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L’Italia non segue la Svizzera e boccia i farmaci omeopatici

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I farmaci omeopatici sono un tema caldo in Italia. Il Governo si oppone alla proroga per rinnovare la registrazione dei prodotti. A rischio piccole e medie imprese. L’Italia non segue l’esempio di altri Paesi virtuosi, come la Svizzera, dove i farmaci vengono rimborsati dal 1998

Continua il braccio di ferro tra i sostenitori dei farmaci omeopatici e il governo. L’esecutivo non ha cambiato idea e non prorogherà il termine della presentazione dei dossier per rinnovare la registrazione dei prodotti in commercio da 30 anni. Il rischio è che ad andare in fumo saranno milioni di posti di lavoro, come conferma Giovanni Gorga presidente di Omeoimprese a Il Giornale: «Un crollo fra i 70 e i 90 milioni di euro su 300 di fatturato annuo, la scomparsa di piccole e medie aziende. Alcune centinaia di posti di lavoro salteranno. E dei 12mila medicinali attuali ne resteranno non più di 4-5 mila», è il quadro “nero” dipinto dal presidente.

Il nostro Paese non segue l’esempio di alcuni casi virtuosi, come quello della Svizzera dove i farmaci omeopatici sono pagati dal sistema sanitario nazionale.

Farmaci omeopatici: la Svizzera all’avanguardia

I farmaci omeopatici sono rimborsati in Svizzera già dal 1998. L’allora governo decise di includere all’interno dell’assicurazione sanitaria nazionali alcuni prodotti di medicina alternativa, compresi quelli omeopatici. Il rimborso era, tuttavia, provvisorio e ha cessato di avere effetto nel 2005. Negli anni successi, in seguito a un referendum, nel quale più di 2/3 degli elettori si sono espressi a favore dei farmaci omeopatici, ha reintrodotto i trattamenti omeopatici all’interno di quelli che possono essere rimborsati dal sistema.

Farmaci  omeopatici: gli studi a sostegno

Oltre al volere popolare, il governo elvetico ha valutato, attraverso studi appositi, l’efficacia e la sicurezza dei farmaci omeopatici. Il report è oggi una delle relazioni più complete mai fatte sull’argomento. Dagli studi clinici effettuati è emerso, per esempio, che l’omeopatia sarebbe più efficace dei farmaci convenzionali nella cura di infezioni delle vie respiratorie e delle allergie. Inoltre, il report ha dimostrato come gli studi clinici condotti sull’argomento (gli stessi che hanno confutato per anni l’efficacia dell’omeopatia) fossero condizionati da alcuni “vizi” di fondo. Tra questi, l’incapacità di capire la destinazione reale del prodotto: per quale disturbo andava utilizzato e verso quale tipologia di paziente.

Farmaci omeopatici: il “no” dell’Italia

Malgrado studi ed esempi virtuosi di altri Paesi, l’Italia resta ferma al palo sui farmaci omeopatici. Il nodo da sciogliere è la presentazione dei dossier per la registrazione dei farmaci omeopatici. Le aziende dovrebbero consegnarlo entro il 30 giugno 2017 (come da scadenza nella Finanziaria 2015). Ma molte imprese sono in difficoltà e hanno chiesto un proroga di un anno, che finora non è stata concessa: «Abbiamo presentato emendamenti da gennaio per due volte, ma siamo stati regolarmente respinti. Il ministero della Sanità sostiene di averci concesso già molto tempo. Ma in Europa le aziende hanno avuto dieci anni di tempo per gestire questo processo. Ormai solo un decreto legge può salvarci», continua Gorga.

Oltre ai danni economici per le aziende omeopatiche che possono derivarne, c’è anche il rischio che molti consumatori abituali si rivolgeranno alla Rete per comprarli, in barba alla sicurezza.

Leggi anche: Prodotti omeopatici a rischio: il governo rifiuta la proroga alla registrazione

1 COMMENTO

  1. Non capisco perché mi preoccupa questa cosa …io sono a favore di terapie omeopatiche e poi le persone devono essere libera di scegliere.Non è giusto.

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