I NUOVI SISTEMI DI GEOTERMIA

I primi sistemi di geotermia risalgono al secolo scorso come abbiamo già documentato in un ampio servizio sulla storia della geotermia in Italia (http://www.ambientebio.it/blog/la-geotermia-in-toscana/) la geotermia può rinascere in Italia fornendoci il 10% dei suoi consumi elettrici. La proposta è di oggi conferenza internazionale di tre giorni a Napoli, a Villa Doria D’Angri, a cui parteciperanno i responsabili di vari enti e associazioni, dall’Ingv, all’università Federico II, da Giga (Gruppi informale per la geotermia e l’ambiente) all’Istituto geofisico e vulcanologico islandese (Isor).

Il convegno di Napoli è stato organizzato per  dimostrare la convenienza e la praticabilità delle nuove tecnologie geotermiche. Si discuterà il progetto di un impianto pilota nei Campi Flegrei in cui sono previste: una centrale geotermica, una fotovoltaica a concentrazione, una a biomasse e un sistema a ciclo chiuso per dare energia e acqua calda sia a Pozzuoli che all’area napoletana. Investimenti che si calcola possano avere un tempo di ritorno molto rapido, attorno ai 6  –  7 anni. E che possono essere replicati con facilità. Ad esempio, come sottolinea un esperto del settore, Andrea Masullo , c’è una vena di acqua a 45 gradi a soli 50 metri di profondità che è stata trovata durante la costruzione dell’Auditorium di Renzo Piano a Roma. Il potenziale degli utenti arriva a più di mezzo milione di persone che, sfruttando la geotermia, potrebbero eliminare caldaie e condizionatori d’aria con le relative emissioni inquinanti. Giacimenti di questo tipo esistono in molti siti, per esempio a Napoli, e possono soddisfare gli usi domestici locali e parte di quelli industriali.

“La nuova geotermia rappresenta un’importante possibilità di sviluppo economico per il Paese e garantisce energia pulita perché consente di superare gli errori commessi nel passato”, spiega Fabio Roggiolani, vicepresidente di Giga (Gruppo informale per la geotermia e l’ambiente). “Non ha senso continuare a puntare su vecchie tecnologie che sull’Amiata hanno portato alla nascita di una forte opposizione motivata dalle esalazioni emesse dagli impianti. Oggi è possibile la totale reimmissione dei fluidi geotermici: un sistema completamente chiuso con impatto zero ed emissioni zero”.

La nuova filiera geotermica ha molte differenze rispetto a quella della generazione dell’impianto di Lardarello. Innanzitutto si passa dalla cosiddetta alta entalpia, cioè l’uso di fluidi ad alta temperatura per generare vapore e quindi elettricità, alla media e bassa entalpia: sistemi che consentono un utilizzo estremamente diffuso del calore che viene dalla terra e che può essere trasformato anche in fresco attraverso le pompe di calore. La seconda differenza è che la nuova filiera di energia pulita si inserisce nel modello decentrato della terza rivoluzione industriale teorizzata da Jeremy Rifkin. “L’estrema adattabilità della taglia degli impianti”, osservano all’Ingv, “e l’abbattimento dell’impatto ambientale grazie  alle reiniezione completa in falda dei fluidi geotermici permettono di inserire questa tecnologia anche in zone altamente urbanizzate, ad esempio nel tratto di costa tirrenica tra la Toscana e la Sicilia: sono aree con vulcani attivi o spenti ed enormi risorse geotermiche“.

tratto da “Repubblica”

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Gino Favola

Laureato in Scienze Politiche, da sempre sono stato appassionato dai temi della tutela dell'ambiente e della sostenibilità. Da sempre convinto che l'economia debba essere ricondotta sotto le leggi della società civile, mi sono interessato a letture come quelle di Tiziano Terzani, Simone Perotti, Michael Pollan. Mi occupo nello specifico della sezione " ecoreati" per dare uno strumento in più, una sentinella attiva nel territorio, che da voce a tutte le segnalazioni dei nostri lettori che condividono con noi la sensibilità per la difesa dell'ambiente e della natura.

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