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Inquinamento atmosferico: sei milioni di decessi annui per il 2050

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Di questo passo l'inquinamento atmosferico provocherà 6 milioni di morti l'anno

Prospettive drammatiche ci attendono per il 2050. Gli studiosi calcolano circa 6,6 milioni di decessi l’anno a causa dell’inquinamento atmosferico. Vediamo le cause e le misure da adottare.

Tre milioni di morti l’anno. Questo è il bilancio delle morti premature provocate dall’inquinamento atmosferico. A dichiararlo è una ricerca svolta dall’Istituto tedesco Max Planck per la Chimica, pubblicata sulla rivista Nature. Un monito allarmante. Se non si adottano cambiamenti consistenti nello stile di vita e nel modello di produzione industriale, entro il 2050 il bilancio potrebbe raddoppiare. Parliamo di 6,6 milioni di morti all’anno, di cui l’uomo avrà la piena responsabilità.

La Cina ha il primato dei decessi per inquinamento atmosferico

I ricercatori hanno analizzato il legame tra mortalità precoce e sette fonti di inquinamento in ambienti urbani e rurali. Dallo studio è emerso che la Cina ha il triste primato dei decessi con più di 1,36 milioni l’anno, seguita dall’India con 645.000 morti e dal Pakistan con 111.000 decessi. Da evidenziare che il 75% delle morti sono dovute a attacchi di cuore o ictus celebrali. Sotto accusa gli inquinanti atmosferici che infiammano e aumentano lo stress ossidativo dei tessuti vascolari portando a varie patologie cardiache e all’ictus celebrale.

Emissioni del mondo rurale e mondo industrializzato

È una sfida ambiziosa quella di calcolare gli effetti dell’inquinamento atmosferico sulla salute. Non esiste infatti un monitoraggio a base regionale della qualità dell’aria e la tossicità delle polveri dipende dalla fonte che le produce. Il team di ricerca quindi ha scelto di combinare i dati globali della chimica atmosferica con i dati demografici e le statistiche sanitarie.

Ora, partendo dal presupposto che tutte le polveri sottili  sono ugualmente tossiche, i ricercatori hanno provato a far emergere una tossicità differenziale. Si evince che nelle arie meno sviluppate e più densamente popolate, i decessi sono causati in larga parte dalle emissioni agricole e da quelle prodotte da combustibili di bassa qualità utilizzati in cucina, per il riscaldamento e lo smaltimento dei rifiuti. Diversamente, nelle zone più industrializzate come Stati Uniti, Europa, Russia e Giappone, le emissioni killer sono legate al fabbisogno energetico e al traffico.

Inquinamento atmosferico, dai vulcani all’uomo

Ma cosa causa l’inquinamento? Cosa è possibile fare per limitarne i danni? Forse non tutti sanno che l’inquinamento atmosferico può essere generato anche da eventi naturali, come:

  • incendi,
  • eruzioni vulcaniche,
  • erosione del vento,
  • dispersione del polline,
  • evaporazione di sostanze organiche radioattive naturali.




Questi però sono episodi che il nostro ecosistema è in grado di tollerare e smaltire. Il problema reale proviene dall’attività antropica. Se in passato la fonte principale di biossido di zolfo erano i vulcani, oggi lo sono le persone. Le attività umane che si traducono in un avvelenamento dell’aria sono:

Le emissioni industriali

Avete mai visitato un impianto di produzione? Subito balzano agli occhi le alte ciminiere che squarciano il cielo e lo anneriscono con nuvole di fumo. Inceneritori, industrie manifatturiere e centrali elettriche immettono nell’aria alti livelli di monossido di carbonio, composti organici e sostanze chimiche, intossicando l’ambiente circostante e le persone che vi abitano.

I combustibili fossili

L’età industriale ha reso i trasporti fondamentali per gli scambi commerciali. Auto, camion, aerei, navi, treni bruciano, però, un quantitativo elevato di combustibili fossili, tanto che costituiscono una delle principali cause di inquinamento. I fumi di scarico infatti contengono dei gas pericolosi, come il monossido di carbonio, ossidi di azoto, idrocarburi e particolato, che causano gravi danni a chi li respira. Problema allarmante e complicato su cui intervenire perché ormai siamo sempre più dipendenti dai veicoli per il trasporto di beni, servizi e persone.

Prodotti chimici agricoli e domestici

I pesticidi utilizzati nei campi, i prodotti per la disinfestazione, i detersivi per la pulizia della casa, le pitture, i fertilizzanti, per citare solo alcuni dei prodotti chimici che sono entrati di uso comune nella vita di tutti. Questi prodotti emettono sostanze chimiche tossiche per l’ambiente e per l’uomo, soprattutto quando si utilizzano in ambienti piccoli in cui non si provvede ad un’adeguata ventilazione.

È possibile cambiare le cose?

Quasi tutti concordano sul fatto che il riscaldamento globale causato dall’effetto serra sia un problema da arginare. Molto spesso però si demanda ad altri la responsabilità di farlo. L’aria è un bene comune di cui tutti dovrebbero prendersi cura. Si può fare qualcosa nel proprio piccolo, cambiando le abitudini personali. Basta prendere meno l’auto, favorendo mezzi pubblici e bicicletta, fare la raccolta differenziata e il riciclaggio, utilizzare prodotti per la pulizia naturali.

Su scala più ampia poi tocca ai governi prendere i provvedimenti adeguati per imitare le emissione di gas serra. Un esempio è il Protocollo di Kyoto, ovvero un accordo tra i paesi per ridurre le emissioni di anidride carbonica. Si dovrebbe poi stabilire una tassazione sulle emissioni di carbonio. Ideare sistemi incentivanti per indurre le persone a risparmiare energia e inquinare meno, come sconti sulle tasse o vantaggi per chi adotta uno stile di vita a misura di ambiente.

Foto: Isengardt on Flickr

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