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GranoSalus vince ricorso in Tribunale: “Diritto di cronaca è costituzionale”

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GranoSalus contro i produttori di pasta italiani

Si chiude con una prima vittoria in tribunale la vicenda di GranoSalus. L’associazione aveva denunciato la presenza di sostanze contaminanti in alcuni prodotti alimentari. Di tutta risposta, le aziende interessate avevano querelato gli autori…

Appena due giorni fa vi raccontavamo del maxi sequestro dei Carabinieri a Bari. Il grano canadese importato in Italia sarebbe stato contaminato da sostanze tossiche (micotossine, sospetta Coldiretti). 50mila le tonnellate di prodotto a cui i militari hanno posto i sigilli. La vicenda di GranoSalus ci ricorda che l’attenzione sul tema non è mai abbastanza elevata.

L’associazione, che ha come obiettivo quello di dar voce ad agricoltori e consumatori di grano e derivati, aveva denunciato qualche mese fa la presenza di contaminanti in alcune partite di grano duro. DON (deossinivalenolo), glifosato e cadmio le sostanze che, sosteneva, erano state rilevate da alcuni test. Denunciata per diffamazione dai grandi gruppi industriali italiani coinvolti, GranoSalus ottiene una prima vittoria in tribunale.

GranoSalus: i test controversi

I test risalgono al febbraio di quest’anno. Rivolgendosi a “primari laboratori europei accreditati“, l’associazione GranoSalus ha ordinato una serie di test su 8 grandi marche di pasta italiana. Si tratta di brand notissimi non solo in Italia, ma anche all’estero (i dati specifici sono disponibili sul sito dell’asociazione).

L’obiettivo è di verificare la presenza di quattro contaminanti negli spaghetti in commercio. Sostanze che allarmano in modo particolare i consumatori:

  • Deossinivalenolo (DON)
  • Glifosato
  • Cadmio
  • Piombo

Secondo quanto afferma il sito dell’associazione, i test avrebbero rivelato la presenza di almeno 3 contaminanti (con l’esclusione del piombo) in tutti i campioni analizzati. Due, in particolare, avrebbero superato i limiti di legge.

GranoSalus: il ricorso in tribunale

A seguito della pubblicazione dei test, alcuni gruppi industriali italiani del settore decidono di ricorrere alle vie legali. “È diffamazione”, dichiarano. Si rivolgono quindi al Tribunale di Roma, perché agisca al fine di “emettere in via urgente una serie di provvedimenti volti ad inibire gli effetti di una campagna di informazione che essi ritengono diffamatoria e gravemente lesiva delle rispettive immagini”. I grandi marchi chiedevano quindi la rimozione dei post ‘incriminati’ dal sito web dell’associazione.

Pochi giorni fa, la decisione del giudice che dà ragione a GranoSalus, rigettando la richiesta dei produttori di pasta.

Il Tribunale ha ritenuto che mancasse il necessario “fumus boni iuris” per ‘condannare’ l’associazione. Cosa vuol dire? Vuol dire che non c’erano presupposti sufficienti per applicare l’istanza cautelare richiesta.

Da un lato, infatti, l’associazione avrebbe modificato gli articoli pubblicati. Alcune affermazioni, forse troppo sbilanciate, sarebbero quindi state smorzate dagli stessi autori, riducendone la gravità. D’altro canto il giudice cautelare Cecilia Pratesi ha evidenziato soprattutto il diritto di cronaca esercitato da GranoSalus. Un diritto inalienabile, perché costituzionalmente garantito:

Il diritto di cronaca di derivazione costituzionale, non può dirsi ristretto a coloro i quali esercitino professionalmente attività giornalistica, ma deve intendersi potenzialmente esteso a tutti coloro che svolgano attività di manifestazione del proprio pensiero con finalità (anche) informativa”.

Il tribunale: dubbi legittimi

Ancora più importante, Pratesi sottolinea che i dubbi di GranoSalus erano legittimi:

È vero che le quantità di contaminanti rilevati nella pasta […] non risultano superiori ai limiti di legge, ma è vero anche che la presenza di tali sostanze può legittimamente indurre gli analisti a dubitare della miscelazione del prodotto italiano con grani esteri”.

GranoSalus: la replica dei produttori

Non si è fatta attendere la replica dei ricorrenti.



I produttori di pasta, riuniti in AIDEPI (Associazione delle Industrie dei Dolci e della Pasta Italiane), spiegano che il provvedimento del tribunale “conferma la legittimità della nostra azione. Il giudice ha rigettato la nostra richiesta di cancellazione degli articoli dal web solo perché nel frattempo – a seguito della notifica della causa – sono stati emendati e rettificati e oggi non riflettono più il tono e il senso originario. Ora, come confermato nel provvedimento, le affermazioni sono puramente ipotetiche e dubitative e sono espresse nell’ambito del diritto di critica. Non sono una verità, quindi, come originariamente si voleva far credere. Sono solo un’opinione”.

AIDEPI annuncia inoltre “la possibilità di proporre reclamo e avvalerci di una tutela risarcitoria nelle sedi opportune. E nei prossimi giorni valuteremo se farlo”.

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