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Beagle: probabile affidamento ad associazioni animaliste

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Non si fermano le richieste di adozione dei cani beagle per la sperimentazione allevati a Montichiari (Brescia) all’interno di Green Hill, sotto sequestro probatorio. Lo rende il Coordinamento fermare Green Hill invita, però, alla prudenza.

”Invitiamo chi ci ha scritto proponendosi per adottare alcuni dei prigionieri di Green Hill a seguire la vicenda dei beagle e aspettare”, ha fatto sapere il Coordinamento con una nota.

“Se e quando ci sarà la possibilità di adottare gli animali non mancheremo di comunicare contatti e modalità”. Da scongiurare l’ipotesi che i beagle vengano affidati a realtà che non
conoscono a fondo la vicenda: ”Chi sta raccogliendo le pre-adesioni e facendo comunicati stampa per gli affidi”, si legge nella nota, “sono associazioni che non hanno fatto assolutamente nulla in questa lotta e che non hanno contatti con le istituzioni coinvolte in un eventuale sequestro definitivo”.
La mobilitazione degli animalisti, nel frattempo, non si ferma. Venerdì 27 luglio alle 17 è annunciata una protesta davanti allo studio del commercialista di Green Hill, in via Arcivescovado a Milano. Alle 18,30 la protesta dovrebbe spostarsi in via Visconti, fuori dallo studio dei legali dell’azienda.

Intanto, la settimana che si apre potrebbe essere cruciale per il destino dei beagle.

Come già emerso qualche giorno fa, i pm  starebbero valutando la possibilità di trasferire i cuccioli di cane, soprattutto dopo la scoperta di centinaia di cadaveri di animali rinvenuti nelle celle frigorifere dell’allevamento.

Carcasse che sono state poste sotto sequestro e sulle quali sono in corso ulteriori accertamenti.
Gli inquirenti sospettano che gli animali siano stati abbattuti perché “non conformi” agli standard dell’azienda. Cuccioli e cani adulti che presentavano qualche problema fisico (anche solo una dermatite) e che quindi non potevano essere commercializzati.

Un sospetto atroce, ancora da confermare ma che getta ombre inquietanti sul macabro rinvenimento.
Nei capannoni di colle San Zeno sono ospitati 2700 cani, molti dei quali, già nelle prossime ore, potrebbero essere spostati, a piccoli gruppi, verso altre destinazioni, ovvero i centri di accoglienza gestiti da associazioni animaliste.
Sotto la lente anche i circa 400 cani “fantasma” ovvero privi del regolamentare ed obbligatorio microchip di riconoscimento, che non risultavano registrati nell’anagrafe dell’allevamento.
Allo stato attuale risultano indagate tre persone, ai vertici dell’azienda, ai quali è stato contestato il reato  di “maltrattamento di animali”.

 

Fonte “quibrescia”

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