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Cittadina francese dice NO all’apertura di un McDonald’s

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Gregory Gendre, il sindaco di Dolus-d’Oléron, un piccolo comune francese di 3.258 abitanti situato nel dipartimento della Charente Marittima nella regione di Poitou-Charentes ha rifiutato di dare il permesso alla costruzione di un punto vendita McDonald’s, la famosissima catena di fastfood.

Tra le ragioni che hanno portato l’amministrazione a rifiutare la concessione ci sarebbero sia motivi prettamente tecnici che etici. Da un punto di vista tecnico, la costruzione è stata rifiutata perché non rispondente ad alcuni dei criteri previsti dalle leggi viventi: distanze non regolamentari, numero di posti auto disponibili al di sotto degli obblighi imposti dalle norme di parcheggio e possibilità di garantire un buon flusso dei veicoli.

Dietro il rifiuto dell’amministrazione alla multinazionale, come abbiamo spiegato prima, ci sarebbero però anche ben altre ragioni. Il sindaco, infatti, avrebbe affermato di voler contribuire a rafforzare i settori agricoli del luogo e favorire la creazione di posti di lavoro sostenibile. Chilometro zero e sostenibilità, quindi, battono McDonald’s con i suoi allevamenti intensivi e junk food.

mcdonalds_junk food

Le decisioni sarebbero state comunicate in una lettera inviata lo scorso 3 aprile, in cui sarebbero state espresse anche le due diverse visioni della società che hanno portato l’amministrazione a rifiutare la richiesta: “Sono disponibili due sistemi paralleli con i loro vantaggi e svantaggi. E secondo noi, che crediamo nel biologico e nel chilometro zero, il più sostenibile non è quello proposto dall’azienda“.

McDonald’s aveva presentato la domanda di permesso di costruzione il 7 febbraio del 2014. Allora, era stata lanciata online e sui social network una petizione contro l’iniziativa, rifiutata tra l’altro da diverse associazioni unite nel collectif Cacimado (Collectif d’associations contre l’implantation d’un McDonald’s).

Ma non è la prima volta che McDonald’s si vede sbattere la porta in faccia. Nel luglio dello scorso anno, infatti, la Russia ha portato in tribunale la nota catena americana di fastfood, con l’obiettivo di bloccare la vendita dei prodotti all’interno del Paese. Sotto accusa, allora, i panini Filet-o-Fish, Royale burger, Chicken burger echeeseburger, le cui calorie sarebbero risultate “due o tre volte più” di quanto dichiarato.

Un episodio che aveva seguito di poco la chiusura, per scarsa affluenza, di un altro punto vendita in Bolivia. Che McDonald’s sia in crisi o che si sia finalmente assunta consapevolezza in merito alla qualità degli alimenti e alla necessità di adottare uno stile di vita sano poco importa: di sicuro non si può dire che la catena di fastfood stia navigando in buone acque.

(Foto in evidenza: Akaitori; foto interna: foodmatters.tv)

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