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Calamità naturali: Protezione Civile e Consip correggono il bando

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Consip, la società per azioni del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), ha indetto, per conto del Dipartimento della Protezione Civile, un bando di gara per la fornitura, il trasporto, il montaggio di soluzioni abitative in Emergenza (SAE) e i servizi connessi.

Un maxibando da 1,2 miliardi di euro attraverso il quale, si spiega, “saranno individuati i fornitori di 18 mila moduli abitativi da impiegare in caso di calamità naturale nell’arco dei prossimi sei anni. L’Accordo quadro aggiudicato si tradurrà in acquisto solo al verificarsi di effettive situazioni di emergenza”.

La fornitura delle SAE comprende le attività di produzione, trasporto fino alle aree per l’insediamento indicate dalle amministrazioni, montaggio, fissaggio della struttura, allacci alle reti di servizio, fornitura di arredi ed accessori, pulizia finale dell’alloggio, nonché una serie di servizi preliminari quali il layout dell’insediamento e delle relative urbanizzazioni.

I moduli abitativi saranno utilizzati, solo in caso di necessità, per l’alloggiamento rapido e provvisorio delle popolazioni dei Comuni colpiti da calamità, le cui abitazioni siano state distrutte e reputate inagibili.

Un grosso appalto di Stato che tutti ci auguriamo non debba mai essere messo in pratica.

Le soluzioni abitative, come abbiamo precedentemente spiegato, potranno raggiungere un costo massimo di 1 miliardo e 188 milioni di euro. La quota, valida per i prossimi sei anni, cioè per quanto vale la durata dell’accordo, è stata effettuata sulla base di serie storiche. Il meccanismo dell’accordo è che i soldi verranno spesi solo al verificarsi delle calamità e in conseguenza dell’attivazione di singoli contratti di fornitura (“a cascata”) da parte delle amministrazioni locali.

Lo stesso identico bando, però, sembra sia apparso l’11 aprile 2013, sul sito ufficiale della Consip. Allora perché ne è stato redatto un altro, a correzione del primo?

L’unica “piccola” differenza presente tra i due bandi consterebbe di uno scarto di mezzo miliardo di euro. Nel bando 2013, infatti, il massimale di fornitura era stato fissato a 12mila moduli abitativi d’emergenza, che prevedevano un costo complessivo stimato intorno a 684 milioni di euro. Il bando recentemente redatto, invece, applica una correzione: 18mila moduli abitativi con costi complessivi fissati intorno a 1,2 miliardi di euro. Entrambi in sei anni.

Confrontando i due bandi, sembra che le soluzioni abitative di emergenza richieste di fronte a tali eventuali calamità siano le stesse: moduli di 40 metri quadri destinati a ospitare nuclei familiari di 1-2 persone. E da 60 metri quadri per nuclei da 3-4 persone. Come abbiamo già spiegato, a essere diverso è il numero di moduli presi in considerazione: 6 mila in più rispetto al 2013. Facendo una media, significa che la protezione civile stima che, dinanzi a eventuali calamità naturali, potrebbe essere necessario fornire una sistemazione abitativa per una quantità di persone che va da un minimo di 54 mila a un massimo di 64 mila.

Stime nettamente superiori rispetto a quelle emerse l’anno precedente.

Il quotidiano La Notizia ha chiesto al Consip di spiegare il perché sia stato necessario indire un bando identico a quello precedente, ma con queste correzioni. Il Consip avrebbe risposto che il bando precedente era improcedibile: “Un lotto è andato deserto, un altro ha avuto un’offerta non conforme e il terzo ha avuto due offerte, di cui una non conforme. Così, visto che il disciplinare di gara prevedeva l’esistenza di almeno due offerte valide, si è dovuto dar luogo a una nuova gara”.

I valori massimali di forniture e costi sarebbero poi lievitati in seguito alla variazione della natura dei lotti: da 3 lotti merceologici del 2013, si è passati a 3 lotti geografici del 2014, con la stima di copertura di 6mila moduli abitativi per lotto considerato, nel caso di “evento calamitoso di notevole entità”.

Sempre se e solo se episodi del genere dovessero verificarsi.

(Foto: Pfala)

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