Home Green Economy 5 alimenti che un ambientalista non dovrebbe mangiare

5 alimenti che un ambientalista non dovrebbe mangiare

371
0
CONDIVIDI

Sierra Club, la più antica e grande organizzazione ambientale degli Stati Uniti, ha pubblicato un elenco, ripreso da TreeHugger, che descrive i 5 peggiori alimenti che gli ambientalisti non dovrebbero consumare. Anche se per molti possono sembrare cose risapute, è sempre utile non dare nulla per scontato e fare un piccolo ripasso, utile ad aumentare la consapevolezza nei consumatori.

Vediamo allora insieme quali sono gli alimenti contenuti in questo elenco.

Caffè convenzionale

Da un punto di vista ambientale, è molto importante acquistare e consumare caffè biologico e, possibilmente, proveniente dal commercio equo e solidale. Perché parliamo di caffè biologico?

Perché il caffè, in genere, è destinato a crescere all’ombra. Tuttavia, molti contadini utilizzano sempre più coltivazioni in pieno sole, utilizzando un importante quantitativo di pesticidi, erbicidi, fungicidi e fertilizzanti. Non solo, questo tipo di produzione intensiva ruba terreno alle foreste pluviali, distruggendo gli habitat degli uccelli. Esistono diversi marchi bio certificati che coltivano senza l’utilizzo di alcuna sostanza chimica e nel pieno rispetto dell’ambiente. La difesa dagli insetti dannosi viene effettuata attraverso l’impiego di altri insetti; la fertilità del terreno viene mantenuta e potenziata con concimi naturali e pratiche agronomiche corrette.

Carne proveniente da allevamenti intensivi

Le foreste vengono abbattute per far crescere mais e soia Ogm, utilizzate per nutrire le mucche. Lo abbiamo visto quando, ad esempio, abbiamo parlato del dossier pubblicato dal Wwf che descrive come l’aumento smisurato degli ultimi 50 anni della produzione di soia (parliamo di soia Ogm utilizzata soprattutto come mangime) stia minando la salvaguardia delle foreste.

consumo di carne

Questo tipo di colture producono non solo deforestazione, ma anche contaminazione dei corsi d’acqua, a causa del massiccio utilizzo di pesticidi. Per non parlare dei rifiuti generati negli allevamenti di mucche. Anche se gli animali vengono nutriti con erba, secondo Mary O’Brien, direttore del Programma Foreste Utah, gli allevamenti “impoveriscono la biodiversità nativa, deviano i corsi d’acqua e spogliano il terreno”. Poi la carne deve essere conservata fino a che non viene utilizzata e questo richiede grandi quantità di energia.

Olio di palma

Abbiamo parlato veramente tantissime volte dell’olio di palma. Questo tipo di olio è utilizzato praticamente ovunque, in particolare nei biscotti, nei cracker, nelle zuppe. Un recente rapporto pubblicato da Greenpeace ha mostrato come l’olio di palma sia una delle maggiori cause di deforestazione. Pensiamo ad esempio alle foreste pluviali dell’Indonesia o della Malesia, violentate e distrutte dai bulldozer per far posto a queste coltivazioni. Christy Wilhelmi, autrice di Gardening for Geeks afferma: “Otto milioni di acri sono stati già cancellati e bruciati e l’orango è in via di estinzione”. La soluzione? Fare a meno dei cibi confezionati e leggere sempre le etichette.


Tonno rosso

Il tonno rosso è una delle scelte più popolari soprattutto nei ristoranti che servono sushi. Il problema, però, è che il numero di questi esemplari nel mare sta scendendo drasticamente. Inoltre, il mercurio disciolto in acqua contamina la catena alimentare marina e arriva anche all’uomo, che lo assimila soprattutto consumando pesci di grossa taglia, come pesce spada e, appunto, tonno.

Mais geneticamente modificato

Douglas Fox, professore di agricoltura sostenibile della Unity College afferma: “Il Mais OGM distrugge gli habitat, impoverisce i terreni, spezza i cicli dei nutrienti, inquina l’aria e l’acqua, contamina le varietà di mais autoctone, e così via”. Non solo, è una delle principali cause della scomparsa delle api. L’opinione pubblica inizia a essere sempre più sensibile a questo tema. Eppure, come abbiamo visto in questi giorni, nonostante il parere contrario di quasi tutti gli stati membri dell’Europa sembra che presto anche nel nostro continente verrà introdotto un nuovo tipo di mais geneticamente modificato, il Pioneer 1507, già accusato di rappresentare un rischio concreto per farfalle e falene.

Fonte

(Foto in evidenza: PhoTones_TAKUMA; foto interna: ArmandoH2O)