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Blue Economy: in Colombia la foresta che produce carburante e acqua senza inquinare

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La Blue Economy secondo Gunter Pauli

Osservare la natura, apprendere da lei e creare nuovi posti di lavoro: è questo, in sintesi, l’obiettivo della Blue Economy.

Un’economia circolare, capace di creare valore e crescita, pur osservando i principi della sostenibilità, è possibile. Ne è convinto fermamente Gunter Pauli, l’imprenditore belga diventato famoso con Ecover, tra i leader mondiali di prodotti ecologici per la pulizia della casa, e fondatore di Zero Emissions Research and Initiatives, un think tank inserito l’anno scorso nella top ten dei più innovativi dall’università della Pennsylvania.

Cerchiamo di approfondire insieme il concetto della blue economy.

Blue economy: sviluppo economico nel rispetto dell’ambiente

Pauli spiega egregiamente il contesto attuale, in cui la Blue economy diventa una strada quasi obbligata per salvare l’uomo e l’ambiente:

«Lo sviluppo conseguito attraverso processi lineari, in cui le risorse naturali in via di esaurimento vengono estratte per produrre articoli di consumo destinati a finire nelle immondizie, ci ha fatto disimparare i processi circolari della natura, che è capace di riutilizzare sempre tutto con estrema efficienza, senza perdere nulla per strada».

Ed è proprio alla natura che dobbiamo guardare per creare posti di lavoro e favorire una crescita economica sana. Un esempio concreto potrebbe permetterci di entrare meglio in questa mentalità. Esempio fornito dallo stesso Pauli.

Blue economy: se l’innovazione e la crescita economica vengono dagli alberi

Come dicevamo, l’innovazione della blue economy sta nel creare sviluppo, senza sprechi e rifiuti, o comunque riducendoli al minimo.

Un esempio viene dalla gestione delle foreste per la produzione di resina di gomma. In Colombia, oggi, questo settore produttivo è capace di estrarre dai pini circa 1,5 milioni di tonnellate di prodotto.

La resina viene trasformata in colofonia e in vari altri ingredienti adoperati nelle industrie della carta, delle vernici, dell’inchiostro e degli adesivi. Ma viene adoperata anche per creare la trementina, una sostanza altamente infiammabile adoperata decenni fa come carburante.

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Il modello di business prodotto, però, è un modello che va oltre il semplice utilizzo della trementina o della resina.

Creare una foresta nuova costa circa 1.100 dollari a ettaro. Un passivo non da poco, se consideriamo che, solo dopo 7-8 anni gli alberi cominciano a produrre resina di gomma.

Ma piantare nuovi alberi aumenta il pH del suolo e filtra l’acqua piovana. L’acqua potabile filtrata diventa, in questo contesto, un primo flusso di cassa. E si inserisce inoltre in una strategia di assistenza sanitaria preventiva, proprio dove ce n’è più bisogno: in Colombia, luogo in cui l’acqua potabile è scarsa e la maggior parte della popolazione soffre di malattie gastrointestinali. Al tempo stesso, l’acqua in eccesso può essere rivenduta.

Una volta prodotta, la resina viene lavorata localmente, sfruttando le energie rinnovabili (in Colombia, a Vichada, sono presenti 40mila installazioni fotovoltaiche), creando posti di lavoro e nuove opportunità. Ma non è tutto: questo modello di economia circolare consente la riduzione del quantitativo di carburante importato, visto che è possibile produrre trementina, come biocarburante rinnovabile.

Una foresta per alimentare auto

Gli alberi maturi possono arrivare a produrre fino a un litro di biocarburante rinnovabile l’anno.  Duemilacinquecento alberi potrebbero produrre combustibile per guidare 50.000 chilometri con un’auto a basso consumo.

Una volta utilizzato, il legno rimanente può essere trasformato in matite, creando ancora una volta un’ulteriore opportunità di business. Ecco allora che ripiantare una foresta consente al tempo stesso di fornire reddito, rispondere all’esigenza di acqua delle comunità locali e rinfoltire le aree verdi.

«È vero, la prima Climate Change Conference dell’Onu si è tenuta nel ‘95 e da allora ad oggi nulla è cambiato. Anzi, le emissioni continuano a crescere. Ma ci sono molti esempi positivi, dall’Europa al Giappone. Possiamo fare meglio e lo faremo, superando tutte le resistenze».



Pauli è dunque fiducioso, perché guarda ai vari progetti di Blue Economy già avviati e a quelli che potrebbero nascere. Noi vogliamo credere, con lui, che «il futuro è degli imprenditori capaci di riscoprire la circolarità e di imparare a estrarre valore dai materiali che oggi sono considerati scarti».

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