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Consumi energetici: le case sprecano di più delle industrie

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In casa si consuma di più che nell’industria. Sembra impossibile, eppure è questo uno dei dati emersi durante la ricerca firmata Re-e e presentata venerdì 19 settembre, al sedicesimo congresso nazionale di Domotecnica (la rete nazionale in franchising di installazione).

Sembra infatti che, in Italia, negli ultimi vent’anni le famiglie siano aumentate del 28%, con un conseguente aumento delle abitazioni e quindi dei consumi energetici. Secondo i dati Ref-eda circa quattro anni, il totale dei consumi nel residenziale, che è un settore ad alta richiesta di energia termica (più dell’80%), ha superato quello dell’industria ed è secondo solo ai trasporti; una crescita attribuibile in particolare a ragioni di tipo socio-demografico”.

Sempre secondo le stime, la percentuale di rinnovabili nei consumi termici ha raggiunto il 13,5%. Un trend positivo che ha comunque bisogno di politiche di promozione che coinvolgano fortemente le famiglie, visto che il passaggio alle fonti rinnovabili è una scelta effettuata dagli attori della domanda e non dal tipo di offerta presente nel mercato.

Il Sole 24 Ore riporta alcuni dati delle installazioni effettuate nel 2012, ne settore residenziale che ammonterebbero a “un milione e 700mila apparecchi: la stima di Ref-e è stata effettuata a partire dai dati totali di vendita delle associazioni di produttori (Airu, Assolterm, Assotermica, Ceced Italia, Coaer). Le pompe di calore (incluso raffrescamento) rappresentano un terzo del totale (33,4%), seguite dalle caldaie tradizionali (26,4%), dalle tecnologie a biomassa (18,9%) e dalle caldaie a condensazione (10,4%); il solare termico si assesta sul 3,4%”.

La tendenza a prediligere ancora delle caldaie tradizionali riguarda in larga parte gli impianti autonomi.

Secondo Pierre Jean Coulon, membro del Comitato economico e sociale europeo, in un panorama di domanda energetica crescente, e di emergenza energetica, è necessario che l’Ue crei un fondo comunitario affinché le risorse arrivino a tutte le famiglie. Durante il congresso, infatti, è evidenziato che “alcune famiglie scelgono di spegnere il riscaldamento, risparmiano sulla vivibilità della casa, e se è vero che le caldaie di ultima generazione (a condensazione; ndr) si vendono di più, è anche vero che sono tornate sul mercato le vecchie caldaie, costano meno e la crisi ne incentiva l’acquisto”.

E il residenziale è un terreno fertile per le tecnologie che puntano all’efficienza energetica. Con le opportune spinte naturalmente. Guardando infatti alle previsioni per il 2014 e il 2015, sette installatori su dieci stimano un calo per le caldaie a gas tradizionali e una crescita per quelle a condensazione.

La novità del convegno, però, è stata anche la presentazione della normativa europea che, a partire da fine settembre 2015, imporrà la dichiarazione dei consumi della singola tecnologia e dell’intero impianto. I consumatori potranno così scegliere e confrontare gli impianti attraverso le etichettature. In questo modo, i produttori avranno una certificazione per distinguersi sul mercato.

Come ha spiegato a La Stampa Valentina d’Acunti di Anima: “Il mondo è destinato a cambiare e in meglio – ha detto la Acunti – anche grazie alle nuove tecnologie e alle energie rinnovabili, che prendendo sopravvento sulle tecnologie tradizionali, permetteranno di raggiungere gli obiettivi 20-20-20 fissati dalla Ue in materia di riduzione di Co”. Anche se rimangono ancora dei dubbi su chi certificherà cosa.

(Foto: Chris Potter)

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