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Acqua pubblica ai privati: la tela di Penelope della regione Sicilia

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Ricordate il referendum che ci ha chiamato al voto il 12 e il 13 giugno del 2011 in difesa dell’acqua pubblica? Una grande vittoria del popolo disse qualcuno, una grande vittoria nonostante il referendum fosse stato boicottato in tutti i modi. Ne abbiamo parlato anche noi di Ambiente Bio.

Ma quanto è cambiato da allora? Una risposta ce la dà la Sicilia e un articolo de Il Fatto Quotidiano che ci spiega quanto poco si è fatto in questi ultimi 2 anni e quanto poca sia la speranza di togliere ai privati un potere – quello della gestione dell’acqua pubblica – che è uno schiaffo morale alla volontà popolare.

Le opinioni su ciò che sta accadendo in Sicilia sono veramente contrastanti.

Secondo l’assessore Marino, ex pm antimafia a Caltanissetta “Hanno accusato il governo di voler lasciare la gestione dell’acqua ai privati, ma non è vero: il governo Crocetta vuole l’acqua pubblica”. Del resto, come potrebbe essere diversamente? Quellodell’acqua pubblica è stato uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale di Crocetta.

Eppure c’è chi sottolinea gli “intoppi” di una macchina istituzionale che non riesce a risollevare le sorti degli acquedotti siciliani. Antonella Leto, del Forum dei movimenti per l’acqua pubblica, sottolinea che: “Noi abbiamo fatto avere all’assessore il nostro disegno di legge, ma nella prima bozza di legge la situazione sembra essere quella di prima, ovvero una gestione mista tra pubblico e privato”.

E la questione non sarà risolta neppure nel più breve tempo possibile, vista la pausa estiva e l’impossibilità di trovare un accordo all’interno della maggioranza.

Il problema reale, poco chiaro probabilmente alle istituzioni, è che a pagare le indecisioni e i tentennamenti sulla questione dell’acqua pubblica sono i cittadini siciliani.

E la situazione è più nera di quanto si creda. Si legge sul Fatto Quotidiano: “Era il 2004 quando il governo regionale di Totò Cuffaro, divise l’isola in 9 Ato idrici, aprendo le porte alle aziende private. “Bandi di gare che non brillarono certo per trasparenza” denuncia sempre Leto. Ad ogni gara fu infatti invitata una sola azienda”.

Ed è così che, da allora, aziende non proprio trasparenti detengono in mano il destino degli acquedotti siciliani. Tra le altre, c’è la Girgenti Acqua, la cui quota di maggioranza della società nel 2012 è stata rilevata da Marco Campione, imprenditore condannato a 10 mesi per truffa aggravata. Un altro esempio: la Acque Potabili Siciliane, società già commissariata e che oggi versa in una condizione economica disastrosa.

E quel 98% dei cittadini siciliani che votarono si durante il referendum che cosa stanno ottenendo? “Il risultato è il 35 per cento di perdite dalla rete idrica: in pratica ogni 100 euro di acqua , ben 35 euro si disperdono nel sottosuolo. Dati che poi ricadono direttamente sulle bollette: ogni siciliano spende mediamente per l’acqua corrente circa 300 euro l’anno, 100 euro in più rispetto ad un cittadino lombardo e quasi il doppio di un trentino”. 

Una situazione che difficilmente cambierà: l’oro blu fa gola a tutti. Del resto, il fatto che siano passati 2 anni dall’espressione del volere popolare senza che sia cambiato niente ne è la dimostrazione lampante.

Ma nemmeno le zone dove il privato non è mai entrato nella gestione dell’acqua pubblica sono messe meglio: inspiegabilmente, infatti, l’Eas continua a gestire la rete idrica non privatizzata, producendo debiti al ritmo di 6 milioni e mezzo di euro ogni anno. Una situazione che fa rabbrividire, come spiega Il Fatto: “Ed è proprio nelle province dove la gestione dell’acqua non è privatizzata che – casualmente – sono più diffuse le abitazioni che non hanno ancora un allacciamento alla rete idrica. E dove l’allacciamento esiste spesso è interrotto per lunghi periodi soprattutto d’estate. Una condizione che obbliga i cittadini a rivolgersi ai padroncini delle autobotti: un mercato spesso infiltrato dalla criminalità organizzata che costa circa 500 euro all’anno per quindici carichi d’acqua”.

Sembra proprio il caso di dire: Evviva la volontà popolare! E dire che c’è anche una sentenza che esplicita chiaramente il vincolo referendario: è stata emessa in risposta a una legge del governo Berlusconi che minava la legittimità del volere popolare. Un vincolo referendario che pochi, se non nessuno, ad oggi ha applicato.

(Foto: utente Flickr steve lodefink)

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