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Olio tunisino invade l’Italia: +400% nel 2018. Appello al governo Conte

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Olio tunisino pronto a invadere il mercato italiano?

Nei primi tre mesi del 2018, le importazioni in Italia di olio tunisino sono quadruplicate. La denuncia è di Coldiretti che teme rischi per il Made in Italy

Olio tunisino pronto a invadere il mercato italiano? Secondo i dati Coldiretti, il prodotto maghrebino sarebbe arrivato nel nostro Paese a un ritmo del +400% nei primi mesi del 2018. Si teme un collasso del Made in Italy, già provato da altre minacce esterne.

Ecco la fotografia del settore.

Olio tunisino, Coldiretti “Import aumentato di quattro volte”

I dati sono di Coldiretti e non sembrano lasciare spazio a dubbi. “Dall’inizio dell’anno sono quadruplicati” gli arrivi di olio tunisino italiano.

In soli tre mesi, i primi di questo 2018, la Tunisia ha esportato nel nostro Paese 20mila tonnellate di olio. L’Italia ne ha prodotti, in tutto il 2017, 429mila tonnellate. Se le importazioni dal Paese maghrebino dovessero proseguire a questo ritmo, si teme un danno importante per l’olio d’oliva Made in Italy. Anche perché se in Tunisia la produzione costa 2 euro al litro, il produttore italiano ne deve mettere in conto 7.

Il boom dell’import di olio dalla Tunisia è cominciato nel 2016. La rivoluzione prima e gli attentati poi avevano messo in ginocchio l’economia del Paese. La Commissione europea decise allora di concedere zero dazi sulle esportazioni di olio dirette verso la Ue, per aiutare il Paese a riprendersi. 35mila tonnellate per il 2016 e altrettante per l’anno successivo: questi i contingenti temporanei di cui la Tunisia poteva usufruire. Il Paese ha sfruttato solo circa 2.500 tonnellate delle 70mila accordate, ma potrebbe ancora sfruttare le quote non “utilizzate” per inondare l’Italia del proprio olio.

La faccenda si complica ulteriormente perché il primo ministro tunisino ha chiesto alla Commissione europea una proroga di altri due anni del regime di favore.

Il punto è che la situazione socioeconomica del Paese ora è nettamente migliorata, sostengono alcuni.

Ora l’agricoltura tunisina si è riorganizzata, tanto che per il 2018 è previsto un raddoppio della produzione di olio d’oliva”, denuncia l’onorevole Angelo Ciocca, europarlamentare della Lega.

Sarebbero pronte duecentomila tonnellate di olio tunisino da esportare. Su questo, lo stesso Ciocca ha presentato un’interrogazione urgente all’Alto rappresentante Ue per gli Affari esteri, Federica Mogherini. Ad oggi, non ha ricevuto risposta.

Coldiretti: “Non abbiamo nulla contro l’olio tunisino: il problema è il prezzo”

Nicola Di Noia, responsabile del settore olio per Coldiretti, spiega perché l’inondazione di prodotto tunisino può essere deleteria nei confronti dell’agricoltura italiana:

«Non abbiamo nulla contro l’olio tunisino in sé, ne facciamo solo una questione di prezzo. Venderlo a due euro al litro rende antieconomico, per gli imbottigliatori, acquistare l’olio spremuto dalle olive italiane e in generale da quelle europee, il cui costo di produzione è più o meno simile all’Italia».

Questo ha portato i grandi marchi italiani a imbottigliare miscele di olio “comunitario e non”, a discapito del Made in Italy. E anche degli acquirenti:

«Sull’etichetta è scritto – spiega Di Noia – ma quanti consumatori lo leggono, così in piccolo? Serve una cultura dell’olio come quella del vino: dobbiamo spiegare che la qualità ha un prezzo».

Olio eccellenza italiana (minacciata)

Quella dell’olio extravergine di oliva Made in Italy è un’eccellenza riconosciuta nel mondo. Il nostro è il secondo Paese per produzione mondiale, secondo solo alla Spagna. Nel 2017, sono state prodotte dalle aziende italiane 429mila tonnellate di olio di oliva.

Ancora di più, però, se ne consuma. Sono state 557mila le tonnellate acquistate in Italia lo scorso anno. Le esportazioni del prodotto Made in Italy sono invece arrivate a 236mila. C’è uno scarto importante quindi tra il fabbisogno reale e la produzione. Uno scarto che viene coperto per i due terzi dalla Spagna. Ma, visto quanto ci siamo detti, la quota tunisina potrebbe presto raggiungere cifre molto elevate.

