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Pesticidi nella frutta? Lavare e sbucciare non basta

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Volete eliminare i pesticidi nella frutta? Lavare e sbucciare non basta

 

L’associazione dei consumatori francese ha individuato pesticidi nella frutta anche dopo lavaggio e sbucciatura. Ecco tutti i risultati.

Se volete essere sicuri di non trovare pesticidi nella frutta potete fare una sola scelta: passare al biologico. Sembra essere questo il messaggio contenuto in un report realizzato dall’associazione dei consumatori francese Que choisir. L’ente ha commissionato uno studio per studiare la quantità di sostanze chimiche presenti nella frutta che mangiamo ogni giorno. I risultati sono poco incoraggianti.

Lo studio

59mila tonnellate: è questa la quantità di pesticidi utilizzata nei campi coltivati francesi, nel 2014. Una quantità enorme. Per studiare il numero di agenti chimici che effettivamente finiscono nei piatti dei cittadini francesi, Que choisir ha commissionato uno studio presso un laboratorio di analisi indipendente. I risultati sono molto chiari. Sono stati effettuati test su circa 500 sostanze chimiche, tra cui antiparassitari e anticrittogamici, su un campione di 150 prodotti.

Analizzando mele, pere, uva e fragole provenienti dalle coltivazioni francesi, i ricercatori hanno rinvenuto residui chimici nell’80% dei campioni. In totale, sono state individuate 85 sostanze. In particolare, la frutta più contaminata è risultata essere l’uva, con 15 rilevamenti. Seguono le fragole con 14, 12 per le pere e 11 nelle mele.

E l’Italia?

L’associazione francese ha effettuato una serie di test anche su alcuni prodotti provenienti dai Paesi esteri. Dall’Italia, sono stati esaminati 19 lotti di uva e 3 di pere. Per i prodotti biologici non sono stati segnalati prodotti chimici. Per due lotti, invece, sono state individuate almeno 10 varietà di agrofarmaci, tra cui “qualche probabile sostanza chimica cancerogena”. Tra le pere, solo uno dei campioni è risultato “buono”, mentre gli altri due hanno conseguito risultati “medio” e “mediocre”.




Lavare e sbucciare non basta

Ma cosa possiamo fare per evitare di ritrovarci pesticidi nella frutta? A quanto pare, lavare e sbucciare non sono attività sufficienti. Un problema a cui le autorità preposte non sembrano prestare alcuna attenzione

Sorprendentemente”, scrivono i rappresentanti di Que choisir, “né il Centre technique des fruits et légumes né le autorità sanitarie francesi, né i loro omologhi europei, hanno dati precisi sulla questione”.

Ecco perché hanno effettuato un “mini-test” per valutare l’efficacia di lavaggio e sbucciatura sulla riduzione dei pesticidi. Hanno quindi selezionato 8 lotti di mele, divisi in 3 gruppi. Il primo è stato analizzato allo stato grezzo, il secondo dopo il lavaggio con getto d’acqua per 10 secondi e il terzo dopo la sbucciatura.

Anche in questo caso, i risultati sono stati preoccupanti. Nel primo campione, sono state individuate in media 9 molecole provenienti da prodotti chimici. Sul campione lavato, ne sono state individuate 8: con una diminuzione di appena il 12%. Sui frutti sbucciati i rilevamenti sono stati 6.

Da cosa dipendono questi risultati? Secondo l’associazione francese, i principi attivi sono ormai assorbiti direttamente da radici e foglie delle piante. Da qui, vengono ‘trasportati’ nelle altre sezione dell’albero, tra cui i frutti. Un altro problema è che i fitofarmaci spruzzati sulla parte esterna del frutto sono poco solubili in acqua.

I risultati sono preoccupanti a causa delle implicazioni sulla salute che queste sostanze possono avere sul nostro organismo. I rappresentanti di Que choisir hanno sottolineato che si tratta comunque di quantità molto piccole per ciascun frutto. Ma si chiedono, in ogni caso: cosa succede quando queste sostanze si accumulano continuamente nel nostro corpo, a seguito del consumo quotidiano? Ci sembra un’ottima domanda.

Foto: Sergey Galyonkin on Flickr