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La proposta di legge sul testamento biologico spiegata in 5 punti

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testamento biologico

Testamento biologico al vaglio della Camera.

Si discute dei diritti dei pazienti e dei medici in tema di consenso informato, somministrazione delle terapie e dichiarazioni anticipate di trattamento. 

A quasi otto anni dalla morte di Eluana Englaro e a seguito dell’attenzione mediatica sollevata dalla scelta di Dj Fabo di recarsi all’estero per l’eutanasia assistita, la legge sul testamento biologico potrebbe vedere luce.

240 voti favorevoli, 4 voti contrari e 93 astensioni. Questi i numeri con cui la Camera ha approvato l’articolo 1 della proposta di legge sul testamento biologico, che disciplina il consenso informato. Nessuna terapia può essere iniziata senza il consenso formale del paziente che, inoltre, può scegliere di sottrarsi alle cure in qualsiasi momento.

Allo stesso tempo il medico viene esonerato da ogni responsabilità in merito a tale rifiuto. Anzi, ha il diritto di essere obiettore di coscienza, rifiutarsi di somministrare una terapia parziale o staccare le macchine, e invitare il paziente (o la famiglia) a rivolgersi a un altro specialista.

Cos’è il testamento biologico

Ma in cosa consiste nello specifico il testamento biologico? Si tratta di una dichiarazione anticipata circa i trattamenti medico sanitari che si è disposti ad accettare. Allo stesso tempo si potranno invece indicare le terapie cui ci si vuole sottrarre. Si tratta di dichiarazioni offerte dai cittadini nel caso in cui, nel momento di bisogno, non siano in grado di esprimere la propria volontà. Questa dichiarazione, detta anche DAT, è pensata soprattutto per quelle malattie o lesioni invalidanti che obbligano a trattamenti permanenti o l’utilizzo delle macchine per la nutrizione, l’idratazione e la respirazione. Finché questa proposta non diventa legge, se il malato non è in grado di esprimere il proprio giudizio, la scelta dei trattamenti passa ai parenti o ai rappresentanti legali designati.

Ma rivediamo insieme la proposta sul testamento biologico in 5 punti.

1. Consenso informato

Come già anticipato, nessun trattamento può essere iniziato o proseguito senza il previo consenso libero e informato del paziente o di familiari designati.  Il consenso informato è espresso in forma scritta o mediante tecnologie informatiche opportune. Il rifiuto può essere espresso verso qualsiasi tipo di accertamento diagnostico o trattamento sanitario, anche in merito a idratazione e nutrizione artificiali.

2. Responsabilità del medico

A seguito del rifiuto circa un’indagine o un trattamento, il medico può esprimere il suo diritto di obiezione di coscienza. È tenuto a rispettare la volontà del paziente ma allo stesso tempo non può essere obbligato a “trattamenti sanitari contrari a norme di legge, alla deontologia professionale e alla buone pratiche clinico-assistenziali“.

3. Dat

Ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, può esprimere i propri giudizi e convinzioni in materia di trattamenti sanitari, in un documento scritto che racchiuda appunto le disposizioni anticipate di trattamento. Può inoltre indicare una persona di fiducia che rappresenti le sue volontà.

4. Revocabilità delle Dat

Le DAT, redatte per iscritto davanti a un pubblico ufficiale, un medico, a due testimoni o attraverso strumenti informatici, sono rinnovabili, modificabili e revocabili in qualsiasi momento.

5. Pianificazione delle cure

In merito ad una patologia cronica e invalidante, paziente e medico possono accordarsi per l’iter terapeutico da intraprendere e quali trattamenti escludere, in caso il paziente dovesse trovarsi nella condizione di non poter esprimere il libero consenso.

Criticità e polemiche sul testamento biologico

Uno dei nodi critici principali in merito alle questione è rappresentato dai costi che la registrazione delle DAT comporta. In Parlamento si valutava la possibilità di istituire un registro a livello nazionale, che comporta un costo per il quale non ci sono fondi. La questione per ora è rinviata.



Inoltre c’è la polemica sollevata dal fronte cattolico, che ritiene che questa proposta di legge sul testamento biologico sia solo un modo per introdurre una forma di eutanasia “mascherata”, facendo “morire di fame e di sete” coloro che rifiutano la nutrizione e l’idratazione assistita, nonostante sia volontà espressa in modo consapevole e secondo il proprio libero arbitrio.

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