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Rifiuti infetti di origine animale trasformati in mangimi. Arresti in Sardegna

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Questa volta non si tratta di un semplice traffico di rifiuti infetti. Gli agenti del Nucleo investigativo del Corpo forestale e vigilanza ambientale della Sardegna hanno scoperto un traffico di rifiuti di origine animale. La particolarità è che questi rifiuti, invece di essere distrutti, venivano trasformati in farine e oli utilizzati come mangimi che avrebbero potuto diffondere piaghe come la peste suina o il morbo della lingua blu.

Quattro persone sono state arrestate e per altre quattro è scattato l’obbligo di dimora nel Comune di residenza. L’operazione ha portato all’arresto di amministratore e soci della ditta Lem, accusati di associazione a delinquere finalizzata al traffico illegale dei rifiuti, diffusione di malattie delle piante o degli animali. La ditta Lem, che ha sedi in Lazio, Campania e Sardegna, è specializzata nel trasporto e nella gestione di sottoprodotti di origine animale e alla trasformazione in farine e oli.

L’operazione, denominata “Pestilentia”, ha preso vita su alcune indagini scattate lo scorso anno a seguito di una segnalazione e ha portato anche al sequestro di uno stabilimento a Thiesi (Sassari). Il nome dell’operazione ben rispecchia la gravità della situazione, visto che, per gli inquirenti, sarebbe stato concreto il rischio di contaminazione dei mangimi con virus o morbi riscontrati in diversi allevamenti sardi.

Gli uomini del Corpo forestale hanno intercettato in Sardegna alcuni carichi di rifiuti di origine animale che, si è scoperto, erano composti in parte da scarti consentiti dalla legge e in parte da scarti che invece andavano distrutti.

Secondo gli investigatori, la Lem, azienda che ritirava i rifiuti da oltre diecimila clienti in tutta Italia, aveva le autorizzazioni per lavorare solo alcuni tipi di sottoprodotti di origine animale. In realtà, ipotizzano gli inquirenti, la società miscelava tutti gli scarti, quindi anche quelli non consentiti, per produrre mangimi. In questo modo avrebbe ottenuto il massimo valore commerciale dei rifiuti con il minimo del riciclo.


Le prime stime parlano di un risparmio, in un anno, di circa 1,7 milioni di euro per il mancato smaltimento.

Si parla anche di una presunta falsificazione di registri di carico e documenti di trasporto, finalizzata al trasporto dei rifiuti dal centro di stoccaggio di Thiesi a quelli di Caivano per la frantumazione, e a Frosinone per la trasformazione.

Diverso da quello di amministratore e soci dell’azienda il ruolo ricoperto dagli autotrasportatori sardi.

Nonostante una parziale coercizione da parte dei datori di lavoro, derivante dalla loro condizione economica e dalla posizione di dipendenti, avrebbero comunque agito – secondo l’accusa – con la consapevolezza di agevolare le attività della società provvedendo al recupero e al trasporto dei materiali, favorendo le falsificazioni e adottando tutti gli accorgimenti per evitare eventuali controlli. Per loro è stato previsto l’obbligo di dimora.

Sarebbero nove, in tutto, le persone indagate nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Cagliari. Le indagini degli investigatori proseguono, per accertare responsabilità e dinamica degli eventi.

(Foto: ideasinfood)

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