industria lattiero casearia

Industria lattiero casearia: lo sporco segreto dei vitelli uccisi alla nascita perché “inutili”

Cosa si cela dietro l’ industria lattiero casearia? Che fine fanno i vitelli maschi che non servono per produrre latte? Le risposte a queste domande potrebbero non piacervi

L’ industria lattiero casearia nasconde degli scheletri nei propri armadi. Verità scomode e tristi, che rendono il mercato del latte ancora più terrificante.

Il numero dei vitelli uccisi alla nascita è infatti in crescita, nonostante gli sforzi fatti per porre fine a questa pratica terribile.

Se all’ industria lattiero casearia conviene di più sterminare i vitelli che tenerli in vita

Le aziende che fanno parte dell’industria lattiero casearia dipendono dalle mucche da latte, naturalmente. Quando nascono esemplari maschi in numero superiore a quanto prospettato dall’azienda, gli agricoltori hanno di fronte tre possibilità:

  1. Uccidere i vitelli alla nascita;
  2. Venderli per essere allevati e macellati come manzi;
  3. Venderli vivi alle aziende, ma sono rarissime, che provano a far crescere i vitelli con le loro madri più a lungo

Secondo un’analisi del Guardian, la seconda opzione costa a un allevatore 30 sterline per vitello. La prima, purtroppo, solo 9. Per questo, un numero crescente di agricoltori è spinto maggiormente a uccidere i piccoli alla nascita.

Lo ‘sporco segreto’ che nessuno vuole vedere

L’uccisione dei vitelli alla nascita è chiamato in Inghilterra ‘sporco segreto’. Purtroppo, il fenomeno è la conseguenza di una serie di fattori, tra cui assenza di aiuti agli allevatori e richieste di mercato.

Mantenere un vitello per un allevatore significa allevarlo per due o quattro settimane, a un costo medio di circa 2 sterline al giorno. I prezzi di vendita partono da 25-40 sterline. Costi che non includono la registrazione della nascita o le spese veterinarie.

A fronte di un costo di sole 9 sterline, gli allevatori scelgono sempre di più come soluzione, quindi, quella di eliminare i piccoli indesiderati. Vitelli che, secondo la normativa, non possono entrare nella catena alimentare umana e che quindi devono essere ‘smaltiti’.

Spesso gli allevatori, anche a causa del crollo del prezzo del latte, non riescono a sostenere le spese per mantenere gli animali.

Alternative non percorribili

Un piccolo numero di allevatori sta sperimentando una soluzione diversa: far crescere insieme maschi e femmine con le loro madri per i primi cinque mesi. Dopo di che, i vitelli vengono allevati separatamente prima di essere venduti a otto mesi per la loro carne.

Questi allevatori dichiarano di perdere una grande percentuale del latte prodotto dalle mucche, ma affermano che questa soluzione permette di avere un prezzo di mercato migliore per gli animali. 




Il problema però è un altro ed è alla base: la necessità di mantenere in piedi un’ industria lattiero casearia basata sullo sfruttamento degli animali e sulla loro uccisione. Alternative sane e cruelty free esistono. Soluzioni che consentono di evitare lo sterminio di vitelli innocenti, o di pulcini maschi tritati vivi perché inutili ai fini della produzione di uova.

 

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Gino Favola

Laureato in Scienze Politiche, da sempre sono stato appassionato dai temi della tutela dell'ambiente e della sostenibilità. Da sempre convinto che l'economia debba essere ricondotta sotto le leggi della società civile, mi sono interessato a letture come quelle di Tiziano Terzani, Simone Perotti, Michael Pollan. Mi occupo nello specifico della sezione " ecoreati" per dare uno strumento in più, una sentinella attiva nel territorio, che da voce a tutte le segnalazioni dei nostri lettori che condividono con noi la sensibilità per la difesa dell'ambiente e della natura.

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