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Se è il grano a causare la depressione

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Da molto tempo ormai si discute sulle alterazioni gastrointestinali che il glutine può produrre anche in soggetti che non soffrono di intolleranze o celiachia. Abbiamo visto, ad esempio, come il processo di raffinazione del grano abbia portato nel tempo alla creazione di un prodotto spesso nocivo per la salute, che di antico e naturale ha poco o niente. La meccanizzazione e la produzione industriale, infatti, hanno favorito la creazione di nuove qualità di grano più ricco di peptidi tossici rispetto alle precedenti varietà.

È solo da relativamente poco tempo che sono venute alla luce anche le proprietà psicoattive di questo alimento.

Recentemente, i ricercatori del Department of Gastroenterology, della Monash University, hanno condotto un interessante studio intitolato “Trial clinico randomizzato: il glutine può causare depressione nei soggetti con sensibilità non celiaca al glutine – uno studio clinico esplorativo”. Lo studio, pubblicato sulla rivista Alimentary Pharmacology and Therapeutics, si poneva il problema di verificare una corrispondenza nei soggetti analizzati tra il consumo di glutine e un aumento del rischio di depressione.

Ventidue soggetti , tutti di età compresa tra i 24 e i 62 anni, affetti da sindrome dell’intestino irritabile e a cui non è stata diagnosticata celiachia, sono stati sottoposti per un periodo di controllo a una dieta priva di glutine.

Ai partecipanti sono stati assegnati, in maniera del tutto casuale, tre tipologie diverse di diete, seguite da una pausa di tre giorni prima di cambiare nuovamente alimentazione. Questo per valutare al meglio il nesso tra l’alimentazione e i diversi disturbi, fisici e mentali. Infatti, contemporaneamente sono stati effettuati controlli sulla secrezione di cortisolo da parte dell’organismo e sui sintomi di disturbi gastrointestinali.

I risultati dello studio sono stati i seguenti: l’ingestione di glutine è stata associata con punteggi più alti di depressione. Non sono state trovate differenze per gli altri indici statali STPI o per le misure tratto STPI. Tra i diversi campioni non è stata identificata nessuna differenza nella secrezione di cortisolo. Sintomi gastrointestinali sono stati indotti invece in modo simile in tutti i tipi di problemi alimentari.

I ricercatori hanno concluso che: “L’esposizione a breve termine al glutine ha indotto attuali sentimenti di depressione senza alcun effetto su altri indici o su disposizioni emozionali. L’induzione di sintomi gastrointestinali specifica del glutine non è stata identificata. Questi risultati potrebbero spiegare perché i pazienti con sensibilità non celiaca al glutine si sentono meglio con una dieta priva di glutine, nonostante la prosecuzione dei sintomi gastrointestinali”.

Questo studio indica che coloro che consumano il grano potrebbero aspettarsi di soffrire di effetti collaterali depressivi. Il grano viene consumato in tutto il mondo al ritmo di milioni di tonnellate. Allo stesso tempo, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la depressione è una delle principali cause di morbilità in tutto il mondo.

Secondo uno studio pubblicato nel 2012 sulla rivista di Psychosomatic Research dal titolo “La riduzione della qualità della vita nella malattia celiaca è più fortemente associata con la depressione che con i sintomi gastrointestinali” , anche nei pazienti con malattia celiaca classica, non sono il gonfiore, la diarrea e i problemi molteplici gastrointestinali che causano più sofferenza, quanto il declino della qualità della vita, in particolare la depressione.

Le proprietà psicoattive del grano devono essere riconosciute come un rischio significativo, sia per le persone che soffrono di intolleranze che per quelle invece che non sono celiache. Più saggio sarebbe tornare alle colture del grano antico, più sane, così come sta già succedendo in alcune parti d’Italia.

(Foto: Jams_123)