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Italia invasa da olio d’oliva tunisino: importazioni aumentate del 734%

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L’Italia è pazza per l’olio d’oliva tunisino. Nel 2015 le importazioni sono cresciute del 734%. Rischi e inganni che mettono in pericolo il Made in Italy.

 Una vera e propria invasione di olio d’oliva tunisino in Italia. È questo il quadro dipinto dalla Coldiretti durante la giornata nazionale dell’Extravergine Italiano, tenutasi a dicembre.

Sulla base dei dati Istat relativi ai primi sette mesi del 2015, infatti, l’Italia ha registrato un aumento delle importazioni di olio d’oliva dalla Tunisia del 734%, circa 8 volte in più rispetto al 2014.

Quest’anno – sottolinea la Coldiretti – si sono registrati sbarchi record di olio dalla Tunisia che diventa il terzo fornitore dopo Grecia e Spagna, che riduce invece le spedizioni in Italia del 32 per cento. Il risultato è che nel 2015 si registra il massimo storico nelle importazioni di olio di oliva straniero dopo che nello scorso anno erano già giunte dall’estero ben 666 mila tonnellate di olio di oliva e sansa come mai era avvenuto in passato“.

Il rischio concreto di questa invasione di olio d’oliva dalla Tunisia è il moltiplicarsi delle frodi nel settore. Settore che ha già suscitato diverse polemiche in questi ultimi mesi a causa di alcune indagini che hanno coinvolto importanti marchi italiani.

Secondo Roberto Moncalvo, presidente Coldiretti: “Sul patrimonio olivicolo nazionale pesa il rischio concreto che vengano spacciati come Made in Italy prodotti di altri Paesi. L’Italia è infatti il primo importatore mondiale di oli di oliva che vengono spesso mescolati con quelli nazionali per acquisire, con le immagini in etichetta e sotto la copertura di marchi storici, magari ceduti all’estero, una parvenza di italianità da sfruttare sui mercati nazionali ed esteri”.




Il primo consiglio per scegliere bene è favorire le aziende che operano veramente in nome della trasparenza e del Made in Italy. Leggere le etichette, cercando quelle in cui è esplicitamente indicato che il prodotto è ottenuto al 100 per 100 da olive italiane o acquistare direttamente dai produttori nei frantoi o nei mercati di Campagna Amica, potrebbe essere una soluzione.

Purtroppo, però, continua a essere difficile riuscire a capire chi dice la verità.

Sulle bottiglie di extravergine – precisa la Coldiretti – ottenute da olive straniere in vendita nei supermercati è infatti quasi impossibile, nella stragrande maggioranza dei casi, leggere le scritte ‘miscele di oli di oliva comunitari’, ‘miscele di oli di oliva non comunitari’ o ‘miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari’ obbligatorie per legge nelle etichette dell’olio di oliva“, nonostante il Regolamento comunitario n.182 del 6 marzo 2009 renda obbligatorio indicare l’origine del prodotto in etichetta.

Un vero paradosso. In un periodo in cui i consumatori cercano sempre più trasparenza e qualità, si rischia che i prodotti italiani, da sempre in cima alle classifiche per qualità di materie prime e manifattura, “perdano colpi” a causa di giochi di mercato che consentono di risparmiare soldi alle grandi produzioni.

Secondo Coldiretti una possibile soluzione per garantire la trasparenza di mercato e la qualità dei prodotti ci sarebbe: “dare concreta applicazione alle norme già varate con la legge ‘salva olio’, la n.9 del 2013″.

(Foto: U.S. Department of Agriculture)

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