È bene ricordare che sono 825mila le aziende olivicole italiane; 250 milioni sono gli ulivi nel nostro Paese, per una varietà – unica al mondo – di 533 specie di olive. Il nostro Paese vanta anche il maggior numero di olio extravergine a denominazione in Europa, con 43 DOP e 4 IGP.

È anche probabilmente il più controllato e sicuro. Esistono infatti 9 livelli di indagine su qualità e origine del prodotto. Il Ministero della Salute, inoltre, esegue 20mila controlli l’anno nel comparto.

Un’eccellenza messa a rischio dalle importazioni, ma non solo. L’italian sounding è un’altra minaccia importante: le contraffazioni cioè del Made in Italy, che spacciano come italiani prodotti che invece non lo sono. Le multinazionali straniere, inoltre, mettono in atto politiche aggressive sui prezzi, lasciando in secondo piano qualità e distintività del prodotto. I cambiamenti climatici sono un altro fattore di rischio.

Se a questo aggiungiamo il possibile incremento delle esportazioni di olio tunisino, il quadro è a tinte fosche. Ma i produttori italiani non si arrendono.

Leggi anche: Il governo Conte dice no al trattato CETA: “Favorisce il falso Made in Italy”

L’orgoglio dei produttori Made in Italy: accordo per 10 milioni di chili

Per reagire alle minacce esterne, i produttori di olio Made in Italy si organizzano. E danno il via al più grande contratto di filiera per l’olio mai visto sinora.

Dieci milioni di chili, valore del contratto pari a oltre 50 milioni di euro. Questi i numeri di un patto che ha l’obiettivo di assicurare la sicurezza e la diffusione dell’olio 100% italiano.

L’intesa è stata sottoscritta durante il convegno “Filo d’olio, segmentare per crescere: nuove prospettive di consumo e di offerta”, promosso da Federolio, presso Palazzo Rospigliosi. È stata sottoscritta da Coldiretti, Unaprol, Federolio e FAI S.p.A. (Filiera Agricola Italiana), coinvolgendo quindi le principali aziende di confezionamento italiane.

Gli obiettivi: difendere la produzione italiana, garantire l’uso sostenibile dei terreni, valorizzare la distintività e assicurare un’equa distribuzione del valore tra le varie parti della filiera. Principalmente, lo scopo è di ricostruire l’identità della produzione italiana, riconquistando quote di mercato.

L’appello al governo Conte sull’olio d’oliva italiano

Ulteriore iniziativa è stata messa in campo dal Consorzio Nazionale degli Olivicoltori, che ha lanciato una petizione su Change.org “per salvare l’olio extravergine d’oliva italiano da chi maldestramente punta a cancellarlo”. Il Consorzio invita produttori e consumatori a sottoscrivere l’appello, rivolto al governo Conte per “dar forza [alla sua azione] improntata, in queste prime settimane, alla tutela del vero Made in Italy”.

La petizione riguarda tutte le minacce che rischiano di far soccombere il prodotto italiano. Alcune già citate, come l’italian sounding e le importazioni di prodotti extracomunitari. Altre riguardano invece i prezzi del prodotto e le paventate revisioni dei test e delle analisi per riconoscere la qualità dell’olio.

Qui il link per sottoscrivere l’appello:

https://www.change.org/p/governo-italiano-salviamo-l-olio-italiano-difendiamo-i-produttori-e-tuteliamo-i-consumatori

Il no di Centinaio

Il governo Conte, per bocca del ministro delle Politiche agricole, Gian Marco Centinaio, si è già espresso sulla vicenda. In particolare, il neo-ministro ha affermato un secco no al prolungamento delle condizioni favorevoli per l’olio tunisino importato in UE:

«Abbiamo già ribadito a Bruxelles – ha dichiarato Centinaioil nostro no all’estensione delle importazioni a dazio zero di olio dalla Tunisia. Se la Commissione sta decidendo in questo senso per noi è un fatto positivo.

L’Italia vuole tutelare la qualità del suo prodotto, tracciato e sicuro. Già nei prossimi giorni mi attiverò con i nostri organi di controllo per intensificare le ispezioni sull’olio in arrivo dall’estero, perché anche da qui passa la difesa del vero Made in Italy. Ai consumatori dico scegliete sempre l’olio che in etichetta riporta l’indicazione 100% italiano».

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