentrati soprattutto sulla qualità delle politiche ambientali per comprendere in maniera approfondita cosa i centri decisionali fanno in termini di sostenibilità, mobilità, gestione rifiuti e acqua. E, purtroppo, è proprio qui che acquistano senso i tre termini: lente, lentissime e statiche.

Se paragonate ad altre numerose città europee, infatti, l’Italia spicca per incoerenza e inazione.

Certo, non mancano segnali chiari di cambiamento, come la differenziata, il car-sharing, le pedonalizzazioni, ma senza una strategia chiara e obiettivi ambiziosi, è difficile che le nostre città riescano ad andare da qualche parte.

Secondo il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza: “Serve un piano nazionale che assegni alle città un posto di primo piano nell’agenda politica che superi la frammentazione dei singoli provvedimenti e mostri una capacità politica di pensare un modo nuovo di usare e vivere le città. Purtroppo, il decreto SbloccaItalia rappresenta solo l’ennesima occasione persa. E le città pagheranno anche questo”.

Gli indicatori utilizzati per dipingere lo scenario italiano sono stati 18:

  • 3 indici sulla qualità dell’aria (concentrazioni di polveri sottili, biossido di azoto e ozono);
  • 3 sulla gestione delle acque (consumi, dispersione della rete e depurazione);
  • 2 sui rifiuti (produzione e raccolta differenziata);
  • 2 sul trasporto pubblico (il primo sull’offerta, il secondo sull’uso che ne fa la popolazione);
  • 5 sulla mobilità (tasso di motorizzazione auto e moto, modale share, indice di ciclabilità e isole pedonali);
  • 1 sull’incidentalità stradale;
  • 2 sull’energia (consumi e diffusione rinnovabili).

Complessivamente, l’inquinamento atmosferico rimane ancora nei livelli di emergenza, soprattutto nei comuni più grandi come Trieste, Milano, Torino e Roma, a causa del biossido di azoto (NO2).

Per quanto riguarda la mobilità, solo a Bolzano le politiche sono riuscite a limitare gli spostamenti motorizzati privati al di sotto di un terzo degli spostamenti complessivi. Mentre sono 26 le città in cui gli spostamenti in auto e moto superano i due terzi del totale.

Sul fronte rifiuti, nel 2013 la produzione pro capite è scesa a una media di 541 kg/abitante (-3,4% rispetto al 2012) e la raccolta differenziata è arrivata al 40,8% (+3,9%). Tuttavia, il miglioramento non riguarda in maniera omogenea tutti i comuni: a fronte di un terzo dei comuni che non raggiunge nemmeno il 35% previsto per il 2006, ve ne sono altrettanti che superano abbondantemente il 50%. Otto di questi hanno praticamente raggiunto o superato l’obiettivo di legge del 65%.

Diversificati anche i dati sulla dispersione dell’acqua: si va da un 8% di Foggia a un 77% di Cosenza.

La situazione migliore è quella delle città medio/piccole del Nord, anche se tra le prime 10 troviamo tre città del centro: Oristano,L’Aquila e Perugia.

Prima in assoluto è Verbania che colleziona buone performance negli indicatori più significativi. Seconda è Belluno, con buoni risultati negli indici legati all’inquinamento atmosferico, ai rifiuti e a parte della mobilità.

In coda alla graduatoria ci sono Crotone, Isernia e Agrigento, che collezionano una lunga serie di “nd” negli indici più significativi della ricerca.

Potete visionare il rapporto completo a questo link: http://www.legambiente.it/contenuti/comunicati/il-mal-comune-presentata-oggi-torino-la-21-edizione-di-ecosistema-urbano

(Foto: earthtimes)

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here