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Shell alla conquista dell’Artico: gli Usa dicono sì alle trivellazioni

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È di questi giorni la notizia che Shell ha vinto la sua battaglia legale per trivellare l’Artico. Alla fine, infatti, dopo l’approvazione politica del governo Obama, è arrivato anche il via libero definitivo da parte dell’amministrazione per operazioni di esplorazione alla ricerca del petrolio nelle acque dell’Alaska.

Il permesso, arrivato dal Bureau of Safety and Environmental Enforcement degli Stati Uniti, dà la possibilità a una delle più grandi compagnie petrolifere al mondo di riprendere la propria corsa al greggio dopo la sospensione del precedente progetto avviato nel 2012.

Lo scorso maggio il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, aveva autorizzato la perforazione offshore al largo dell’Alaska, suscitando le dure reazioni degli ambientalisti e una prima grande rottura politica con Hillary Clinton, candidata alla presidenziali, che si è dissociata dalla decisione presa dall’attuale presidente degli Stati Uniti.

Come abbiamo accennato, i lavori di Shell in quella zona erano stati bloccati a seguito di un incidente occorso alla chiatta di perforazione Kulluk che, a Capodanno del 2013, si era arenata al largo dell’Alaska meridionale. L’incidente costò all’azienda un milione di dollari di multa, a causa dell’inquinamento ambientale prodotto.

Nello stesso anno, il progetto di Shell aveva già subito importanti ritardi a causa della difficoltà di allineare le navi di perforazione ai requisiti di autorizzazione. Poi ha dovuto affrontare vari imprevisti, dovuti anche ai flussi di ghiaccio.

Contrariamente a quanto affermato qualche tempo fa, quando si pensava che la compagnia avesse definitivamente rinunciato al suo obiettivo di trivellare l’Artico, Shell riprenderà i suoi lavori in una delle zone che, secondo gli esperti della compagnia, accoglie oltre il 20% delle riserve mondiali di petrolio e gas.




Secondo gli ambientalisti, i danni di un’attività di ricerca così invasiva potrebbero essere senza precedenti: il rischio, infatti, è quello di danneggiare l’ecosistema di balene, trichechi e orsi polari, in un ambiente che molto più di altri è sensibile alle alterazioni dei cambiamenti climatici.

Ma non è ancora tutto perduto.

Il  gruppo ha poco tempo per agire, visto che soltanto fino a settembre potrà effettuare le perforazioni prima che il ghiaccio renda difficili le operazioni. Se scoprirà giacimenti, dovrà richiedere permessi addizionali per l’estrazione, un processo che potrebbe richiedere molti anni. Di sicuro,  l’Artico ha sempre fatto gola alla compagnia, che ha deciso di investire nel progetto un miliardo di dollari quest’anno, che vanno ad aggiungersi ai 7 miliardi già spesi negli ultimi 8 anni per le attività al largo dell’Alaska.

Gli ambientalisti, dal canto loro, non si danno per vinti e promettono di fare battaglia, puntando anche  sulle contraddizioni dell’amministrazione Obama, che pure ha fatto delle battaglie in favore dell’ecologia uno dei suoi cavalli di battaglia. Per finire poi a dare il via libera alle trivellazioni nell’Artico.

Intano Obama, accompagnato dal segretario di Stato John Kerry, si recherà in visita in Alaska il 30 agosto. Qui, terrà un importante discorso sui cambiamenti climatici, cercando di giustificare la decisione dell’amministrazione in merito agli interessi di Shell. Chissà quali giustificazioni addurrà per spiegare una decisione così scellerata e in netta contrapposizione alla sua politica di salvaguardia dell’ambiente.

(Foto: climatedesk.org)