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#EU2030: varate le nuove misure del pacchetto Clima-Energia 2030. Scontento tra gli ambientalisti

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Durante il Consiglio europeo che si è riunito a Bruxelles il 23 e il 24 ottobre scorsi, sono state decise le misure e gli obiettivi previsti dal nuovo pacchetto Clima-Energia che gli stati membri dovranno raggiungere entro il 2030. Mentre la politica parla di “accordo importante”, le associazioni ambientaliste esprimono il loro malcontento.

Sono tre i numeri su cui ruota la strategia energetica e ambientale dell’Europa, in previsione del 2030: 40% di riduzione del gas serra; 27% di consumo di fonti energetiche rinnovabili e 27% di efficienza energetica.

Partiamo dal primo punto: la riduzione delle emissioni di gas serra “di almeno il 40%” della CO2 rispetto al 1990. Il principale strumento per arrivarci è il mercato europeo delle emissioni (Ets), unito a nuove misure in settori finora non coperti dall’Ets: agricoltura, trasporti ed edilizia. Il fattore annuale di riduzione del tetto massimo di emissioni consentite verrà modificato dall’1,74% al 2,2% a partire dal 2021.

Il secondo punto, invece, parla di fonti energetiche rinnovabili, la cui quota, non vincolante, è stata fissata ad almeno il 27% entro il 2030. Parliamo di limite non vincolante, perché i singoli Stati membri avranno l’opportunità di fissare degli obiettivi più ambiziosi. La quota potrà essere raggiunta anche attraverso aiuti di Stato, tenendo conto del grado di integrazione nel mercato interno dell’energia.

Anche il terzo punto, quello dell’efficienza energetica, è fissato al 27%. Sarà riesaminato entro il 2020, tenendo presente un livello Ue del 30%. La Commissione UE proporrà dei settori prioritari su cui concentrare i lavori e i modi per raggiungere tale risultato a livello comunitario. Anche questo target è indicativo e non vincolante.

Oltre a questo tris di numeri, “40-27-27”, è aggiunto anche un “obiettivo minimo” del 10% per il 2020 di interconnessioni della rete elettrica rispetto alla produzione installata, da realizzare al più presto e tramite “misure urgenti”, orientate poi al raggiungimento del 15% per il 2030.

La realizzazione degli obiettivi sarà resa possibile a livello comunitario anche grazie a un sistema di sostegno ai Paesi più poveri, dipendenti ancora dai combustibili fossili, come la Polonia, che riceveranno un “pacchetto di compensazione”, per modernizzare il proprio sistema energetico.

Oltre agli obiettivi appena elencati, il Consiglio Europeo ha approvato anche ulteriori azioni per diminuire la dipendenza energetica europea, aumentandone la sicurezza. In particolare, è stata sottolineata la necessità di mettere a punto progetti di interesse comune, inerenti il settore del gas, come ad esempio il corridoio Nord-Sud, il corridoio meridionale di trasporto del gas e la promozione di un nuovo hub gasiero nell’Europa meridionale e un miglioramento globale delle reti elettriche, che garantisca l’indipendenza energetica.

Gli obiettivi messi a punto, come dicevamo all’inizio del nostro articolo, non sono però piaciuti alle associazioni ambientaliste. Come si legge dalle agenzie di stampa, infatti: “Secondo Greenpeace Ue il pacchetto mette un freno alle rinnovabili e tiene l’Europa ancorata a carburanti costosi e inquinanti”. Mentre per Legambiente, si tratta di “una grande occasione sprecata”, che “peggiora la proposta poco ambiziosa e inadeguata della commissione uscente”. Come riportato da Repubblica: “Gli obiettivi auspicati dal pacchetto clima non sono coerenti con la riduzione delle emissioni di almeno il 95 percento al 2050: la sola in grado di contribuire a contenere il riscaldamento del pianeta almeno sotto la soglia critica dei 2 gradi. Ridurre le emissioni dell’ottanta percento entro il 2050 non sarà sufficiente visto che le emissioni globali continuano a crescere e il loro picco non sarà raggiunto presto. La scienza, infatti, ci dice che se vogliamo mantenere l’aumento della temperatura al di sotto dei 2°c – e visto che l’obiettivo europeo sarà usato come riferimento dagli altri paesi nei negoziati verso il nuovo accordo globale sul clima previsto a Parigi nel dicembre 2015 – è necessario che l’Unione europea si impegni ad una riduzione delle emissioni di gas-serra almeno del 95 percento da qui al 2050”.

(Foto: easyenergy)

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