Home Sostenibilità I Bitcoin consumano più elettricità della Repubblica Ceca: l’incredibile impatto ambientale della...

I Bitcoin consumano più elettricità della Repubblica Ceca: l’incredibile impatto ambientale della moneta virtuale

693
0
CONDIVIDI
bitcoin

Una sola transazione consuma quanto una casa unifamiliare. Sono i bitcoin, la moneta virtuale che ha conquistato il mercato e che rischia di fare un danno enorme all’ambiente. Ecco perché

Una transazione con bitcoin può arrivare a consumare ben 553 kilowattora: quanto il consumo mensile di energia elettrica di una casa unifamiliare. Si tratta di un meccanismo intrinseco alla moneta, in particolare all’attività di mining a essa correlata, che rischia di danneggiare l’ambiente in maniera importante.

Su questo, Zeke Turner del Wall Street Journal ha scritto un lungo articolo, descrivendo non solo l’impatto della ‘febbre da bitcoin’ sul Paese, ma anche la cieca corsa di tutte quelle società che stanno costruendo data center molto potenti per eseguire simulazioni di crash test, banche e società di scienze naturali.

Bitcoin: cosa sono, come funzionano e quale può essere il loro impatto sull’ambiente

Nato nel 2009, il bitcoin è la prima e la più diffusa tra le cosiddette criptovalute. Il suo valore, come per tutte le monete, viene concordato tra le parti sulla base della legge della domanda e dell’offerta.

Con i bitcoin è possibile fare acquisti, anche se materialmente il denaro non esiste. Inoltre, nel tempo, le transazioni online di bitcoin possono avere un controvalore estremamente variabile: passando da 777 euro a inizio anno, fino ad arrivare a 14.475 euro a fine anno.

Cosa sono e come funzionano i bitcoin

Il bitcoin si fonda su una tecnologia conosciuta come ‘Blockchain’, che tramite alcuni sistemi di cifratura, consente il trasferimento sicuro di denaro virtuale da un wallet, portafoglio, a un altro. Il tutto tramite dei protocolli informatici decentralizzati. Questo consente a ogni utente di fare tutto dal proprio pc, senza l’utilizzo di alcun intermediario.

Il sistema è basato su un software appositamente programmato. Il bitcoin, in circolazione dal 2009, è “emesso” (reso disponibile) in base alle regole pubblicate da “Satoshi Nakamoto”.

La tecnologia su cui si fonda si chiama peer-to-peer (P2P), ed è la stessa utilizzata per lo scambio in Rete di file musicali, film e software.  

Ogni transazione è pubblica e memorizzata in un database distribuito.

Un utente trasferisce la propria criptovaluta a un altro utente, attraverso una connessione diretta da computer a computer (il peer-to-peer).

Il primo utente aggiunge alle proprie monete la chiave pubblica del destinatario, e autorizza la transazione firmandola con la propria chiave privata. La transazione viene inviata sulla rete peer-to-peer, dove viene controllata e registrata da tutti i nodi che partecipano alla rete.

Il processo di validazione avviene risolvendo, per ogni transazione, un complesso set di operazioni matematiche che richiede una grande potenza di calcolo.

In cosa consiste il mining

Il processo per produrre bitcoin prende il nome di mining, ‘estrazione in miniera’, proprio come avviene per l’oro vero.

Il sistema crea e distribuisce in maniera casuale all’interno della rete nuove monete. Per potersene appropriare, è necessario estrarle attraverso una serie di calcoli che diventano sempre più complessi, con il crescere del numero di operatori e di bitcoin estratti.

Inizialmente, anche un singolo operatore poteva svolgere l’operazione. Oggi è diventata così complessa, da richiedere l’intervento di veri e propri mining pool, gruppi che si avvalgono di potenti sistemi elettronici, alimentati, indovinate con cosa? Un quantitativo di energia elettrica tale da aver suscitato le ire degli ambientalisti.

Basti pensare che, secondo alcuni studi, il processo di mining rappresenta circa il 90% dell’industria del data center islandese in termini di elettricità consumata.

Il mining è un’attività centrale per il mondo dei Bitcoin, perché ne garantisce il pieno funzionamento. Purtroppo, però, è decisamente dispendiosa in termini economici ed energetici.

L’energia elettrica consumata per l’immissione dei Bitcoin

Basta un solo dato per comprendere quanto sia devastante per l’ambiente la febbre da Bitcoin. Digiconomist ha provato a realizzare una stima di quanta elettricità i miner sfruttano per ottenere le proprie monete virtuali, in base a una serie di fattori quali i guadagni totali del settore, i costi operativi medi e i costi della corrente elettrica. Ne è emerso un grafico in continuo aggiornamento, che è possibile consultare qui.

Al 23 aprile di quest’anno, si stima che nel 2018 saranno consumate circa 62,5 Twh (terawattora) nell’arco dei 12 mesi. Per avere idea di cosa questo significhi, sappiate che la Repubblica Ceca nel 2015 ha consumato meno elettricità: circa 61,16 Twh. Se fossero una nazione, i Bitcoin sarebbero al 43esimo posto su 220 per quantità di energia elettrica consumata.

bitcoin

A impressionare è anche la progressione con cui il consumo di corrente sta crescendo negli ultimi mesi. A seguito anche dell’incredibile boom dei Bitcoin. Il grafico di Digiconomist è in questo rivelatore. Ecco uno screenshot con focus specifico sull’ultimo anno di attività:

A questo tasso di crescita, il valore di energia necessario per mantenere in piedi tutto il sistema potrebbe presto raggiungere dimensioni enormi. L’Italia per esempio, che nel 2015 ha consumato 296 Twh, 13esima al mondo: i Bitcoin potrebbero presto raggiungerla.

Senza dimenticare, inoltre, che le monete virtuali sono diverse. Anche se Bitcoin è la più nota e diffusa, ne esistono molte altre: Ethereum, Ripple, Litecoin, solo per fare alcuni esempi.

Fino a dove può arrivare l’avidità dell’essere umano?

Leggi anche: 8 email inquinano come 1 km in auto: le regole per ridurre il loro impatto sull’ambiente

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here