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Miscanto: la pianta che depura i terreni dai metalli pesanti e produce biomassa

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È originaria dell’Asia centrale, appartiene alla famiglia delle graminacee, ma ha alte rese produttive e attecchisce bene anche nelle nostre regioni, oltre ad avere un potenziale nascosto: si tratta del Miscanto.

La pianta del miscanto potrebbe cambiare il destino di vasti territori della Penisola. Oltre a produrre materia prima combustibile e paste vegetali per l’industria della carta, questa pianta è infatti capace di purificare i terreni, assorbendo le sostanze inquinanti.

Le sue potenzialità sono state elencate durante un seminario tenutosi ad Agrilevante, lo scorso 17ottobre a Bari, in un seminario dal titolo “Il miscanto, una coltura preziosa per il ripristino dei suoli degradati e la produzione di bioenergia”. L’evento è stato  promosso da Itabia, l’associazione specializzata nello studio, nella sperimentazione e nella divulgazione delle piante e delle tecnologie per le filiere bioenergetiche.

Il miscanto non è una coltura nuova in Europa: introdotta inizialmente come specie ornamentale oltre 60 anni fa, è stata in seguito testata in alcuni paesi, tra cui l’Italia, in prove sperimentali per la produzione di biomassa energetica.  Ed è infatti questo il campo in cui il miscanto è maggiormente conosciuto.

Grazie a un apparato radicale molto esteso, questa pianta ha la capacità di assorbire dal terreno sostanze inquinanti e metalli pesanti. Un potere riconosciuto, tra le altre, a piante come la canapa, e che consente di operare un’azione di bonifica e filtraggio delle sostanze dannose, utile a ripristinare gli equilibri biologici in tutte quelle aree che presentano suoli degradati.




Come già accennato, l’abbondante massa vegetale prodotta dal Miscanto può essere impiegata in diversi campi: dalla produzione di carte da imballaggio, all’uso come materia combustibile (cippato o pellet), alla produzione di bioenergia.

Su questa pianta, convergono sia gli interessi delle amministrazioni territoriali, per l’azione di bonifica che potrebbe scaturire dal suo impiego, che quelli degli agricoltori, per la possibilità di produrre grandi quantità di biomassa a costi contenuti, oltre naturalmente agli interessi dell’industria dell’energia e delle fibre vegetali.

Nel corso del seminario sono stati presentati anche i risultati di una ricerca, promossa in Abruzzo dal Gruppo di azione locale “Gran Sasso Velino”, che ha testato le potenzialità del miscanto su alcuni terreni critici della Piana del Fucino, una delle aree dell’Abruzzo che hanno subito fenomeni di inquinamento e di degrado. I risultati hanno confermato le proprietà della pianta e come questa possa agire efficacemente sui nostri territori, conciliando gli interessi economici con le esigenze ambientali.

La specie, inoltre, è caratterizzata da un’ottima efficienza nell’uso dell’acqua: l’irrigazione è giustificata solo nelle prime fasi di impianto; in seguito, con l’aumento del volume di suolo esplorato dalle radici, tale operazione perde di efficacia.

(Foto: M a n u e l)

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