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Vertical bio: indagate 35 persone per falsi prodotti bio provenienti dall’estero

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Continuano le operazioni condotte in tutela del Made in Italy e inerenti il settore del biologico. Nei giorni scorsi, l’Ispettorato Repressione Frodi (ICQRF) e la Guardia di Finanza di Pesaro, con la collaborazione del Corpo Forestale dello Stato, hanno disarticolato un’associazione per delinquere, di carattere internazionale, che avrebbe importato da Paesi terzi granaglie destinate al comparto zootecnico e, in taluni casi, all’alimentazione umana e che venivano falsamente certificate come “bio”.  In particolare, soia, mais, grano tenero e lino, provenienti sia da Paesi extra Ue (Moldavia, Ucraina e Kazakhstan) che Ue (Romania).

Le operazioni sono state condotte all’interno dell’indagine denominata Vertical Bio. Secondo quanto si apprende dagli organi di stampa, sarebbero 35 le persone denunciate nella falsificazione dei prodotti agricoli. Contestualmente, sono stati eseguiti sequestri preventivi per un ammontare complessivo di circa 35 milioni di euro corrispondenti all’illecito profitto derivante dall’attività fraudolenta; i sequestri sono stati eseguiti sui beni mobili, immobili, partecipazioni societarie e conti correnti riconducibili a 20 dei soggetti indagati, nonché sui beni aziendali di 6 società.

vertical bio

Le indagini, durate circa due anni, hanno visto l’impiego di complessi metodi di investigazione, tra cui intercettazioni telefoniche e analisi chimico-fisiche dei prodotti, nonché ricostruzioni documentali.

Sembra che le operazioni di frode fossero capeggiate da un ultrasettantenne emiliano, identificato dagli affiliati con il nome in codice di “maestro Joda”. I prodotti, provenienti da Paesi terzi (Moldavia, Ucraina, India, ecc.) ed etichettati come biologici erano in realtà ottenuti, in alcuni casi, con il contributo di organismi geneticamente modificati e contaminati con principi attivi chimici, vietati in agricoltura biologica (tra cui glifosato e brachizzanti come il clomerquat).

La complessa macchina prevedeva addirittura che le società italiane coinvolte controllassero da un punto di vista tecnico e finanziario le realtà imprenditoriali operanti nei Paesi esteri coinvolti, sia gestendo i metodi di coltivazione dei prodotti, che la certificazione biologica.

Come riportato dalle agenzie stampa: “Le indagini sino ad oggi eseguite, hanno consentito di procedere al sequestro di oltre 2.200 tonnellate di granaglie, falsamente certificate biologiche, per un valore complessivo pari a circa 3 milioni di euro e permesso di denunciare 35 persone, coinvolte nel traffico illecito di prodotti agricoli, iscritte nel registro degli indagati”. Fatti gravi che, purtroppo, vanno a penalizzare anche l’operato dei coltivatori biologici onesti.

Come riporta Coldiretti, la truffa del falso bio importato dall’estero colpisce circa 45mila agricoltori italiani. In questo senso, la Confederazione Nazionale Coltivatori Diretti, tiene a precisare come “Di fronte al ripetersi di frodi che riguardano l’importazione di prodotti falsamente biologici, è dunque importante controbattere con un regime di controllo più restrittivo. È necessario rendere facilmente riconoscibile in etichetta la produzione ottenuta con materia prima e standard nazionali, per consentire ai consumatori di fare scelte di acquisto consapevoli sulla reale origine del prodotto acquistato. In attesa che questo avvenga, il consiglio è quello di acquistare i prodotti biologici direttamente nelle aziende, nelle botteghe e nei mercati degli agricoltori di Campagna Amica, che garantiscono l’origine nazionale degli alimenti in vendita”.

(Foto: kokenvoorpapegaaien)

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