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Quota 100: ecco come il governo Conte vuole cambiare le pensioni

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pensioni a quota 100

Quota 100, quota 42, pensioni d’oro: il governo Conte vuole mettere mano alla riforma Fornero sulle pensioni. Ecco tutte le proposte sul tavolo.

Quota 100 salta del tutto? Secondo alcune indiscrezioni la riforma del sistema pensionistico potrebbe saltare. Il governo Conte, vista la difficoltà di far quadrare i conti e trovare un accordo nella maggioranza, sarebbe pronto a rinviare la riforma della contestata legge Fornero al prossimo anno.

Le dichiarazioni ufficiali del governo, però, dicono tutt’altro. Con Di Maio e Durigon in prima linea per spingere verso quota 100, quota 42 e taglio alle pensioni d’oro.

Vediamo tutte le ipotesi in campo e quando potrebbero vedere la luce.

Pensioni a quota 100: come il governo Conte vuole superare la Fornero

Il governo ribadisce la propria linea: si va avanti con l’introduzione di quota 100. “Per tutti”, spiega Claudio Durigon, sottosegretario al Lavoro, spalleggiato dal ministro Luigi Di Maio. “Sul dossier si sta lavorando in vista della prossima legge di bilancio”, ha proseguito Durigon.

Prima che arrivi il provvedimento nero su bianco, ci sono solo ipotesi e proposte su come effettivamente prenderà corpo la nuova riforma pensionistica. Il nodo sarà sciolto quando sarà pubblicata la Nota di aggiornamento al Def (Documento di economia e finanza), che il governo Conte deve presentare entro il 27 settembre.

Inizialmente, l’idea sarebbe stata quella di introdurre la quota 100 con dei requisiti fissi: 60 anni di età e 40 di contribuzione. Il nodo, come sempre, è rappresentato però dai fondi. Secondo calcoli Inps, infatti, a seconda delle varie formulazioni della proposta, il costo per le casse dello Stato è di un minimo di quattro miliardi, a un massimo di 14.

Vista la scarsità di risorse – e l’Europa sempre pronta a bacchettare sui conti – questa prima idea sarebbe stata poi rivista. Ora il Governo Conte vuole garantire l’uscita ai lavoratori con quota 100, sulla base di due requisiti:

  • 64 anni di età e 36 di contributi oppure
  • 65 anni di età e 35 di contribuzione

Sale quindi l’età a cui sarà possibile andare in pensione, ma diminuiscono gli anni in cui sono stati versati contributi all’ente previdenziale. In ogni caso, la somma dei due numeri è di 100 (ecco perché parliamo di quota 100).

Quota 100 modulabile

Circola poi un’altra ipotesi per accantonare la riforma Fornero. Ed è la cosiddetta quota 100 modulabile. Cosa vuol dire? Ispirandosi a strumenti previdenziali già esistenti in alcuni settori, la quota 100 potrebbe avere diverse modulazioni a seconda del settore di appartenenza del lavoratore.

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Una cosa simile succede per esempio nel settore bancario. Qui esiste un fondo esuberi, che incentiva il pensionamento dei lavoratori coinvolti nei processi di ristrutturazione. Quando cioè le cose si mettono male per l’istituto ed è necessario licenziare qualcuno. Piuttosto che arrivare a questa misura drastica, si invita invece al pensionamento, con strumenti per il sostegno al reddito.

Anche nel mondo chimico-farmaceutico c’è uno strumento simile, chiamato “Tris”. Serve ad accompagnare al pensionamento anticipato, con degli assegni integrativi al reddito. Uno strumento che serve anche per favorire il coinvolgimento dei più giovani nel mondo del lavoro.

Esiste poi la cosiddetta isopensione, introdotta dalla Fornero. Pensata per le aziende di grandi dimensioni (cioè con più di 15 dipendenti) è un regime pensionistico elaborato per gli esodati. In pratica il pensionamento anticipato è sostenuto con uno “scivolo”: dovresti andare in pensione tra 4 anni? Io azienda continuo a pagarti per andarci oggi. L’ultima legge di Bilancio ha esteso questo strumento fino a un massimo di sette anni.

L’ASI (Agenzia Stampa Italiana) ha riportato le indiscrezioni di fonti interne al governo, che parlano di ipotesi simili a quelle viste, allo studio dell’esecutivo:

«Nel caso in cui non fosse possibile consentire a tutti i lavoratori di 64 o 65 anni di andare in pensione con 36 o 35 anni di contributi, verrà data la priorità ad alcuni lavoratori, in base alla tipologia di lavoro o alla situazione».

La critica

Roberto Ghiselli, segretario della Cgil Marche, ha criticato gli ipotetici requisiti della quota 100. Secondo Ghiselli, se venisse approvata così la riforma “il paletto dei 64 anni d’età e dei 36 anni di contributi di fatto penalizzerà tantissime persone, perché presuppone il ricalcolo contributivo di tutto il montante e una carriera lavorativa molto costante, introducendo livelli che pochissimi lavoratori possono raggiungere”.

Sarebbe particolarmente colpito, secondo Ghiselli, chi ha almeno 18 anni di contributi versati prima del 1996, con l’attuale diritto al calcolo retributivo fino al 2012. L’assegno previdenziale di questi lavoratori sarebbe fortemente penalizzato.

Che cos’è la quota 42

Tra i diversi provvedimenti allo studio, la nuova quota 100 dovrebbe entrare in vigore già entro il 2019. Questo sarà possibile se la riforma sarà presentata nella Nota di aggiornamento al Def di quest’anno, come accennato.

Accanto a questa proposta si parla anche di una quota 42, che però potrebbe vedere la luce solo nel 2020. 42 è il numero di anni di contributi necessari per chi vuole andare in pensione anticipatamente. Attualmente, il sistema prevede un pre-pensionamento solo per 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 e 10 mesi per le donne. La norma prevede però che a partire dal 2019 queste cifre aumentino rispettivamente a 43 anni e 3 mesi e 42 e 3 mesi.

Il governo vuole invece portare la quota a 42 anni di contribuzione, estendendola a tutti. Inizialmente era stata ipotizzata una quota 41, ma come al solito i conti pubblici non l’avrebbero resa sostenibile.

Non solo quota 100: a che punto siamo con le pensioni d’oro?

Gli interventi del governo sulle pensioni potrebbero non fermarsi qui. Nella maggioranza Lega-M5S, infatti, si studia il taglio delle cosiddette pensioni d’oro. Qui le idee sono ancora poco chiare. Si ipotizza infatti un contributo di solidarietà: un prelievo una tantum sulle pensioni che superano una certa soglia, ma senza interventi strutturali che alterino completamente il sistema.

Il ministro Di Maio parla invece di un calcolo retroattivo dei contributi delle pensioni d’oro. Quelle cioè superiori agli 80mila euro lordi (3.780 euro netti per 13 mensilità). Una proposta di legge presentata da Francesco d’Uva (capogruppo M5S alla Camera) contiene invece un ricalcolo retroattivo dell’età per la pensione.

Insomma, su questo punto saranno sicuramente necessari ulteriori approfondimenti. A inizio settembre la situazione dovrebbe essere più chiara.

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